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Canone buddhista tibetano

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Tibetan - Buddha Shakyamuni and Prajnaparamita - Walters W8561.jpg
སྣར་ཐང་དགོན་པ Nathang 1948
Kanjur Tenjur.jpg

Con l'espressione Canone buddhista tibetano, o Canone tibetano, si indica, negli studi buddhisti, l'insieme di due raccolte di testi propri della letteratura buddhista canonica in lingua tibetana e che corrispondono a:

  • il bKa’-’gyur (nella grafia tibetana: བཀའ་འགྱུར,; reso anche come Kangyur o Kanjur; lett. "[La raccolta delle] parole tradotte [del Buddha]");
  • il bsTan-’gyur (nella grafia tibetana: བསྟན་ འགྱུར; reso anche come Tangyur o Tanjur; lett. "[La raccolta dei] commentari tradotti").

Il Canone tibetano è quindi l'opera che raccoglie i sūtra (མདོ, mdo), i tantra (རྒྱུད, rgyud), i śāstra (བསྟན་བཆོས, bstan bcos), il vinaya (འདུལ་བ།, 'dul ba) e in generale le scritture buddhiste, tradotte in lingua tibetana e ritenute importanti per la tradizione del Buddhismo Vajrayāna in Tibet.

Il Canone tibetano si è sostanzialmente formato dall'VIII al XIII secolo, assumendo una sua prima edizione definitiva grazie al dotto poligrafo e bla-ma (བླ་མ) del XIV secolo Bu-ston rin-chen grub ( བུ་སྟོན་རིན་ཆེན་གྲུབ་, anche Butön Rinchen Drup, 1290-1364).

Complessivamente esso si compone di oltre trecento volumi comprendenti circa quattromila opere prevalentemente tradotte dal sanscrito, dal pracrito e dallo apabhraṃśa, ma si compone anche di commentari redatti direttamente in lingua tibetana[1].

Origini e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

L'iniziale compilazione dei predetti rami del Canone buddhista tibetano, compilazione originaria andata perduta, è avvenuta nel corso dei primi 25 anni del XIV secolo presso il monastero di sNar-thang dgon-pa (སྣར་ཐང་དགོན་པ, anche Narthang, a 15 km ad Ovest della cittadina di Qumig, nella regione di Samzhubzê, Tibet meridionale), appartenente all'ordine monastico dei bKa'-gdams (བཀའ་གདམས་པ་).

Tale compilazione, ad opera di eruditi, quali dBus-pa Blo-gsal Byang-chub-ye-shes (Upa Losal Jyangchub Yeshe, ca. 1265-1355) e bCom-Idan Rig-pa'i-ral-gri (Chomden Rigpé Raldri, 1227-1305), intendeva organizzare tutti i testi raccolti lungo le regioni tibetane. A questi eruditi si aggiunse, successivamente, il poligrafo Bu-ston rin-chen grub.

Questi eruditi tibetani si ispirarono, nella formazione del Canone, a più antichi cataloghi delle opere scritte o tradotte in lingua tibetana durante il periodo reale (VII-IX secolo), il cui più noto è il IDan dkar ma predisposto nell' 812, o ancora probabilmente, dall'emulazione nei confronti dei buddhisti cinesi, questo per giungere a una edizione definitiva degli scritti buddhisti in tibetano[2]. Da evidenziare inoltre che il criterio di edizione di questi eruditi fu basato sul fatto di approvare, in particolar modo per i tantra raccolti nel bKa’-’gyur, solo quei testi di cui esistevano ancora i manoscritti originari dell'India. Ciò portò gli eruditi ad escludere buona parte del materiale tradotto prima dell'XI secolo, ed è per questa ragione che il Canone buddhista in questa lingua è ricco di testi medievali, ma, comparativamente, povero dei testi più antichi.

La ragione di questa selezione a favore dei testi di cui si conservava ancora la versione indiana era motivata dal fatto che a partire dal lotsāva (ལོ་ཙཱ་བ།, traduttore tibetano) Rin-chen-bzang-po (མི་འགྱུར་རིན་ཆེན་བཟང་པོ, 958-1055) lo stile di traduzione era cambiato, da uno di tipo "analogico" (དོན, don) si era passati a un criterio di traduzione maggiormente "letterale" (ཚིག, tshig).

