Amanita muscaria

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Amanita muscaria
AmanitaAdult.jpg
Esemplare adulto di Amanita muscaria
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Specie A. muscaria
Nomenclatura binomiale
Amanita muscaria
(L.) Lam.
Caratteristiche morfologiche
Amanita muscaria
Cappello convesso icona.svg
Cappello convesso
Gills icon.png
Imenio lamelle
Free gills icon2.svg
Lamelle libere
White spore print icon.png
Sporata bianca
Ring and volva stipe icon.png
Velo anello e volva
Immutabile icona.png
Carne immutabile
Mycorrhizal ecology icon.png
Micorrizico
Velenoso icona.png
Velenoso

Amanita muscaria (L.) Lam., Encyclopédie Méthodique Botanique (Paris) 1: 111 (1783).

L'Amanita muscaria (comunemente chiamata ovolo malefico o Fungo di Biancaneve) è uno dei funghi velenosi più appariscenti del bosco.

Descrizione della specie[modifica | modifica sorgente]

Esemplari di Amanita muscaria nel loro habitat
Esemplare cresciuto in Australia (Canberra)

Cappello[modifica | modifica sorgente]

Da 8–20 cm di diametro, colore da rosso vermiglio a rosso acceso, raramente giallastro, cosparso di verruche bianche o gialle (resti del velo); orlo liscio, ma striato nel senso delle lamelle; cuticola viscida a tempo umido, facilmente staccabile dal cappello. Allo stadio giovanile è chiuso ed a forma emisferica che, una volta maturo, si apre assumendo la consueta forma a fungo.

Lamelle[modifica | modifica sorgente]

Fitte, libere, bianche, talvolta volgenti al giallo-limone, con lamellule. Le lamelle sviluppano l'imenio, la parte fertile del fungo dalla quale si formano le spore.

Gambo[modifica | modifica sorgente]

Cilindrico e slanciato, bulboso alla base, bianco e portante anello e volva. Nettamente bulboso alla base, pieno poi cavo, spesso squamuloso-forforaceo. Fino a 20–25 cm circa di altezza per 1-3 di spessore.

Anello[modifica | modifica sorgente]

Collocato nella parte alta del gambo, ampio, membranoso, bianco, persistente, un po' striato.

Volva[modifica | modifica sorgente]

Dissociata in fasce anulari concentriche, che avvolgono il tratto bulboso dello stipite, bianche e persistenti.

Carne[modifica | modifica sorgente]

Bianca, colore arancio sotto la cuticola del cappello, soda.

Microscopia[modifica | modifica sorgente]

Spore
Spore
bianche in massa, ovali, non amiloidi, 9-11 x 6,5-7,5 µm.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Estate-autunno nei boschi di conifere e di latifoglie, più frequente sotto conifere. Molto diffuso.

Cesto di A. muscaria raccolta per essere consumata previo trattamento di detossificazione
Un giovane esemplare di Amanita muscaria

Commestibilità[modifica | modifica sorgente]

La consumazione di questo fungo causa l'insorgenza della cosiddetta sindrome panterinica, che prende il nome da un altro fungo appartenente alla stessa famiglia, l'Amanita pantherina. L'insorgenza di tale sindrome è dovuta alla presenza combinata di sostanze neuroattive nel fungo quali: l'acido ibotenico, il muscimolo ed il muscazone.

La sindrome è caratterizzata da manifestazioni quali: disturbi gastrointestinali (non sempre manifesti), formicolio, delirio, allucinazioni visive e olfattive, depersonalizzazione, sensazione di sognare (stato onirico), depressione, talvolta agitazione psicomotoria e mania suicida[1][2].

Altri usi e credenze[modifica | modifica sorgente]

Testimonianze storiche, quali manufatti e pitture murali, testimoniano che le proprietà psicotrope dell'A. muscaria erano conosciute sin dai tempi antichi e che tale fungo venisse utilizzato per riti religiosi in tutto il mondo. Rappresentazioni di Amanite, con buona probabilità A. muscaria, sono state ritrovate in pitture rupestri nel deserto del Sahara risalenti al Paleolitico (9000-7000 a.C.)[3][4]

  • In alcuni paesi europei è usato come stimolante, per l'effetto neurotropico; in altri paesi, come ad esempio il Giappone, nella prefettura di Nagano[5], viene consumato dopo prolungata bollitura, oppure dopo salamoia e prolungati lavaggi. Presso alcuni popoli del Nordeuropa e del Sud-America, viene usato come psichedelico.
  • Nel 1784 il professore svedese Samuel Ödmann sostenne che la furia combattiva di berserker e Úlfheðnar era probabilmente indotta dall'assunzione di piccole quantità di A. muscaria[6], ma le fonti storiche contemporanee non ne fanno alcuna menzione, motivo per cui tale affermazione può considerarsi una mera leggenda metropolitana.
  • In Siberia solo in tempi recenti il suo uso è stato sostituito da quello della vodka[7].
  • Schultes e Hofmann riferiscono del rito di bere l'urina: si usava bere l'urina di chi aveva usato il fungo, anche per cinque o sei passaggi; questo perché ogni passaggio, pur conservandone i principi psichedelici, eliminava parte delle sostanze tossiche in esso contenute.
  • Nell'antichità l'amanita era anche stata oggetto di un florido commercio. Nelle zone in cui scarseggiava raggiungeva prezzi esorbitanti. Si racconta che i Coriachi non avrebbero esitato a scambiare una renna per un solo esemplare di Amanita muscaria; ciò spiegherebbe lo stretto legame tra la civiltà della renna e l'uso degli allucinogeni.
  • All'inizio del Novecento Atkinson riferì di un procedimento di macerazione dell'A. muscaria per realizzare un preparato per ammazzare le mosche, motivo per cui il fungo si sarebbe chiamato così.[8] Evidenze sperimentali hanno però dimostrato che non tutte le mosche che bevono tale preparato muoiono, ma una percentuale presenta disturbi del comportamento. È stato tuttavia appurato che l'assunzione di alcune specie di Amanita inibisce la crescita delle larve di Drosophila melanogaster.[9]
  • In una scena del film-documentario su Ötzi, il protagonista beve una pozione che ha tra i suoi ingredienti, anche l'Amanita muscaria.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Dal latino muscarius, attinente alle mosche, per le sue proprietà moschicide.

