Parco Villa Gregoriana

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La grande cascata vista dalla villa

Parco Villa Gregoriana, è un'area naturale di grande valore storico e paesaggistico che si trova Tivoli, ai piedi dell'antica acropoli romana. Il Parco è noto soprattutto per ospitare la Grande Cascata, e si può considerare un particolarissimo esempio di giardino romantico, per la sua conformazione e per la corrispondenza con il gusto dell'estetica del sublime, tanto caro ai romantici. L'intero percorso all'interno dell'area è stato recuperato dal Fondo Ambiente Italiano a partire dal 2002, e Parco Villa Gregoriana è stato riaperto al pubblico nel 2005.

Indice

Descrizione [modifica]

L'Acropoli e la Valle dell'inferno (Villa Gregoriana) oggi
Veduta del tempio della Sibilla sopra la cascata antica (1750)

Parco Villa Gregoriana si trova in una valle assai scoscesa, detta anticamente «Valle dell'inferno», scavata ai piedi dell'antica acropoli di Tivoli dall'Aniene, nel luogo in cui il fiume entra nella campagna romana. L'altezza complessiva che l'Aniene supera in quella valle, oggi tramite due salti (originariamente erano 4), è di circa 130 metri. Fin dall'antichità il fiume, che attorno all'Acropoli formava un'ampia ansa per poi cadere dallo zoccolo calcareo verso la pianura, diede luogo periodicamente a disastrose inondazioni, che continuavano a scavarne il letto: Plinio il giovane ne descrive una nel 105, che distrusse rovinosamente case, ville e monumenti, altre ne sono descritte dalle cronache locali nel 1688 e 1689, e infine nel 1826.

L'acropoli [modifica]

La Valle dell'inferno. Lungo la parete di sinistra scorreva la cascata antica

Il sito percorre l'intera Valle dell'Inferno, risalendo dal lato opposto fino all'acropoli, sulla cui spianata sono collocati due templi databili attorno al I secolo a.C., uno rettangolare, detto di Tiburno, l'altro rotondo, detto di Vesta o della Sibilla albunea. Questo insieme è ricorrente nell'iconografia paesaggistica su Tivoli fin dal XVIII secolo, e fu una delle mete canoniche del Grand Tour romantico.

La storia [modifica]

Fin dall'età arcaica l'area si rivelò strategicamente importante per le comunicazioni tra i popoli pastori della Valle dell'Aniene e la piana del Tevere: il percorso della transumanza, che scendeva dall'Abruzzo lungo i tratturi che sarebbero divenuti la Via Valeria, procedeva lungo la riva destra dell'Aniene fino a Tivoli, dove passava sulla riva sinistra, da cui più agevolmente si poteva proseguire verso la pianura. Era qui che, a monte della grande cascata e soggetto alla sorveglianza (e ai pedaggi) dell'acropoli tiburtina, era stato costruito il primo ponte.

La nascita dell'antica Tibur in questo luogo, si deve proprio alla posizione strategica assunta dal sito, l'acropoli e l'abitato antico sorgevano infatti su uno sperone roccioso. Benché geologicamente e idrologicamente assai difficile da coltivare, il territorio venne sfruttato almeno fin dal II secolo a.C.: grazie anche alla natura calcarea e carsica del terreno, vi si conoscono infatti 12 manufatti idraulici, tra fossati, canali, chiuse e rami di acquedotto, senza contare i resti di ponti e mulini, destinati a derivare, governare e utilizzare la pressione variabile delle acque, gran parte dei quali ancora in uso o comunque accessibili.

In età repubblicana, lungo la valle furono costruite varie ville, tra cui, in particolare posta nel sito attuale del Parco, quella di Manilio Vopisco, celebrata da Publio Papinio Stazio nelle sue Silvae, e poco dopo devastata dalla citata alluvione del 106.

I lavori di Gregorio XVI [modifica]

I cunicoli dell'Aniene nella medaglia commemorativa (1835)
il ponte Gregoriano

Parco Villa Gregoriana, come appare oggi, nasce dalla necessità di difendere la città di Tivoli dalle piene rovinose dell'Aniene, e dal desiderio di un Papa camaldolese severamente reazionario ma assai colto, Gregorio XVI, di unire l'utile al dilettevole, senza problemi di spese.

Parco Villa Gregoriana - che prese appunto il nome dal Papa - è in effetti un "accessorio" dell'opera primaria: la deviazione e la canalizzazione in due cunicoli artificiali delle acque dell'Aniene, che Gregorio XVI fece realizzare sotto il monte Catillo dopo l'alluvione del 1826, in modo da allontanare dall'abitato il corso del fiume e il punto di caduta delle acque dell'Aniene. A ciò si aggiunse la costruzione del Ponte Gregoriano, a cavallo dell'antico letto del fiume, che, in seguito alla devizaione del suo corso, costituiva soltanto il letto di deflusso delle acque in sovrappiù. La realizzazione dei lavori fu affidata al cardinale Rivarola, e nel 1835 avvenne la solenne inaugurazione[1].

Per l'occasione, e in sintonia con il gusto dell'epoca, venne recuperato il «costruito» della villa di Manlio Vopisco, che non era più stato abitato dall'inizio del II secolo. I ruderi degli edifici di età romana inselvatichiti nei secoli vennero accuratamente ripristinati per poi essere integrati nel giardino dove furono piantate nuove essenze e attrezzati percorsi, vialetti, scale, ambienti di servizio.

Bibliografia [modifica]

  • Cairoli Fulvio Giuliani, La Villa Gregoriana a Tivoli, Tiburis Artistica ed., 2005

Note [modifica]

  1. ^ Per la descrizione dei lavori e dell'inaugurazione visti da un contemporaneo si veda in Filippo Alessandro Sebastiani, Viaggio a Tivoli antichissima città latino-sabina fatto nel 1825, pag. 529-532

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