Accademia Hanlin

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Accademia Hanlin
Hanlin Academy cropped.jpg
Ubicazione
CittàChang'an, Luoyang, Pechino, Nanchino
Dati generali
FondatoreImperatore Xuanzong
Tipoaccademia

L'Accademia Hanlin fu un'istituzione accademica e amministrativa fondata nell'VIII secolo nella Cina Tang dall'imperatore Xuanzong a Chang'an e chiusa nel 1911 a seguito della rivoluzione Xinhai.

L'appartenenza all'Accademia era limitata a un gruppo di studiosi d'élite, che svolgeva compiti di segreteria e letterari per la corte. Uno dei suoi compiti principali era quello di interpretare i classici cinesi. Ciò costituì la base degli esami imperiali, che gli aspiranti burocrati dovevano superare per raggiungere posti di livello superiore. Anche i pittori che lavoravano per la corte erano legati all'Accademia.

Membri dell'Accademia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni dei più famosi accademici di Hanlin furono:

  • Li Bai (701–762) - poeta;
  • Bai Juyi (772–846) - poeta;
  • Yan Shu (991–1055) - poeta, calligrafo, (primo ministro nel 1042);
  • Ouyang Xiu (1007–1072) - storico;
  • Shen Kuo (1031–1095) - cancelliere;
  • Zhang Zeduan (1085-1145) - pittore;
  • Zhao Mengfu (1254–1322) - pittore, calligrafo, poeta (rettore tra il 1314–1320);
  • Huang Zicheng (1350–1402) - studioso imperiale;
  • Li Dongyang (1447–1516) - ufficiale imperiale, poeta, prestò servizio come "Grande storico";
  • Ni Yuanlu (1593–1644) - calligrafo, pittore, alto funzionario;
  • Wu Renchen (1628–1689) - storico e matematico;
  • Zhang Tingyu (1672–1755) - politico e storico;
  • Ji Xiaolan (1724–1805) - studioso, poeta (caporedattore del Siku Quanshu);
  • Yao Nai (1731–1815) - studioso;
  • Gao E (1738–1815) - studioso ed editore;
  • He Changling (1785–1848) - studioso e ufficiale;
  • Zeng Guofan (1811–1872) - studioso e in seguito funzionario militare chiave;
  • Chen Lanbin (1816–1895) - diplomatico (ambasciatore negli Stati Uniti, in Spagna e in Perù);
  • Weng Tonghe (1830–1904) - tutore imperiale;
  • Cai Yuanpei (1868–1940) - educatore;
  • Qu Hongji (1850–1918) - politico.

Ufficio dei traduttori[modifica | modifica wikitesto]

Subordinato all'Accademia Hanlin era l'Ufficio dei traduttori (in cinese 四夷館/四译館, in pinyin Sìyí Guǎn/Sìyì Guǎn).[1] Fondato dalla dinastia Ming nel 1407, dopo la prima spedizione di Zheng He nell'Oceano Indiano, l'Ufficio si occupò dei memoriali consegnati dagli ambasciatori stranieri e sfornò specialisti delle lingue straniere. Comprendeva dipartimenti per molte lingue[2] come lo Jurchen (parlato in Manciuria),[3][4][5] "Tartaro" (Mongolo),[6][7][8][9] coreano,[10] Ryukyuan, giapponese,[11][12] Tibetano, "Huihui" (la lingua "musulmana", persiano)[13][14][15] vietnamita[16] e lingue birmane,[17] così come per le lingue delle "varie tribù barbariche" (Bai yi 百 夷, cioè gruppi etnici Shan ai confini sud-occidentali della Cina), "Gaochang" (popolo di Turfan, cioè la vecchia lingua uyghur),[18][19][20][21][22] e Xitian (西天; (sanscrito, parlato in India). Nel 1511 e nel 1579 furono aggiunti dipartimenti per le lingue di Ba bai (八百; lingua Lao) e tailandese.[23] Venne compilato un vocabolario in lingua malese (Manlajia Guan Yiyu) 滿剌加館譯語 (elenco di parole del regno di Melaka) per il malese parlato nel sultanato di Malacca.[24][25][26][27][28] Venne anche redatto un vocabolario in lingua chăm 占城館 per la lingua parlata nel Regno di Champa.[29][30]

Quando la dinastia Qing rianimò il Ming Siyiguan 四夷館, i Manciù, che "erano sensibili ai riferimenti ai barbari", cambiarono il nome da yi 夷 "barbaro" a yi 彝 "popolo Yi", e cambiarono l'esonimo Shan da Baiyi 百夷 "cento barbari" a Baiyi 百譯 "cento traduzioni".[31]

Il tardo Tongwen Guan istituito dalla dinastia Qing per la traduzione delle lingue occidentali era subordinato allo Zongli Yamen e non all'Accademia Hanlin.