Nomi comuni[modifica | modifica sorgente]

  • Ovolo malefico, Ovolaccio, Tignosa moscaria, Cocco matto, Moscaria
  • (EN) Fly agaric
  • (DE) Fliegenpilz (Fungo delle Mosche)

Varietà di Amanita muscaria[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione di A. muscaria
Amanita muscaria "americana" (var. flavoconia)

L'A. muscaria annovera diverse varietà e forme come ad esempio:

Chimica[modifica | modifica sorgente]

Dal fungo sono state isolate numerose sostanze:

  • L'unico composto contenente Vanadio esistente nel mondo vegetale.
  • È presente anche la Muscarina, ma in quantità minime e pertanto è da escludersi un possibile effetto velenoso. È stato infatti accertato che la muscarina è presente nella quantità di circa 2,5 mg/kg. La muscarina stimola il sistema parasimpatico provocando sudorazione, contrazione (miosi) delle pupille (effetto anti-midriatico, dato che la midriasi è il rilassamento delle pupille), diminuzione della frequenza cardiaca, sudorazione profusa e aumento della peristalsi intestinale.
  • Un'altra sostanza presente nell'A. Muscaria è l'Atropina, farmaco anticolinergico per eccellenza. Su una piccola percentuale della popolazione si è scoperto avere un effetto psicodislettico. Tuttavia è insostenibile che gli effetti tossici e psichedelici della muscaria dipendano da questa sostanza in quanto presente in quantità molto ridotte.[senza fonte]
  • Gli effetti psicotropi possono essere imputabili alla Bufotenina, sostanza presente anche nelle secrezioni dei rospi della specie Bufo bufo, ingrediente attivo dei "filtri delle streghe".[10]

Sono invece sostanze isolate in laboratorio come:

  1. l'Acido ibotenico,
  2. il Muscimolo
  3. ed il Muscazone,

ad aver suscitato, nei volontari cui sono stati somministrate, esperienze psichedeliche similari a quelle provocate dal fungo.

La quantità di Muscazone contenuto nel fungo può variare di molto, anche a seconda della zona di raccolta: questo spiegherebbe come mai la potenza psichedelica è incostante da fungo a fungo.
Il Muscimolo, invece, viene escreto intatto per via urinaria: questo potrebbe spiegare l'abitudine, testimoniata da vari scritti, di riciclare le urine di chi ha assunto la muscaria.

Lamelle in dettaglio
Imenio in evidenza

Nomi comuni[modifica | modifica sorgente]

  • Ovolaccio
  • Ovolo malefico
  • Cappero allucinogeno

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Nelle forme più aranciate ed in assenza di verruche (per slavatura da piogge), può essere confuso dai più sprovveduti con l'Amanita caesarea, dalla quale si distingue facilmente per le lamelle bianche anziché giallo zabaione.

Attenzione: l'Amanita muscaria var. aureola può essere facilmente confusa con l'Amanita caesarea dai meno esperti.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Filatelia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Agostino Messineo, Donatella Varrenti, Paola Abetti, Massimo De Loripa, Michelina Palermo, Rosa Pacini, Dipartimento di Prevenzione della ASL di Roma.
  2. ^ Diagnosi sintomatiche degli avvelenamenti da funghi cilea.it
  3. ^ Festi, F. (1985) Funghi Allucinogeni. Aspetti psicofisiologici e Storici. [Hallucinogenic mushrooms. Psychophysiological and historical aspects.] LXXXVI [Publication No. 86.] Museo Civico di Rovereto, Rovereto.
  4. ^ Samorini, G. (1992) The oldest representations of hallucinogenic mushrooms in the world (Sahara desert, 9000-7000 B.P.). Integration Journal of Mind-Moving Plants Culture 2/3: 69-78.
  5. ^ 3 Phipps, A. G.; Bennett, B.C.; Downum, K. R. (2000). Japanese use of Beni-tengu-dake (Amanita muscaria) and the efficacy of traditional detoxification methods. Florida International University, Miami, Florida.
  6. ^ Ödmann S. (1784) Försök at utur Naturens Historia förklara de nordiska gamla Kämpars Berserka-gang (An attempt to Explain the Berserk-raging of Ancient Nordic Warriors through Natural History). Kongliga Vetenskaps Academiens nya Handlingar 5: 240–247 (In: Wasson, 1968)
  7. ^ Francesco Festi, Funghi allucinogeni. Aspetti psicofisiologici e storici, Rovereto, Manfrini, 1985, ISBN 88-7024-314-1
  8. ^ Atkinson, G. F. (1901) Studies of American Fungi: mushrooms: edible, poisonous, etc. 2nd edn. Andrus & Church, Ithaca, NY.
  9. ^ Besl, H., Krump, C. H. & Schefcsik, M. (1987) Die Wirkung von Pilzfruchtkorpern auf Drosophila Maden. Zeitschrift fur Mykologie. S3: 273-283.
  10. ^ bufotenina - Sapere.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

(EN) Amanita muscaria in Index Fungorum, CABI Bioscience.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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