Una seconda versione del bKa’-’gyur, detta Tshal pa (ཚལ་པ་), basata su quella del effettuata nel monastero di sNar-thang, la si deve ad un gruppo di eruditi con il patrocinio dal principe locale Si-tu dGe-ba'i-blo-gros (anche Situ Gewe Lodrö, 1309-1364; anche Tshal pa kun dga 'rdo rje ovvero Tshelpa Kunga Dorje) nel monastero di Tshal Gung-thang (ཚལ་གུང་ཐང་དགོན་པ།, a 10 km da Lhasa) afferente ai bKa'-brgyud (བཀའ་བརྒྱུད). Di questa edizione conserviamo il colophon e quindi sappiamo, ad esempio, che le revisioni apportate seguivano le indicazioni proprie del Mahāvyutpatti, spostando alcuni titoli del bKa’-’gyur di Narthang nel bsTan-’gyur. Tale edizione, unitamente a una nuova redazione bsTan-’gyur, venne consacrata da Bu-ston rin-chen 'grub nel 1351 ed è considerata il prototipo delle edizioni orientali del Canone tibetano. Il Tshal pa bKa’-’gyur fu alla base della prima versione xilografica del Canone tibetano, detta edizione di Yongle[3], a Pechino nel 1410, cui seguiranno diverse altre, tra cui: Wanli (1605), Kangxi (1684-1692 e 1717-1720), Qianlong (1737). Un'altra edizione importante afferente alla tradizione del Tshal pa bKa’-’gyur è quella detta Jang sa tham (འཇང་ས་ཐམ་; anche di Lithang o di Li thang, ལི་ཐང་།/理塘) che poi sarà di base per una ulteriore edizione detta di Co-ne (ཅོ་ནེ) dal nome della città che ne ospitava il monastero.

Una terza versione del bKa’-’gyur indicata con il nome di Them spangs ma (ཐེམ་སྤངས་མ) fu completata nel 1431 presso il monastero di dPal 'khor chos sde con sede a Rgyal-rtse (རྒྱལ་རྩེ, Gyantse, Tibet occidentale) sotto il governatore Rab brtan Kun bzang 'phags pa (Rabten Kunzang Pak, 1389-1442) prendendo come modello la versione del monastero di sNar-thang. Questa versione si diffuse rapidamente divenendo quella di riferimento del Tibet occidentale. Questa versione è particolarmente importante perché sarà largamente diffusa nel XVII secolo sotto il V Dalai Lama.

Vi furono successive edizioni e stampe le quali, invece di proseguire linearmente da queste prime edizioni, provocarono delle "contaminazioni" tra le stesse, ora prendendo da una versione ora da un'altra. È il caso, ad esempio, della prima versione a stampa effettuata in Tibet nel 1733 presso il monastero dei Sa skya pa a sDe dge (སྡེ་དགེ, Derge) che se da una parte riprende dalla edizione detta Jang sa tham (Li thang) quindi quella dalla tradizione dello Tshal pa, dall'altra riprende il bKa' 'gyur detto lHo rdzong (ལྷོ་རྫོང) di tradizione Them spangs ma.

Tutte queste versioni, tuttavia, prediligevano i tantra più recenti di cui si conservava una edizione nelle lingue indiane, escludendo quelli antichi afferenti ai snga 'gyur rnying ma (སྔ་འགྱུར་རྙིང་མ།, anche Nyng-mapa) questi furono raccolti da Rat na gLing-pa (རཏྣ་གླིང་པ་, anche Ratna Lingpa, 1403 - 1478) in un'opera intitolata rNying ma rgyud 'bum' (རྙིང་མ་རྒྱུད་འབུམ་, Nyingma Gyübum).

Per quanto concerne il bsTan-’gyur questo continuerà a raccogliere commentari fino all'epoca del V Dalai, nel XVII secolo, quando assumera la sua forma definitiva.