Incendio del 1900[modifica | modifica wikitesto]

L'Accademia Hanlin nel 1744, dopo il rinnovamento sotto l'imperatore Qianlong.

L'Accademia Hanlin di Pechino e la sua biblioteca furono gravemente danneggiate da un incendio durante l'assedio delle Legazioni Straniere a Pechino nel 1900 dai Kansu Braves mentre combattevano contro l'alleanza delle otto nazioni. Il 24 giugno l'incendio si propagò all'Accademia:

(EN)

«The old buildings burned like tinder with a roar which drowned the steady rattle of musketry as Tung Fu-shiang's Moslems fired wildly through the smoke from upper windows. Some of the incendiaries were shot down, but the buildings were an inferno and the old trees standing round them blazed like torches. An attempt was made to save the famous Yung Lo Ta Tien, but heaps of volumes had been destroyed, so the attempt was given up.»

(IT)

«I vecchi edifici bruciavano come un acciarino, con un ruggito che annegava il rumore costante dei moschetti mentre i musulmani di Tung Fu-shiang sparavano a raffica attraverso il fumo delle finestre superiori. Alcuni degli incendiari sono stati abbattuti, ma gli edifici erano un inferno e i vecchi alberi che vi stavano intorno bruciavano come torce. Si è tentato di salvare la famosa Yung Lo Ta Tien, ma un mucchio di volumi erano stati distrutti, quindi questo tentativo venne abbandonato.»

(Lancelot Giles, testimone oculare e figlio di Herbert Giles)

Molti testi antichi furono distrutti dalle fiamme.[32]

