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Bábismo

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Il Bábismo, il movimento religioso seguito dai Bābi (in persiano: بابی ها‎, Bābihā), fiorì in Persia dal 1844 al 1852, e fu fondato da Siyyid `Alí-Muhammad di Shiraz, più noto con il titolo di Báb, ossia Porta.

Diversamente da altri movimenti islamici il Babismo segnò una rottura con l'Islam per dare vita a un nuovo sistema religioso autonomo.

Il Babismo, fin dall'origine violentemente combattuto e perseguitato dal clero islamico e dalle autorità di governo persiane, fu precursore della religione bahai[1].

Il Mito del Mahdi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i mussulmani quando l'ingiustizia, la corruzione, l'immoralità e l'oppressione dei potenti raggiungeranno il culmine, apparirà il Mahdi (letteralmente, ben guidato da Diuo), il quale guiderà gli uomini verso un mondo equo, punirà gli oppressori e gli ingiusti, salverà e premierà gli oppressi.  Si tratta di un mito che, in tempi e luoghi diversi, ha dato origine a numerose rivolte nei momenti di crisi sociali ed economiche. Limitatamente al periodo in cui nacque il babismo e, da esso il bahaismo, si possono citare le seguenti “apparizioni”:

Mahdi del Pakistan: Mirza Ghulam Ahmad nato a Punjab si proclamò l’Imam Mahdi e nel 1889 fondò la comunità Ahmadiyya. Fu dichiarato eretico dagli studiosi musulmani contemporanei. Il suo movimento Ahmadiyya è oggi diffuso a livello internazionale e ha sedi in 200 Paesi. In Italia il movimento è registrato con il nome di “The Ahmadiyya Jama’at Italia”. Quest'ultima comunità conta diverse centinaia di aderenti, fra i quali molti italiani.  

Mahdi di Khartum: Muhammad Ahmad ibn al-Sayyid detto Al Mahdi, leader della confraternita sunnita della Sammaniyya, nel 1880, durante una difficile situazione sudanese, si proclamò Mahdi e avvalendosi del sentimento religioso del popolo, organizzò una rivolta popolare contro la dominazione anglo-egiziana.  

Mahdi somalo: Mohammed Abdullah Hassan con il suo esercito dei dervisci ingaggiò una lotta armata per la libertà politica e religiosa del suo Paese, contro gli invasori cristiani quali etiopici, inglesi ed italiani. Gli inglesi lo chiamarono "mad mullah" (religioso pazzo).

L'Attesa di Mahdi in Persia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Islam Sciita esiste un ampio gruppo di credenti, i Duodecimani, che credono nella legittima successione di dodici Imam, a partire da ʿAlī b. Abī Tālib, quarto califfo musulmano fino all'ultimo, Muhammad al-Mahdi[2]. Essi sostengono che Muhammad al-Mahdi, il dodicesimo Imam, non è morto, bensì nascosto dall'874 e che la comunicazione tra l'Imam nascosto e il popolo dei credenti avviene attraverso dei mediatori chiamati Báb, Porte, o Na'ib, Rappresentanti.[3]Alla fine dei Tempi il 12º Imam, Muhammad al-Mahdi, tornerà a manifestarsi nella veste di Mahdi per ristabilire la giustizia in Terra.[3]

I sciiti ismailiti invece riconoscono soltanto i primi sei imam riconosciuti pure dai duodecimani. Per gli Ismailiti il settimo Imam non è Musa ibn Ja’far detto al-Kazim, riconosciuto dai sciiti duodecimani; bensì Isma’il che tuttavia era premorto al padre. Essi sostengono che Isma’il non fosse morto, bensì  occultato e che sarebbe tornato a manifestarsi come il Mahdi.

Nella prima metà dell‘Ottocento la Persia si trovava in una difficile situazione sociale-economica. Le sconfitte subite nelle due rovinose guerre russo-persiane, dalla durata totale di dodici anni, avevano portato agli umilianti trattati, prima di Golestan e, successivamente, nel 1828 di Turkmenshay. Oltre alle significative cessioni territoriali, la Persia aveva dovuto accettare di versare alla Russia ingenti somme a titolo di risarcimento. Morto lo scià Fath Ali, nel 1834 gli è subentrato il nipote Muhammad. Quest’ultimo, incapace e pure sofferente di gotta, malattia che lo portò alla morte al'età di soli 40 anni, non è stato in grado di migliorare la situazione di grave crisi. La Persia era virtualmente in bancarotta; le provincie erano di fatto autonome. La corruzione e l’oppressione dei potenti dilagava.  Ambrogio Donini, storico delle religioni presso l’Università di Roma, descrive con le seguenti parole il momento storico in cui nacque il babismo: “un Paese atrocemente sfruttato dall’aristocrazia feudale indigena e dal dominio straniero”. [4]