Il bKa’-’gyur[modifica | modifica wikitesto]

Come spiegato più sopra esistono diverse edizioni del bKa’-’gyur, con differenti organizzazioni dei testi, di seguito, e a titolo esemplificativo, utilizzeremo la catalogazione propria della edizione detta di sDe dge (Derge, acronimo "D") nella sua catalogazione da parte dell'Università del Tōhoku[4] (acronimo "Toh"), la più diffusa negli studi. È da tener presente che i titoli delle opere possono, quindi, conservare delle varianti.

Il vinaya (འདུལ་བ།, 'dul ba)[modifica | modifica wikitesto]

Sezione del 'Dul ba (འདུལ་བ།, Vinaya)[modifica | modifica wikitesto]

  • Qui viene conservato il vinaya dell'antica scuola dei Mūlasarvāstivāda, suddiviso in 7 sottosezioni (Toh: 1-7) che generalmente corrispondono alle singole opere, per complessivi 13 volumi.

I sūtra (མདོ, mdo)[modifica | modifica wikitesto]

Sezione dei Sher phyin (ཤེར་ཕྱིན།, Prajñāpāramitā, "La sapienza trascendente" o "La perfezione della saggezza")[modifica | modifica wikitesto]

  • Qui vengono conservati i sūtra del ciclo della Prajñāpāramitā, è suddiviso in 27 sottosezioni (Toh: 8-34).

Sezione del Gsar 'gyur (གསར་འགྱུར།, Tredici sūtra hīnayāna))[modifica | modifica wikitesto]

  • Qui vengono conservati tredici sūtra appartenenti alla tradizione del buddhismo dei Nikāya tradotti nel XIV secolo (Toh 31-43).

Sezione del Phal chen (ཕལ་ཆེན།, Buddhāvataṃsakasūtra, "Il Grande sūtra sull'Ornamento Fiorito dei Buddha")[modifica | modifica wikitesto]

  • Qui viene conservato il Buddhāvataṃsakasūtra (o Avataṃsakasūtra) in 44 capitoli, di cui alcuni si presentano indipendenti, è in una sottosezione (Toh 44).

Sezione del Dkon brtsegs (དཀོན་བརྩེགས།, Ratnakūṭa, "Cumulo di Gioielli")[modifica | modifica wikitesto]

  • Qui vengono conservati i sūtra del ciclo del Ratnakūṭasūtra, è in 49 sottosezioni (Toh 45-93).

Sezione del Mdo sde (མདོ་སྡེ།, "Collezione di Sūtra")[modifica | modifica wikitesto]

  • Questa sezione contiene una miscellanea di sūtra mahāyāna, è in 266 sottosezioni (Toh 94-359).

I tantra (རྒྱུད, rgyud)[modifica | modifica wikitesto]

Sezione del Bla med rgyud (བླ་མེད་རྒྱུད།, Anuttarayoga, "Lo Yoga Supremo")[modifica | modifica wikitesto]

  • Questa sezione contiene i tantra dello "Yoga Supremo", è in 119 sottosezioni (Toh 360-478).

Sezione del Rnal ’byor gyi rgyud (རྣལ་འབྱོར་གྱི་རྒྱུད།, Yogatantra, "Lo Yoga tantra")[modifica | modifica wikitesto]

  • Questa sezione contiene i tantra dello "Tantra yoga", ovvero a quel tipo di pratica tantrica che predilige la pratica della visualizzazione rispetto alle purificazioni rituali, è in 15 sottosezioni (Toh 479-493).

Sezione del Spyod pa’i rgyud (སྤྱོད་པའི་རྒྱུད།, Caryātantra, "Tantra della condotta)[modifica | modifica wikitesto]

  • Questa sezione contiene i tantra che concernono sia l'aspetto meditativo che il rituale e sono focalizzati in particolar modo sulle deità di Vairocana e Vajrapāṇi, è in 8 sottosezioni (Toh 494-501).

Sezione del Bya ba'i rgyud (བྱ་བའི་རྒྱུད།, Kriyātantra, "Tantra dell'azione")[modifica | modifica wikitesto]

Il bsTan-’gyur[modifica | modifica wikitesto]

    • Lodi
    • Commentari ai sutra
    • Commentari alla Prajñaparamita
    • Logica Madhyamika
    • Trattati Yogacara
    • Abhidharma
    • Commenti al Vinaya
    • Racconti
    • Manuali tecnici (medicina, chimica, grammatica ecc.)

