Basilica di San Biagio (Finalborgo)

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Basilica di San Biagio
Finaleborgo Basilika Antiquissima.jpg
La facciata incompiuta
StatoItalia Italia
RegioneLiguria Liguria
LocalitàFinalborgo (Finale Ligure)
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareBiagio di Sebaste
Diocesi Savona-Noli
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1372-1630
Completamento1375-1650

Coordinate: 44°10′32.41″N 8°19′41.76″E / 44.175669°N 8.328267°E44.175669; 8.328267

La basilica o collegiata di San Biagio è un luogo di culto cattolico sito in piazza San Biagio nella frazione di Finalborgo a Finale Ligure, in provincia di Savona. La chiesa è sede della comunità parrocchiale omonima del vicariato di Finale Ligure-Noli della diocesi di Savona-Noli.

Nell'aprile del 1949 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del campanile

Il culto di san Biagio, protettore, fra l'altro, dei cardatori di lana, è probabilmente uno dei più antichi del Finale. La produzione e il commercio di torselli lanici è un'attività tradizionale del Finalese, documentata per la prima volta nel 1128 dal regolamento del dazio di Genova, in cui gli abitanti di Finale compaiono come esportatori di lana e canapa.

La chiesa, tuttavia, compare per la prima volta in un documento scritto solo nel 1261[2]. Ad essa era annesso anche un ricovero per malati ma non ve n'è più alcun rudere. La chiesa antica, di cui non si conosce l'origine, era posta dall'altro lato del torrente Aquila, ma fu ricostruita entro il perimetro delle mura di Finalborgo nel 1372-1375, in stile gotico[2].

Danneggiata nel tardo Cinquecento a seguito della seconda invasione del marchesato di Finale da parte della Repubblica di Genova, e ormai inadeguata per dimensioni, la chiesa gotica fu quasi interamente demolita a metà del XVII secolo[2] per fare spazio ad un nuovo edificio allora in corso di costruzione, ma con pianta ruotata di 90 gradi. L'abside e le cappelle absidali della chiesa trecentesca sono state conservate parzialmente nel breve spazio fra la parte seicentesca e le mura del Borgo.

La nuova chiesa, costruita tra il 1633 e il 1650 su progetto dell'architetto finalese Andrea Storace[2], ha pianta a croce latina e divisa in tre navate con cupola centrale. Essa conserva l'originario e caratteristico campanile ottagonale con sottili bifore appoggiato su di una preesistente torre difensiva anteriore al 1452[2]. La facciata rimase incompiuta e lasciata al grezzo, senza particolare stile.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La nuova chiesa fu arricchita di dipinti e statue e decorata a partire dal periodo barocco-rococò. Buona parte dei suoi arredi attuali, però, provengono dal complesso conventuale di Santa Caterina, la "superga" dei Del Carretto, che fu confiscata prima da Napoleone Bonaparte durante la Repubblica Ligure e poi dal governo italiano (1864) per utilizzi civili.

Successivamente furono affrescate e stuccate le pareti grazie all'opera, nel 1878, dei pittori Francesco Semino e Domenico Buscaglia - affreschi della cupola e della volta del presbiterio - e ripresi nel 1911 da Luigi Gainotti e Antonio Bertolotto nelle realizzazioni della volta.

Sopra il portale mediano si può ammirare il monumento funebre di Sforza Andrea Del Carretto, ultimo marchese della famiglia carrettesca, opera commissionata dal suo erede Giovan Andrea Doria e trasportato in San Biagio solo nel 1805, quando la chiesa di Santa Caterina fu confiscata da Napoleone e utilizzata per alloggiare le truppe. La statua è opera di Battista Orsolino, di scuola scultorea di Taddeo Carlone (XVII secolo).

A sinistra del portale, in ingresso, vi è il gruppo scultoreo in marmo di Carrara del Battesimo di Gesù, opera di Domenico Bocciardo, datata al 1798; al fratello Pasquale Bocciardo è invece attribuita la paternità del curioso e fantasioso pulpito marmoreo del 1765, in cui scolpì la Visione di Ezechiele con il carro divino e i tetramorfi. A destra del portale, in ingresso, si trova invece il gruppo marmoreo di Gesù e la Maddalena, opera di Giovanni Battista Frumento del 1854 e donato in occasione della morte dell'avvocato Cavasola, maire (sindaco) di Finale durante il periodo napoleonico.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

La navata maggiore

Nel primo altare della navata destra si trova il trittico delle Nozze mistiche di santa Caterina d'Alessandria, fra i suoi testimoni san Gottardo e san Sebastiano, ascrivibile alla scuola di Bernardino Fasolo e realizzato per la Confraternita dei Disciplinanti del convento di Santa Caterina e trasportato in San Biagio in occasione dell'unificazione della confraternita conventuale con quella di San Biagio, avvenuta nel 1626. Venne allora aggiunta una ricca cornice decorata alla base e san Gottardo venne modificato in san Biagio tramite l'aggiunta di un pettine da cardatore nella mano.

