Carpodacus edwardsii

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Carpodaco groppascura
Dark-rumped Rosefinch East Sikkim India 12.05.2014.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Passeroidea
Famiglia Fringillidae
Sottofamiglia Carduelinae
Tribù Carpodacini
Genere Carpodacus
Specie C. edwardsii
Nomenclatura binomiale
Carpodacus edwardsii
Verreaux, 1871

Il carpodaco groppascura (Carpodacus edwardsii Verreaux, 1871) è un uccello passeriforme della famiglia dei Fringillidi[2].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome scientifico della specie, edwardsii, venne scelto in omaggio allo zoologo francese Henri Milne-Edwards.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione di maschio.
Femmina impagliata della sottospecie rubicundus.

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura 16–17 cm di lunghezza, per 26,5 g (dato misurato finora su un singolo esemplare, di sesso femminile) di peso[3].

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di uccelli dall'aspetto robusto, muniti di testa tondeggiante con grandi occhi e robusto becco conico, ali allungate e coda dalla punta lievemente forcuta.

Il dimorfismo sessuale è ben evidente: i maschi, infatti, presentano faccia, gola e petto di colore rosso scuro, con petto e ventre sfumati nel bruno-arancio, mentre fronte, vertice, nuca e tutta l'area dorsale (compreso il codione, che in molte specie di carpodacini è invece dello stesso colore rosso-rosato dell'area ventrale, caratteristica questa che frutta alla specie il suo nome comune) sono di colore bruno, con decise sfumature dello stesso colore anche sulle guance e sull'area fra i lati del becco e l'orecchio. Le femmine, invece, si presentano quasi interamente di colore bruno, più scuro dorsalmente e più chiaro ventralmente, con sfumature arancio su testa e ventre. In ambedue i sessi, gli occhi sono di colore bruno scuro, le zampe sono di colore carnicino e il becco è nerastro.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di uccelli dalle abitudini diurne, ottimi volatori ma dai costumi perlopiù terricoli: essi passano infatti la maggior parte della giornata alla ricerca di cibo al suolo, in coppie o in piccoli gruppetti, tenendosi in contatto tra loro mediante note metalliche.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

La dieta di questi uccelli è in massima parte granivora, comprendendo i semi perlopiù di piante erbacee rinvenuti al suolo, oltre a boccioli, bacche e frutti (principalmente mele selvatiche e rosa canina[3]).

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

I dati riguardo alla riproduzione di questi uccelli sono piuttosto scarsi: si sa che essi nidificano fra giugno e agosto, e che i nidi vengono ubicati perlopiù fra i cespugli di rododendro[3]. Tuttavia, si ha motivo di credere che l'evento riproduttivo ricalchi, per modalità e tempistica, quanto osservabile nelle specie affini.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie occupa un areale che comprende le pendici meridionali della catena dell'Himalaya e la Cina centro-meridionale. Il carpodaco groppascura è stanziale, tuttavia durante l'inverno questi uccelli tendono a scendere di quota per evitare l'eccessiva rigidità del clima.

L'habitat di questi uccelli è rappresentato dalle aree di foresta montana e subalpina, con presenza di denso sottobosco, a prevalenza di ginepro e rododendro.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Se ne riconoscono due sottospecie[2]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Carpodacus edwardsii, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Fringillidae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 1º dicembre 2016.
  3. ^ a b c (EN) Dark-rumped Rosefinch (Carpodacus edwardsii), su Handbook of the Birds of the World. URL consultato il 1º dicembre 2016.

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