Guida alla consultazione del Canone tibetano[modifica | modifica wikitesto]

Come precedentemente spiegato, vi sono diverse edizioni e manoscritti del Canone tibetano, quindi differenti sistemi di elencazione, segnatamente del bKa’-’gyur, i quali si possono suddividere nei seguenti raggruppamenti (in parentesi, e in neretto, gli acronimi citati negli studi, indispensabili per individuare un testo della raccolta):

  • Afferenti alla tradizione del Tshal pa bKa’ ’gyur:
    • B: bKa’-’gyur di Berlino, conservato alla Staatsbibliothek proviene da una edizione dello Yǒnglè che risale 1680;
    • C: bKa’-’gyur di Co-ne (Cone, monastero di Chone), proviene dalla edizione del Jang sa tham, è stato stampato tra il 1731 e 1781, consiste di 108 volumi;
    • D e Toh: bKa’-’gyur di Derge (sde-dge), proviene dalla edizione del Jang sa tham con emendamenti che risentono di edizioni della tradizione Them spangs ma; risale al 1733 e consiste di 102 volumi; è indicato anche come Toh in quanto pubblicato, nel 1934, dalla Università del Tōhoku a Sendai (Giappone);
    • J: Jang sa tham o bKa’-’gyur di Li thang, fu completata nel 1621 sotto il patrocinio del governatore Mù Zēng (木增, 1587-1646);
    • Q: bKa’-’gyur di Pechino, si tratta dell'edizione pubblicata sotto l'imperatore Kāngxī (康熙, regno 1661-1722);
    • R: Ra gya bKa’-’gyur, è l'edizione del bKa’-’gyur di Derge stampata tra il 1814 e il 1820 ad Amdo (ཨ༌མདོ, Tibet orientale);
    • U: bKa’-’gyur di Urga (antico nome di Ulaanbaatar, ᠤᠯᠠᠭᠠᠨᠪᠠᠭᠠᠲᠤᠷ, capitale della Mongolia), risale ai primi anni del XX secolo;
    • W: bKa’-’gyur di Wanli, si riferisce al bKa’-’gyur pubblicato sotto il regno di Wànlì (万历 1563-1620) è datata 1606;
    • Y: bKa’-’gyur di Yǒnglè, si riferisce al bKa’-’gyur pubblicato sotto il regno di Yǒnglè (永乐 1360-1424) è datata 1410 e consta di 105 volumi.
  • Afferenti alla tradizione del Them spangs ma bKa’ ’gyur:
    • L: bKa’-’gyur di Londra, è conservato al British Museum, risale al XVIII secolo;
    • S: bKa’-’gyur di Stok Palace è conservato nell'omonimo museo di Ladakh, è una edizione bhutanese e risale alla prima metà del XVIII secolo;
    • T: bKa’-’gyur di Tokyo, risale al XIX secolo e consta di 114 volumi;
    • U: bKa’-’gyur di Ulaanbaatar, datata 1671 consta di 114 volumi (3 sono andati perduti).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Prats, p. 178
  2. ^ «It is, however, also likely that the Tibetans were inspired by the Chinese example to attempt a definitive edition of their sacred texts.» Paul Harrison, p. 74.
  3. ^ Si riferisce al fatto di essere stato pubblicato sotto il regno di Yǒnglè (永乐 1360-1424).
  4. ^ Tale catalogazione è del 1934 e la si deve ai proff. Hakuju Hui, Munetada Suzuki, Yenshō Kanakura e Tōkan Tada.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ramon N. Prats, Le religioni del Tibet, in Buddhismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007, pp. 135 e sgg.
  • Philippe Cornu, Dizionario del Buddhismo. Milano, Bruno Mondadori, 2003.
  • Paul Harrison, A Brief History of the Tibetan bKa’ ’gyur, in Tibetan Literature: Studies in Genre (a cura di Jose Cabezon). "Studies in Indo-Tibetan Buddhism", NY, Snow Lion, 1996.
  • A Complete Catalogue of the Tibetan Buddhist Canons (a cura di Hakuju Hui, Munetada Suzuki, Yenshō Kanakura e Tōkan Tada). 1934, Tohoku Imperial University.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]