Nel secondo altare la monumentale ancona d'altare, che raffigura il Martirio di santa Caterina con san Domenico, san Pietro, san Paolo, l'Annunciazione e la Pietà del pittore piemontese Oddone Pascale (1533), opera proveniente dall'altare maggiore di Santa Caterina. Lo stemma vescovile in cima e quello carrettesco segnalano il donatore che G. Castelnovi identificò in Luigi Del Carretto, conte e vescovo di Cahors, morto però nel 1524. Si tratterebbe quindi del nipote, Paolo Del Carretto, che ricoprì le stesse cariche dal 1525.

Proseguendo al terzo altare, si può trovare un crocifisso ligneo di Francesco Agnesi detto il Corsetto (1693), precedentemente posto dietro l'altare maggiore e spostato qui senza le decorazioni nel 1949.

Al quarto altare, sede del vecchio organo settecentesco, si trova invece una tela dedicata a san Giovanni Nepomuceno, patrono di Boemia, inserito tra i santi Francesco da Paola e Lucia tra gli angeli, opera di Giuseppe Paganelli da Bergamo del 1798. Questo santo, protettore dalle alluvioni, è rappresentato anche sulla superficie interna di Porta Testa da cui potenzialmente irromperebbero le acque di un improvviso allagamento.

Presso il quinto ed ultimo altare destro, la tela della Madonna delle Grazie tra le anime purganti, opera di Pier Lorenzo Spoleti del 1723, e posizionato su un supporto del XVII secolo a colonne rivestite di marmo, comprendente materiale riutilizzato dal vicino sito di Castel Gavone.

Nella cappella a destra del presbiterio è conservata invece la parte principale del polittico di Raffaello De Rossi, con la raffigurazione di San Biagio benedicente fra i santi Pietro e Paolo, Caterina e Cristoforo. L'opera, anticamente posta sull'altare maggiore sia dell'antica chiesa trecentesca sia in quella seicentesca, e databile ai primi decenni del cinquecento.

Presbiterio e altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Il presbiterio e l'altare maggiore

Nel presbiterio, la balaustra in marmo con angeli è opera sempre di Domenico Bocciardo, quest'ultimo anche autore dell'altare maggiore del 1799. La famosa particolarità di questo altare è il drappo del tavolo, che sembra di stoffa ricamata, ma in realtà è puro marmo.

Alle pareti sono invece presenti copie della Trasfigurazione di Raffaello e dell'Annunciazione (del fiammingo Pieter Paul Rubens), realizzate invece dal pittore finalese Pier Lorenzo Spoleti nel 1722; si conserva inoltre, sotto quest'ultimo quadro, un ciborio in marmo del 1521 dello scultore Giovanni Lorenzo Sormano. Il coro ligneo è invece databile al 1703. Di particolare interesse è l'organo a canne, costruito da Gioacchino Concone nel 1784 e riformato da Giovanni Battista Dessiglioli nel 1894.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Nella cappella a sinistra del presbiterio nel dipinto della Madonna fra San Giovanni Battista e Sant'Ippolito, di mano ignota del XVII secolo, è presente un'iscrizione dedicatoria del governatore Diaz de Zamorano, datata 1627. L'opera si trovava originariamente nell'interna cappella del palazzo della Camera (poi palazzo del Tribunale) di Finalborgo. Davanti ad essa prestavano giuramento le magistrature finalesi.

Sul successivo altare della navata sinistra tornando verso l'ingresso della chiesa si può vedere una statua lignea della Madonna del Carmine, la cui confraternita finalese fu fondata nel 1609. Presenti inoltre i busti reliquiari di San Biagio e San Venerio, patrono del golfo della Spezia e protettore dei fari marittimi.

Sul successivo altare, tornando indietro, si trova la tela dedicata all'Incredulità di San Tommaso, di Pier Lorenzo Spoleti (1725), commissionato dal Collegio dei Notai di Finalborgo. Sul terzultimo altare, opera e tomba dell'architetto finalese GianBattista Gallesio (1772), è posizionata la statua lignea dedicata alla Madonna del Rosario, scolpita da Sebastiano Bocciardo nel 1654, quindi successivamente dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

Partendo dall'ingresso, si trova quindi, sul secondo altare di sinistra, un'altra opera mariana, già proveniente dal convento di Santa Caterina, la tavola della Madonna del Rosario, alla quale la santa, figlia di re, presenta il marchese di Finale Alfonso I Del Carretto mentre san Domenico presenta il fratello, il cardinale Carlo Domenico. L'opera, successiva alla scomparsa dei due personaggi (1517), è stata attribuita a Vincenzo Tamagni.

Infine, al primo altare dall'ingresso, statua ignota dedicata a San Giuseppe col Bambino Gesù, eseguita grazie ai lasciti di un facoltoso proprietario finalese, A. Gozzolano, intorno al 1710. Ai lati ancora due tele, raffiguranti San Biagio e San Venerio.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ a b c d e Fonte dal sito del comune di Finale Ligure-La basilica di San Biagio, su new.comunefinaleligure.it. URL consultato il 21-01-2013 (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2006).

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