Austin Freeway

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Austin Freeway
Austin Freeway Sedan.jpg
Un’Austin Freeway berlina
Descrizione generale
Costruttore Regno Unito  Austin
Tipo principale Berlina
Altre versioni Station wagon
Produzione dal 1962 al 1965
Altre caratteristiche
Altro
Auto simili Ford Falcon
Holden EJ e EH

La Freeway è stata un'autovettura prodotta dall'Austin dal 1962 al 1965.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppata dalla divisione australiana della BMC, derivava dalla britannica Austin A60 Cambridge. Era disponibile con due tipi di carrozzeria, berlina quattro porte e familiare cinque porte.

Il modello aveva installato un motore a sei cilindri da 2.433 cm³ di cilindrata che venne costruito in Australia. Questo propulsore era conosciuto come Blue Streak. Il motore derivava direttamente dai propulsori a quattro cilindri BMC che erano conosciuti come B-Series, essendo le misure dei cilindri dell'unità più grande (quella a sei cilindri, cioè il motore della Freeway) identiche a quelle dei cilindri del quattro cilindri.

La Freeway è stato il primo tentativo della BMC di insidiare, nel mercato australiano, il primato della Holden e della Ford nella categoria delle auto con motore a sei cilindri per famiglie. Per centrare questo obiettivo la BMC sviluppò un modello interamente progettato e studiato per l'Australia.

Fu anche offerta una variante esclusiva, la Wolseley 24/80; era disponibile in versione berlina[1].

La Freeway era più costosa dei modelli della concorrenza, anche se era equipaggiata meglio. L'offerta comprendeva i lavacristalli, lo sbrinatore e l'impianto di riscaldamento. La linea era piuttosto simile a quella della Austin A60 Cambridge, sebbene la calandra fosse stata ridisegnata.

Nel primo anno di produzione vennero commercializzati 3.090 esemplari, ma le vendite calarono drasticamente poco dopo, a causa dell'arrivo della Chrysler Valiant, che era dotata di un motore a sei cilindri più potente. Il calo delle vendite portò alla cessazione della produzione della Freeway nel 1965[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Davis, 1987, pag. 84

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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