In questa atmosfera opprimente, alcuni, anche per impotenza e disperazione, si sono autoconvinti che è giunto il momento di un intervento divino con l’avvento del Mahdi. Si formò così un gruppo guidato da Shaykh Ahmad Ehsani che fondò lo Shaykhismo. Morto lui, gli subentrò Siyyid Kázim . Questi ritenne imminente l'apparizione del Mahdi, tanto che prima di morire (1843), egli chiese ai suoi seguaci di abbandonare le proprie case e mettersi alla ricerca del Mahdi[5].

Dopo la morte di Siyyd Kàzim ci sono stati contrasti fra i suoi seguaci. La maggioranza seguì Haji mohammad Karimkhan; Altri hanno seguito Mohammad Shafì Tabrizi, altri ancora hanno scelto Mullà Hassan Gowhar come loro guida, altri infine, hanno aderito alle pretese di Siyyid `Alí-Muhammad e hanno formato il movimento babi. Fra tutti questi personaggi i babi riconoscono soltanto il fondatore dello Shaykhismo ed il suo successore Siyyd Kàzim.

Báb[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Báb.

Come voluto da Siyyid Kazim, 18 suoi seguaci sono partiti per varie destinazioni in cerca del Mahdi con l'intensa speranza di trovare qualcuno che dichiarasse di esserlo. Uno di essi, di nome Mullá Husayn, dopo essersi ritirato in una moschea per 40 giorni di preghiera e digiuno, si recò a Shiraz dove incontrò Siyyid `Alí-Muhammad, il Báb. Quest'ultimo, in un pellegrinaggio a Karbalà aveva conosciuto Siyyd Kàzim, il capo dei Shaykhi, e ne aveva seguito le lezioni. Secondo molti storici egli era già uno shaykhi e come tale era dunque al corrente dell'accanita ricerca in corso.

La notte del 23 maggio 1844 Mullá Husayn invitato dal Siyyid `Alí-Muhammad a casa, dopo averlo incontrato avanti il tramonto alle porte della città di Shiraz, gli comunicò che stava cercando il Promesso indicato da Siyyid Kázim, allora Siyyid `Alí-Muhammad gli rispose di valutare se poteva essere lui il Promesso, il possessore della conoscenza divina.[6]

Dopo un'attenta riflessione e dopo che Siyyid `Alí-Muhammad aveva risposto in modo soddisfacente a tutte le sue domande ed aveva scritto in sua presenza, con estrema rapidità ed in attuazione a una sua recondita aspettativa, un lungo commento sulla sūra di Giuseppe, Mullá Husayn fu il primo ad accettare la sua rivelazione di essere la Porta verso la Verità e l'iniziatore di un nuovo ciclo profetico.[7]In questa prima fase Siyyid `Alí-Muhammad non si è dichiarato il Mahdi, bensì "la porta" (in arabo Bab) attraverso cui mettersi in contatto con il Mahdi atteso dai sciiti. In sostanza, una posizione abbastanza simile agli altri due capi del Shakhismo che lo precedettero.

Dopo che Mullá Husayn accettò la sua rivelazione, il Báb gli disse di aspettare che altri 17 seguaci di Siyyid Kázim, che si erano messi in cerca del Mahdi, accettassero autonomamente la sua rivelazione prima di comunicarlo ad altri.

Nei cinque mesi successivi anche gli altri 17 accettarono autonomamente la rivelazione che il Báb fosse una Manifestazione di Dio, divenendone seguaci[8].

Fra questi c'era anche una donna, Zarrín Táj Baragháni, una poetessa che avrebbe ricevuto il nome di Táhirih, la Pura.

Questi 18 seguaci furono chiamati dal Báb Lettere del Vivente e si dedicarono alla diffusione della nuova fede in Iran e Iraq[9]

Dopo la sua dichiarazione, Siyyid `Alí-Muhammad assunse il titolo di Báb, Porta. In pochi anni il movimento si diffuse in tutto l'Iran, causando contrasti e polemiche[10].

