Café Lumière

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Café Lumière
Café Lumière.jpg
Scena tratta dal film
Titolo originale 珈琲時光
Lingua originale inglese, giapponese
Paese di produzione Giappone, Taiwan
Anno 2003
Durata 104 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85 : 1
Genere drammatico
Regia Hou Hsiao-Hsien
Sceneggiatura Hou Hsiao-Hsien, Chu Tien-wen
Fotografia Mark Lee Ping Bin
Montaggio Liao Ching-Sung
Musiche Tu Duu-Chih
Scenografia Tashiharu Aida
Interpreti e personaggi
Premi

Café Lumière (珈琲時光 - Kōhī Jikō) è un film giapponese del 2003 diretto dal regista taiwanese Hou Hsiao-hsien come omaggio a Yasujiro Ozu, con diretti riferimenti al film Viaggio a Tokyo (1953).

È stato presentato in concorso alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La scrittrice Yoko, appena rientrata a Tokyo da Taiwan, si reca alla libreria di Hajime, che conosce da molto tempo. In regalo al suo amico, fanatico delle ferrovie, ha portato un orologio da taschino appartenuto, 50 anni prima, ad un macchinista delle ferrovie di Taiwan. Nel contempo Yoko annuncia di essere incinta, ed Hajime - molto affezionato alla sua amica - resta scosso dalla notizia.

Yoko viene raggiunta dai genitori che le chiedono insistentemente notizie del padre del bambino: lei rivela che è uno degli studenti a cui insegnava il giapponese a Taiwan.

La protagonista si trova a dover prendere in considerazione i nuovi aspetti della sua vita, compresa la reazione della sua famiglia e l'esistenza del bambino che porta in grembo.[1][2]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Per celebrare il centenario della nascita di Yasujiro Ozu, la Shochiku aveva commissionato tre episodi a tre registi diversi: ma dopo la rinuncia degli altri due, l'episodio di Hou (scritto da Chu Tien-wen) è diventato un lungometraggio.[3] Il regista rende omaggio al maestro giapponese parlando di città e amori incompiuti; ma evita ogni confronto diretto, e per rifletter su che cosa è rimasto della famiglia tradizionale, mostra frammenti reticenti di vita quotidiana. Al tempo stesso cerca di scavare nei rapporti (storicamente tutt'altro che pacifici) tra Taiwan e Giappone. Il risultato è una pellicola composta da piccole sequenze e compiaciuto minimalismo.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Rotten Tomatoes riporta che l'94% di 18 critici campionati ha dato le recensioni positive di film, che ha ottenuto una media di voto di 8.1 su 10.[3]

« Hou Hsiao-hsien dà una direzione al caos dei segni, li ricostruisce sul suo Mac, crea false prospettive, ridisegna Ozu con la leggerezza di un altro tempo dove però il tè versato forma sempre un flusso dorato perfettamente corrispondente a quello dei pensieri »
(Mariuccia Ciotta, Il Manifesto, 11 settembre 2004)
« un gioco di sfumature sottilissime e preziose, di contrasto tra i gesti di una quotidianità cerimoniosa ripetuti ritualmente e i pensieri che tutti pensano ma restano inespressi e impronunciati »
(Paolo D'Agostini, la Repubblica, 11 settembre 2004)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Geoffrey Macnab, The go-between, su the Guardian, 16 giugno 2005. URL consultato il 18 maggio 2016.
  2. ^ Café Lumière - Cinematografo, su Cinematografo. URL consultato il 18 maggio 2016.
  3. ^ Like Trains, Crossing but Never Touching, in The New York Times, 10 giugno 2005. URL consultato il 18 maggio 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Café Lumière, in Internet Movie Database, IMDb.com.

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema