Monastero di Nartang

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Blocchi in legno per la stampa xilografica del Canone buddhista tibetano predisposti nel XVIII secolo nel monastero di Nartang, in una foto del 1948. Questo tesoro culturale tibetano è andato distrutto negli anni '60 del XX secolo durante la Rivoluzione culturale. Delle originali 112.000 unità ne rimangono soltanto 8000.[1]

Il monastero di Nartang (traduzione del tibetano སྣར་ཐང་དགོན་པ, snar thang dgon pa: dove dgon pa, ovvero དགོན་པ, indica il termine "monastero", mentre སྣར་ཐང་, ovvero snar thang, ne indica il nome, questo reso anche come Narthang) è un monastero buddhista tibetano collocato a 7 km a est della cittadina di Qumig e a 15 km a ovest dalla città di Shigatse (Gzhis ka rtse), nella regione di Samzhubzê, Tibet meridionale.

Questo monastero buddhista, fondato nel 1153 e originariamente afferente alla tradizione del bKa'-gdams (བཀའ་གདམས་), è noto per essere stato il luogo della prima edizione del Canone buddhista tibetano avvenuta nei primi 25 anni del XIV secolo.[2]

Il nome deriverebbe dal fatto che quando Atiśa passò di lì venendo da Guge, vide in lontananza una roccia che sembrava una proboscide (nar) levarsi dalla piana (tang).[3]

Buona parte dei tesori culturali del monastero andarono distrutti negli anni sessanta del XX secolo, durante la Rivoluzione culturale decisa dal Partito Comunista Cinese.

«In seguito mi recai a Nartan, a visitare la più grande stamperia lamaista. Il numero delle tavole di legno incise che servivano per la riproduzione era prodigioso. Raccolte in scaffali, riempivano un immenso fabbricato. Gli stampatori, imbrattati d'inchiostro fino ai gomiti, lavorano seduti per terra: in altre stanze alcuni monaci tagliano la carta secondo il formato necessario per ogni opera. Tutto il lavoro viene fatto senza fretta interrotto da conversazioni e da lunghe degustazioni di tè imburrato…»

(Alexandra David-Néel, Mistici e maghi del Tibet, p. 76[4])

«Valicato il facile passo di Tra si scende sulla valle ampia e deserta del Nartàn ciù. Lasciando sulla destra il monastero di Ciumì, si arriva a Nartàn ove si trova la più grande stamperia del Tibet centrale. Vi si stampa il Tangyur in 225 volumi e il Kangyur in 100 volumi…»

(Giuseppe Tucci, Il paese delle donne dai molti mariti, p. 60[5])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gyurme Dorje, p. 331
  2. ^ I blocchi di legno furono incisi tra il 1730 e il 1742 "per ordine di Miwang Sonam Topgyel, allora reggitore del Tibet", secondo Gyurme Dorje, p. 330
  3. ^ Gyurme Dorje, p. 330
  4. ^ Alexandra David-Néel, Mistici e maghi del Tibet, traduzione di Emilia Gut, Roma, Voland, 2000, ISBN 8886586698.
  5. ^ Giuseppe Tucci, Il paese delle donne dai molti mariti, Vicenza, Neri Pozza (ripreso da: La mia spedizione nel Tibet, in "Asiatica", 1940), 2005, ISBN 8854500437.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Princeton Dictionary of Buddhism, a cura di Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., Princeton University Press, 2013.
  • (EN) Gurmye Dorje, Tibet Handbook, Bath, Footprint, 2009, pp. 330 - 331, ISBN 9781906098322.

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