Il convegno di Badasht[modifica | modifica wikitesto]

La predicazione del Báb e quella delle Lettere del Vivente ebbero un grande successo presso tutte le classi sociali iraniane e moltissimi ne accettarono il messaggio e gli insegnamenti[11]. Ci furono numerosi disordini e rivolte antigovernative in varie località della Persia. Nell’Estate 1847 il Bab venne arrestato ed inviato prigioniero alla fortezza di Màhkù sulle impervie montagne dell’Azerbaigian.    

Uno dei più importanti eventi del movimento babista fu la Conferenza di Badasht, a 6 chilometri da Shahrud (Khorasan), tenuta nel giugno-luglio 1848, che segnò la separazione definitiva dall'Islam e il distacco dalla legge islamica

I tre personaggi chiave della conferenza furono Bahá'u'lláh, il futuro fondatore della fede bahai, Quddús, e Táhirih.

Táhirih, durante la conferenza, riuscì a convincere molti degli altri partecipanti sulla giustezza della rottura con l'Islam tradizionale, essa stessa, per segnalare e rafforzare tale rottura, apparve in pubblico senza chador[5].

Subito dopo questa conferenza, Quddús e Táhirih incontrarono a Bar-Furush Subh-i-Azal, che il Báb nominerà suo successore in quello che è conosciuto come il suo Testamento.[12]

La Rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Terminato il convegno di Badasht, Mullà Husain (il primo credente), viaggiò da un paese all’altro e raccolse un gruppo di combattenti babi con il quale si fortificò nel santuario di Shaikh Tabarsì presso Barfrush, oggi Babul (Màzanderàn). Le truppe dello Shàh intervennero, i combattimenti durarono diversi giorni con perdite significative anche da parte delle truppe governative; finché, ucciso Mullà Husain, i babi si arresero e furono vilmente massacrati (luglio-agosto 1849).

Poco dopo, a Nairìz (Fars) ebbe luogo un’altra eroica insurrezione bàbi. Barricatisi nel vecchio castello, vi si difesero eroicamente col favore della popolazione per qualche giorno, finché furono tutti massacrati (gennaio 1850).

Quasi contemporaneamente, a Zanjan, divampava un'insurrezione di proporzione ancora più vasta. Dopo varie ed alterne vicende che implicarono sanguinose sconfitte dei disorganizzati e stanchi eserciti imperiali, i babi, che erano più di tremila, furono crudelmente massacrati (febbraio 1850). [13]

Nel mese di luglio del 1848 il Báb fu sottoposto a processo a Tabriz dove ripeté, davanti a un Principe della Corona e al clero, la sua rivelazione di essere il Mahdi[14]. L'imputato fu condannato a morte, ma l'esecuzione fu rinviata in attesa di accertamenti circa la sua possibile infermità mentale.

Le suddette battaglie, insieme ad altri episodi, hanno messo in forse la stabilità stessa della Corona Imperiale. Il Primo Ministro Mirzà Taqì Khàn ritenne che la morte del fondatore avrebbe spezzato il pericolosissimo movimento. Fu dato l’ordine di esecuzione della condanna alla morte e il Bab fu fucilato il 17 luglio 1850. 

Nel 1909 le sue spoglie mortali furono tumulate in uno speciale mausoleo sul Monte Carmelo ad Haifa in Israele, voluto da `Abdu'l-Bahá su indicazione avuta dal padre.

Persecuzioni dopo il martirio di Bab[modifica | modifica wikitesto]

Mausoleo del Báb, Haifa

Il 16 agosto 1852 due babi, sconvolti dall’uccisione del fondatore, attentavano alla vita dello Scià Nàsiruddìn. Il tentativo fallì, ma scatenò una nuova e violentissima ondata di terrorismo in cui caddero vittime numerose personalità eminenti della fede, fra cui la poetessa Tàhira. Le persecuzioni continuarono poi sporadicamente in tutta la Persia e la tradizione bahà’i parla di 20.000 martiri a partire dal 1844.[15]

Considerazioni sulla rivoluzione babi[modifica | modifica wikitesto]

La rivoluzione babi è stata vicina alla vittoria con la conseguente caduta della Corona Imperiale e la presa di potere da parte dei babi. Lo si deduce anche dalle lettere del principe Dolgoruki, allora ambasciatore russo a Teheran, dove egli esprimeva le proprie preoccupazioni in merito.