L'Accademia operò ininterrottamente fino alla sua chiusura durante la rivoluzione Xinhai del 1911.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wild, Norman. 1945. "Materials for the Study of the Ssŭ I Kuan 四 夷 譯 館 (bureau of Translators)". Bulletin of the School of Oriental and African Studies, University of London 11 (3). Cambridge University Press: 617–40. https://www.jstor.org/stable/609340.
  2. ^ http://www.lib.cam.ac.uk/mulu/fb645.html
  3. ^ Shou-p'ing Wu Ko, Translation (by A. Wylie) of the Ts'ing wan k'e mung, a Chinese grammar of the Manchu Tartar language (by Woo Kĭh Show-ping, revised and ed. by Ching Ming-yuen Pei-ho) with intr. notes on Manchu literature, 1855, pp. xix–.
  4. ^ Translation of the Ts'ing wan k'e mung, a Chinese Grammar of the Manchu Tartar Language; with introductory notes on Manchu Literature: (translated by A. Wylie.), Mission Press, 1855, pp. xix–.
  5. ^ de Lacouperie, Terrien. 1889. "The Djurtchen of Mandshuria: Their Name, Language, and Literature". Journal of the Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland 21 (2). Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland: 1. https://www.jstor.org/stable/25208941.
  6. ^ Morris Rossabi, From Yuan to Modern China and Mongolia: The Writings of Morris Rossabi, BRILL, 28 novembre 2014, pp. 98–, ISBN 978-90-04-28529-3.
  7. ^ Shou-p'ing Wu Ko, Translation (by A. Wylie) of the Ts'ing wan k'e mung, a Chinese grammar of the Manchu Tartar language (by Woo Kĭh Show-ping, revised and ed. by Ching Ming-yuen Pei-ho) with intr. notes on Manchu literature, 1855, pp. xxvi–.
  8. ^ Alexander Wylie e Henri Cordier, Chinese Researches, 1897, pp. 261–.
    «termed 1407 certain number of students were appointed by imperial authority instructed in knowledge writing language tribes.»
  9. ^ Translation of the Ts'ing wan k'e mung, a Chinese Grammar of the Manchu Tartar Language; with introductory notes on Manchu Literature: (translated by A. Wylie.), Mission Press, 1855, pp. xxvi–.
  10. ^ Ogura, S.. 1926. "A Corean Vocabulary". Bulletin of the School of Oriental Studies, University of London 4 (1). Cambridge University Press: 1–10. https://www.jstor.org/stable/607397.
  11. ^ Yun Mai, 漢語歷史音韻研究中的 一些方法問題 [Some Methodological Problems in Chinese Phonetics] (PDF), in 浙江大学汉语史研究中心简报 [The Briefing News of Research Center for History of Chinese Language], vol. 18, n. 2, 2005. URL consultato il 24 maggio 2020.
  12. ^ (ZH) Chichu Chiu, 中國翻譯史學會論文投稿: 16世紀日本譯語的出版及傳抄 [The Publishing and Writing of Chinese-Japanese Dictionary in the 16th Century], 書寫中國翻譯史:第五屆中國譯學新芽研討會 [Writing Chinese Translation History: Fifth Young Researchers’ Conference on Chinese Translation Studies], 21 dicembre 2012. URL consultato il 24 maggio 2020.
  13. ^ Hecker, Felicia J.. 1993. "A Fifteenth-century Chinese Diplomat in Herat". Journal of the Royal Asiatic Society 3 (1). Cambridge University Press: 91–93. https://www.jstor.org/stable/25182641?seq=7.
  14. ^ Morris Rossabi, From Yuan to Modern China and Mongolia: The Writings of Morris Rossabi, BRILL, 28 novembre 2014, pp. 94–, ISBN 978-90-04-28529-3.
  15. ^ p. 5.
  16. ^ Copia archiviata (PDF), su khoavanhoc.edu.vn. URL consultato il 21 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
  17. ^ http://c.sou-yun.com/eBooks/四庫之外/華夷譯語%20明%20火原潔撰/二.pdf
  18. ^ Association for Asian Studies. Ming Biographical History Project Committee e Luther Carrington Goodrich, Dictionary of Ming biography, 1368–1644, Columbia University Press, 15 ottobre 1976, pp. 1042, 1126.
  19. ^ Heinrich Julius Klaproth, Abhandlung über die Sprache und Schrift der Uiguren, Buske Verlag, gennaio 1985, pp. 6–, ISBN 978-3-87118-710-0.
  20. ^ Heinrich Julius Klaproth, Abhandlungen über die Sprache und Schrift der Uiguren, 1820, pp. 6–.
  21. ^ Heinrich Julius von Klaproth, Abhandlung über die Sprache und Schrift der Uiguren, nebst einem Wörterverzeichnisse und anderen uigurischen Sprachproben (etc.), Königl. Dr., 1820, pp. 6–.
  22. ^ Heinrich Julius Klaproth, Abhandlung über die Sprache und Schrift der Uiguren, 1812, pp. 41–.
  23. ^ Norman Wild, Materials for the Study of the Ssŭ i Kuan 四 夷 譯 館 (Bureau of Translators), in Bulletin of the School of Oriental and African Studies, University of London, vol. 11, n. 3, 1945, pp. 617–640, DOI:10.1017/S0041977X00072311, JSTOR 609340.
  24. ^ Vladimir Braginsky, Classical Civilizations of South-East Asia, Routledge, 18 marzo 2014, pp. 366–, ISBN 978-1-136-84879-7.
  25. ^ Edwards, E. D., and C. O. Blagden. 1931. "A Chinese Vocabulary of Malacca Malay Words and Phrases Collected Between A. D. 1403 and 1511 (?)". Bulletin of the School of Oriental Studies, University of London 6 (3). [Cambridge University Press, School of Oriental and African Studies]: 715–49. https://www.jstor.org/stable/607205.
  26. ^ C. O. B.. 1939. "Corrigenda and Addenda: A Chinese Vocabulary of Malacca Malay Words and Phrases Collected Between A. D. 1403 and 1511 (?)". Bulletin of the School of Oriental Studies, University of London 10 (1). Cambridge University Press. https://www.jstor.org/stable/607921.
  27. ^ Phyllis Ghim-Lian Chew, A Sociolinguistic History of Early Identities in Singapore: From Colonialism to Nationalism, Palgrave Macmillan, 7 dicembre 2012, pp. 79–, ISBN 978-1-137-01233-3.
  28. ^ Donald F. Lach, Asia in the Making of Europe, Volume II: A Century of Wonder. Book 3: The Scholarly Disciplines, University of Chicago Press, 15 gennaio 2010, pp. 493–, ISBN 978-0-226-46713-9.
  29. ^ Edwards, E. D., and C. O. Blagden. 1939. "A Chinese Vocabulary of Cham Words and Phrases". Bulletin of the School of Oriental Studies, University of London 10 (1). Cambridge University Press: 53–91. https://www.jstor.org/stable/607926.
  30. ^ Vladimir Braginsky, Classical Civilizations of South-East Asia, Routledge, 18 marzo 2014, pp. 398–, ISBN 978-1-136-84879-7.
  31. ^ Wild (1945), p. 620.
  32. ^ Diana Preston, The Boxer Rebellion: The Dramatic Story of China's War on Foreigners That Shook the World in the Summer of 1900, 1999, pp. 138–140, ISBN 0-8027-1361-0.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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