Antonio Bruno (politico)

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Antonio Bruno
Antonio Bruno.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato1987 –
1994
LegislaturaX, XI
Gruppo
parlamentare
PSDI
CircoscrizionePuglia
CollegioLecce-Taranto
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPartito Socialista Democratico Italiano
Titolo di studioDiploma di scuola superiore
Professioneimprenditore

Antonio Bruno (San Marzano di San Giuseppe, 2 agosto 1945) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Imprenditore agricolo, consigliere comunale a Taranto dal 1982 al 1985 e sindaco di San Marzano di San Giuseppe dal 1987 al 1992, viene eletto deputato per la prima volta nel 1987 nelle liste del PSDI. Nello stesso anno entra a far parte della Commissione affari Costituzionali della presidenza del consiglio e degli interni. Nel 1991 ricopre l’incarico di Sottosegretario di Stato alla difesa del Governo Andreotti VII. Rieletto alla Camera nel 1992, resta in Parlamento fino al 1994, quando - scioltosi il partito - decide di non ricandidarsi alla carica di deputato.

Successivamente rimane attivo politicamente a livello locale, come consigliere comunale a San Marzano di San Giuseppe: è anche candidato sindaco con una lista civica nel 2008 (ottenendo il 27,6% dei voti) e nel 2013 (ottiene il 19,7%), in entrambi i casi viene sconfitto e diventa consigliere di opposizione.

Si candida alle elezioni regionali in Puglia del 2020 a sostegno di Michele Emiliano, senza risultare eletto.

Attività parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1988 da semplice deputato laico del Pentapartito, presentò una proposta di legge per la regolamentazione della prostituzione.

«Il destino con me è stato cinico e baro. Quando la proposta la feci io, la Democrazia Cristiana chiese la mia testa e non entrai nel governo...»

«Ero in macchina con la mia famiglia attraversavo Taranto e mia figlia, allora una bambina, vedendo dei fuocherelli con delle donne svestite accanto, mi chiese che cosa stessero facendo. L'imbarazzo per me fu tale che decisi di fare qualcosa, prima costituendo dei comitati di cittadini, poi presentando la legge»

La Democrazia Cristiana andò su tutte le furie ma anche la sinistra non fu tenera. Il PCI criticò e lo stesso ragionamento arrivò dal PSI. Al momento di costituire il Governo Andreotti VI, il nome di Bruno, che era in ballo per un posto di sottosegretario o addirittura da ministro senza portafoglio, fu "bandito" per esplicita richiesta della Democrazia Cristiana.

«Era un argomento tabù anche nel mio partito e dovetti accettare il veto su di me. A monte c'era la posizione del Vaticano, che mi fu illustrata da un Cardinale che ricopriva allora il ruolo di Segretario di Stato alla Sanità del Vaticano, che parlò di impossibilità di "accettare il meretricio". Ma le norme che proponevo andavano proprio nel senso di restituire dignità alle donne, perché le toglievano dalla strada, dallo sfruttamento, dal rischio di contrarre malattie veneree e di trasmetterle ai clienti. Non dimentichiamoci che all'epoca stava esplodendo l'AIDS»

[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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