Alcuni storici hanno messo in evidenza come la rivoluzione babi andasse interpretata come primi segni di vita di una classe di sana borghesia commerciale. Va sottolineato che i fermenti scoppiarono attorno al 1848, cioè parallelamente ai moti anti-feudo e liberaleggianti che agitavano tutta l’Europa.

Un altro paragone andrebbe fatto con le rivoluzioni persiane del 1906 e con quella più recente del 1978-79. Una rivoluzione non è un golpe militare; essa deve necessariamente coinvolgere grandi masse popolari, le quali sono sensibili soprattutto ai temi religiosi, specie in un Paese islamico. La Rivoluzione Costituzionale del 1906 fu compiuta da una coalizione di Ulamà, appoggiata da intellettuali, mercanti, e pure i babi, ma non i bahàì ed ha trasformato il regime monarchico assolutistico in quello parlamentare. Nel 1978 un’analoga coalizione ha portato a termine  la rivoluzione Khomeinista con la soppressione definitiva del regime monarchico ereditario.

Il fallimento della rivoluzione e gli sviluppi successivi[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario delle altre due rivoluzioni che la seguirono, quella babi fallì. Riuscì a raccogliere l’adesione di una minoranza del clero sciita; ma la maggioranza dell’organizzazione religiosa sciita non aderì alle ardite pretese di Bab.

Dopo il fallimento della rivoluzione i babi soffrirono in silenzio. La gloriosa rivoluzione, sebbene fallita, passava alla storia che avrebbe ricordato gli eroici babi che avevano combattuto con incredibile coraggio. Bahá'u'lláh raccolse le ceneri della rivoluzione e costruì un nuovo movimento, il cui programma andava, tuttavia, in direzione esattamente opposta al pensiero del movimento babi. Solo una piccola minoranza dei babi vi aderì. Infatti, Bahá'u'lláh prescrive obbedienza assoluta ed incondizionata alle autorità costituite. Non sono ammesse opposizioni, proteste, scioperi e qualunque altro comportamento che non siano in linea con il desiderio di chi è al potere. Il potente ha sempre ragione e va rispettato in qualsiasi circostanza. Perciò, dire che il bahaismo è il proseguimento del babismo è semplicemente un sacrilegio. Con tale affermazione il nuovo movimento ha voluto usurpare l'epopea dei babi vantandosi di un titolo di credito che non gli appartiene.

Lo studioso delle religioni Ambrogio Donini a pagina 216 del suo libro dal titolo “Lineamenti di storia delle religioni” esprime il concetto di voltafaccia del movimento bahài con le seguenti parole: I bahai “si lasciarono irretire nei contrasti tra le potenze imperialiste, finendo al servizio ora degli inglesi, ora dei francesi e finalmente degli americani”;  aggiunge poi che alla conclusione della prima guerra mondiale ‘Abdu'l-Bahá “venne fatto baronetto dagli inglesi, in ricompensa dei servizi che aveva loro reso nel mondo arabo”.

Bahá'u'lláh[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bahá'u'lláh.

Bahá'u'lláh, il fondatore della fede bahai, ebbe notizia del Báb attorno ai 27 anni, tramite un contatto che ebbe con un inviato di Mullá Husayn che gli consegnò uno scritto del Báb. Egli ne accettò immediatamente la rivelazione, ne divenne uno dei più influenti seguaci e lo aiutò nella diffusione del suo movimento specialmente nella sua provincia di origine[16].

Bahá'u'lláh, nell'estate del 1848, partecipò al congresso di Badasht, nella provincia di Khorasan, dove 81 eminenti seguaci del Báb si incontrarono per 22 giorni.

In quel congresso si svilupparono due correnti di pensiero: una che voleva mantenere la tradizionale legge islamica e l'altra che riteneva che con la rivelazione del Báb iniziava una nuova era, Bahá'u'lláh prese posizione per questa seconda linea che alla fine risultò vincente e segnò la rottura con l'Islam e la sua legge tradizionale[17].

Dopo la fucilazione del Báb, nel 1850, scoppiarono dei disordini che portarono a un tentativo di attentato contro lo scià Nasser-al-Din Shah[18].

Bahá'u'lláh si oppose, condannando questo piano, ma inutilmente: l'attentato ebbe luogo il 15 agosto 1852, ma senza successo[18]. Gli attentatori furono uccisi e nonostante avessero dichiarato di avere agito da soli si scatenò un pogrom contro l'intera comunità dei seguaci del Báb. Molti seguaci furono uccisi, altri, compreso Bahá'u'lláh, furono imprigionati[18].

