Barite

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Barite
Baryte-171997.jpg
Classificazione Strunz 7.AD.35
Formula chimica BaSO4
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino trimetrico[1][2]
Sistema cristallino ortorombico[1][2]
Classe di simmetria  
Parametri di cella a = 8.884(2) Å, b = 5.457(3) Å, c = 7.157(2) Å[1][2]
Gruppo puntuale 2/m 2/m 2/m[1][2]
Gruppo spaziale Pbnm[1], Pnma[2]
Proprietà fisiche
Densità 4,5[1][2] g/cm³
Durezza (Mohs) 3[1], oppure 3-3,5[2]
Sfaldatura perfetta[1][2]
Frattura irregolare[1][2]
Colore incolore, bianco, grigio, marrone chiaro, marrone scuro, giallastro[1][2]
Lucentezza vitrea[1][2], perlacea[2]
Opacità trasparente, traslucida, opaca[1][2]
Striscio bianco[1][2]
Diffusione diffusa[3]
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale

La barite (conosciuta anche come Baritina, nome in disuso[4]) è un minerale di bario appartenente al gruppo della celestina; consiste di solfato di bario, ha densità relativa 4,5 e durezza 3 nella scala di Mohs. È un solido cristallizzante nel sistema ortorombico, si presenta generalmente incolore o bianco allo stato puro, può essere anche colorato in giallo o azzurro. Costituisce la ganga di vari metalli.

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Si presenta in cristalli con abiti molto diversi, spesso ricchi di facce, tabulari, fibrosi, oppure in cristalli prismatici da tozzi a lunghi, oppure ancora in forma lamellare con cristalli appiattiti e concresciuti. [5][1]

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

Si trova come ganga di filoni idrotermali di media e bassa temperatura.[3] Si trova anche in vene e cavità di sostituzione nei calcari e nelle dolomie, associata a minerali metalliferi, calcite e quarzo.[3] Compare anche in depositi chimici di sorgenti termali e in depositi chimici dei diaspri ferro-manganeisici e nelle cavità di rocce basaltiche.[3]

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

I cristalli della barite sono prevalentemente tabulari, limpidi o variamente colorati, ma può anche presentarsi in aggregati crestati (che ricordano un profilo montagnoso), in rosette o aggregati granulari.[5] Si riconosce facilmente per l'elevato peso specifico, la mancanza di effervescenza al contatto con gli acidi e per la sfaldatura in forme di parallelepipedo.

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

Principale fonte di bario nel mondo. Usato anche per la preparazione di altri composti di bario.[3]

In forma granulare viene mischiata al cemento allo scopo di migliorarne le proprietà schermanti nei confronti delle radiazioni (Calcestruzzo Baritico); In forma polverulenta con dimensioni di 70 micron viene utilizzata insieme alla bentonite per formare i fanghi delle perforazioni petrolifere; impiegata anche come mezzo di contrasto, somministrati oralmente o per via rettale per aumentare il contrasto degli esami medici radiografici del sistema digestivo; usata anche nella produzione di carta e gomma e per la produzione di pigmento bianco pregiato (ad es. litopone).[3]

Note storiche[modifica | modifica wikitesto]

La barite, una volta macinata e calcinata, si trasforma in solfuro di bario, di cui all'inizio del secolo XVII si osservò la capacità di trattenere la luce solare e riemetterla per un certo tempo; questa scoperta, avvenuta a Bologna, rappresenta la prima osservazione del fenomeno della fosforescenza[6]. In seguito a questa scoperta, la barite divenne nota come Pietra di Bologna o, meno frequentemente, come pietra luciferina, pietra di luna, spongia lucis (spugna di luce), lapis illuminabilis (pietra illuminabile), lapis lucifer e pietra fosforica (in entrambi i casi, "portatrice di luce") e phosphorus. Alla barite già baritina o solfato di bario si riferisce probabilmente Blaise Pascal quando parla di Spongia Solis nei "Pensieri": cap V Miseria e Grandezza dell'Uomo, par 2 Le facoltà ingannatrici, lett c) l'immaginazione, n. 246.

Varietà[modifica | modifica wikitesto]

La radiobarite è una varietà di barite contenente radio.

Luoghi di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Cristalli ben formati provengono da Alston (Cumbria, Inghilterra), Baia Sprie (Romania), Pribram (Repubblica Ceca), Freiberg (Germania), Elk Creek (Dakota del Sud) e altrove negli USA, nel Sahara.[5][3] In Italia si ritrova a Storo (Trento), Cortabbio (Lecco), Guspini e Fluminimaggiore (Sud Sardegna), Parco di Monte Paderno (Bologna), Calafuria (Livorno) ed appennino piacentino.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Scheda tecnica del minerale su webmineral.com
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n Scheda tecnica del minerale su mindat.org
  3. ^ a b c d e f g h Annibale Mottana, Rodolfo Crespi, Giuseppe Liborio, "Minerali e rocce", Mondadori Editore, 1977"
  4. ^ Scheda sul nome baritina ormai in disuso
  5. ^ a b c Ole Johnsen, Guida ai minerali del mondo, Zanichelli editore, 2006.
  6. ^ La Pietra e le ampolle che resero famosa Bologna — UniboMagazine

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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