Quddús

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Jináb-i-Quddús (in arabo: قدوس,; 1820 circa – 1849) è il titolo persiano dato dal Báb al suo più famoso discepolo Mullá Muḥammad ‘Alí-i-Bárfurúsh, la diciottesima e ultima lettera del Vivente.

Non vi è certezza sull'anno di nascita di Mullá Muḥammad ‘Alí-i-Bárfurúsh, comunemente noto come Quddús, secondo alcuni tra il 1815 e il 1822 secondo altri più probabilmente tra il 1819-1820.

Mausoleo del Báb, Haifa

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Quddús nacque in una famiglia di coltivatori di riso nei dintorni di Barfurush, nella provincia persiana del Mazandaran.

Passò parte della fanciullezza al servizio della famiglia di Mullá Muḥammad-Ḥamzih Sharí'at-Madár, un locale dignitario sciita.

Fu mandato successivamente nella città di Sari per studiare in una madrasa. Durante quegli anni, 1830, conobbe Mullá Hụsayn Bushrú'í, la prima lettera del Vivente e altri futuri Babisti.

A diciotto anni si recò nella città santa sciita di Kerbala in Iraq dove trascorse quattro anni come discepolo di Sayyid Kázim; ritornò a Bárfurúsh verso il 1843.

Quddús era descritto come un giovane leader religioso carismatico e gentile, ammirato anche da Mírzá Músá, il fratello di Bahá'u'lláh, che lo incontrò nel 1846.

Báb[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Báb.

Quddús incontrò il Báb a Shiraz e lo accompagnò nel pellegrinaggio alla Mecca. Partirono il 19 ottobre 1844 e arrivarono alla Mecca il 12 dicembre 1844.

Durante il pellegrinaggio il Báb fece una dichiarazione pubblica della sua missione profetica di essere il Mahdi, sfidando apertamente Mírzá Muhít-i-Kirmání, un importante esponente islamico del luogo, inviando anche una lettera allo Sharif della Mecca tramite Quddús[1].

Tornati a Shiraz Quddús subì, assieme a Mullá Sádiq, la prima persecuzione da Babista quando a entrambi venne bruciata la barba e il naso forato per farvi passare una corda e quindi, tirati come buoi ed espulsi dalla città[2]

Dopo tale espulsione attraversò la Persia per insegnare e diffondere il messaggio del Báb.

Quddús fu uno dei tre maggiori esponenti babisti che parteciparono alla Conferenza di Badasht, nel giugno-luglio 1848 diretta, fra l'altro, a tracciare una linea da seguire nei confronti dell'Islam.

Rispetto alla sua posizione, moderata e conservatrice, prevalse quella più radicale e rivoluzionaria di Táhirih che voleva una rottura con l'Islam del tempo, mentre l'altro importante esponente, Bahá'u'lláh, il futuro fondatore della Fede Bahai, cercava di mediare fra i due.

Battaglia di Forte Tabarsi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Forte Ṭabarsí.

Dal 10 ottobre 1848 al 10 maggio 1849 si ebbero sette mesi di scontri armati e assedio.

Il gruppo di circa trecento Babisti, inizialmente assalito dalla folla a Bárfurúsh con milizie locali spinte dal clero islamico, si rifugiò nel vicino mausoleo dello "Sceicco Tabarsì" che venne da loro fortificato, respingendo tutta una serie di attacchi e fasi d'assedio condotti poi dalle truppe imperiali inviate sul posto.

Sebbene gli attacchi iniziali fossero contrastati dal coordinamento di Mullá Husayn, dopo il suo arrivo al mausoleo fortificato fu Quddús ad assumere il ruolo di guida dei Babisti, che raggiunsero il numero di trecentotredici, in adempimento ad una tradizione islamica.

La resistenza dei Babisti mise in serio imbarazzo il comando militare e le autorità, risolvendosi solo con un inganno. Il principe Mihdí-Qulí Mírzá inviò ai resistenti nel forte una copia del Corano con su scritto un giuramento di lasciarli liberi in caso di resa[3].

I resistenti accettarono ma, furono immediatamente disarmati e resi inoffensivi. Il forte fu raso al suolo dall'esercito imperiale e i babisti furono massacrati.

Martirio[modifica | modifica wikitesto]

Quddús fu tradotto dal principe a Barfurúsh per poi inviarlo a Teheran dallo Shah, ma il Mullah del posto rifiutò l'ospitalità al principe chiedendo l'uccisione di Quddús.

Il principe consegnò Quddús al Mullà che, il 16 maggio 1849 lo abbandonò alla folla inferocita[4]

Quddús fu ucciso e il suo corpo squartato fu gettato alle fiamme. Alcuni pezzi del corpo di Quddús furono recuperati da un amico e sepolti in un posto vicino[5].

Status[modifica | modifica wikitesto]

Lo status religioso di Quddús presso i Bahá'í è particolarmente elevato: è quello di essere la più importante Lettera del Vivente e la persona più vicina al Báb, che meglio ne ha riflesso il messaggio, ma senza essere asceso a posizioni profetiche né di essere una Manifestazione di Dio[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amanat Abbas, Resurrection and Renewal. Ithaca, New York, Cornell University Press, 1989. ISBN 0-8014-2098-9.
  • Shoghi Effendi, God Passes By. Wilmette, Illinois, 1944. ISBN 0-87743-020-9.
  • Peter Smith, A Concise Encyclopedia of the Bahá'í Faith. Oxford, Oneworld Publications, 1999. ISBN 1-85168-184-1.
  • Nabíl-i-Zarandí, The Dawn-Breakers: Nabíl's Narrative. Wilmette, Illinois, Bahá'í Publishing Trust, 1932. ISBN 0-900125-22-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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