Bahá'u'lláh dichiarò che durante questa sua prigionia ebbe diverse esperienze mistiche e una visione che gli indicò di essere il Messaggero di Dio, colui la cui venuta era stata profetizzata dal Báb[19].

Liberato dalla prigionia, anche a seguito delle pressioni dell'ambasciatore russo che ne chiedeva la liberazione, Bahá'u'lláh fu esiliato e divenne l'esponente più importante della comunità babista[18].

Il 21 aprile 1863, Bahá'u'lláh rivelò pubblicamente ad alcuni seguaci la sua missione di Messaggero di Dio e di essere la Manifestazione di Dio.

«[Rivelò] di essere Colui la cui venuta era stata predetta dal Báb: il Prescelto da Dio, il Promesso da tutti i profeti!»

([20])

Questa rivelazione fu l'inizio di una nuova fase della comunità babista e costituì il punto di partenza della Fede Bahai come movimento distinto e separato dal Bábismo: nasceva, così, la religione bahai della quale il Babismo fu precursore[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dennis MacEoin, Babism, in Encyclopædia Iranica, 1989.
  2. ^ Peter Smith, Shi'ism, in A concise encyclopedia of the Bahá'í Faith, Oxford, Oneworld Publications, 2000, p. 312-313, ISBN 1-85168-184-1.
  3. ^ a b Nader Saiedi, Gate of the Heart, Waterloo, ON, Wilfrid Laurier University Press, 2008, p. 15, ISBN 978-1-55458-035-4.
  4. ^ Ambrogio Donini - Lineamenti di storia delle Religioni" - pag. 216.
  5. ^ a b A. Bausani, Bāb, in Encyclopedia of Islam, Leiden, The Netherlands, Koninklijke Brill NV, 1999.
  6. ^ Dennis MacEoin, ibid.
  7. ^ A. Bausani, ibid.
  8. ^ The Time of the Báb, BBC.
  9. ^ Dennis MacEoin, Bāb, Sayyed `Ali Mohammad Sirazi, in Encyclopædia Iranica, 1989.
  10. ^ Nader Saiedi, Gate of the Heart, Waterloo, ON, Wilfrid Laurier University Press, 2008, p. 19, ISBN 978-1-55458-035-4.
  11. ^ J. E. Esslemont, ibid., p. 23
  12. ^ "The Primal Point's Will and Testament", scritto da Manuchihri Sipihr e pubblicato in Research Notes in Shaykhi, Babi and Baha'i Studies,2004, v. 7, n° 2.
  13. ^ Alessandro Bausani, Persia religiosa, Cosenza, Lionello Giordano, 1998, pp. 471-472.
  14. ^ Peter Smith, Báb, in A concise encyclopedia of the Bahá'í Faith, Oxford, Oneworld Publications, 2000, pp. 55-59, ISBN 1-85168-184-1.
  15. ^ Alessandro Bausani - Persia Religiosa - pag. 472.
  16. ^ Hasan Balyuzi, opera citata in bibliografia, pp. 35-37.
  17. ^ Juan Cole, A Brief Biography of Baha'u'llah
  18. ^ a b c d e Peter Smith, opera citata in bibliografia, pp. 14-15.
  19. ^ Manfred Hutter, op. cit. in bibliografia, pp. 737-740.
  20. ^ J. E. Esslemont, op. cit., 41.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hasan M. Balyuzi, The Báb: The Herald of the Day of Days. Oxford, George Ronald 1973. ISBN 0-85398-048-9.
  • Hasan Balyuzi, Bahá'u'lláh, King of Glory. Oxford, UK, George Ronald, 2000. ISBN 0-85398-328-3.
  • Alessandro Bausani, ‘Abd-al-Bahā', Life and work, in Encyclopædia Iranica, 1989.
  • Shoghi Effendi, God Passes By. Wilmette, Bahá'í Publishing Trust, 1944. ISBN 0-87743-020-9.
  • John E. Esslemont, Baha'u'Llah́ e la nuova era. Roma, G. Bardi, 1954.
  • Peter Smith, The Bábí & Bahá'í Religions From Messianic Shí'ism to a World Religion. Cambridge, The University Press 1987. ISBN 0-521-30128-9.
  • Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá'u'lláh. Baghdad 1853-63. Oxford, George Ronald 1976. ISBN 0-85398-270-8.

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