Valle Artogna

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Valle Artogna
La Valle Artogna (bassa) dalla Punta Sivella
La Valle Artogna (bassa) dalla Punta Sivella
Stati Italia Italia
Regioni Piemonte Piemonte
Province Vercelli Vercelli
Località principali Campertogno
Comunità montana Comunità Montana Valsesia
Fiume Artogna
Altitudine da 850 a 2812 m s.l.m.
Sito internet

La Valle Artogna, già conosciuta nel medioevo come Valnera, è una valle laterale dell'alta Valsesia, è lunga circa 14–15 km ed è situata nel territorio del comune di Campertogno a poca distanza dall'abitato di Mollia. Solitaria, aspra e selvaggia, la valle ha andamento sinuoso e presenta una varietà di aspetti e di scenari sorprendente. Alla sua testata si trovano tre laghi (di fondo, di Mezzo, di Cima), e una cerchia di montagne poco frequentate e dall'aspetto severo. Ravelli la definiva "un piccolo Caucaso". Lungo la cresta che divide la valle dal comune di Rassa si trova la punta Sivella (2523 m), che è la montagna "simbolo" del paese, alla testata della valle invece è ubicato il Monte della Meja (2812 m), la punta più alta di tutto il territorio di Campertogno.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Carta geografica della valle Artogna

La valle Artogna è posta alla destra orografica del fiume Sesia, tra la Val Vogna a nord e la Val Gronda a sud. Si estende verso sud-ovest con andamento sinuoso ed è percorsa per tutta la sua lunghezza dal torrente Artogna, che nasce dal Lago di Cima (2424 m) ai piedi del Monte della Meia (2812 m) e confluisce nel fiume Sesia poco a monte dell'abitato di Campertogno, presso la frazione Otra. La valle si sviluppa tra due lunghe catene di monti, quella più a nord è costituita da montagne più scoscese e selvagge, mentre le montagne a sud hanno pendii più dolci che permettono un facile passaggio verso la zona del Cangello attraverso la Sella del Camp d'i fréi. Il torrente omonimo della valle che è lungo circa 14 km è un ruscello dal carattere tranquillo nell'alta valle (dai laghi fino all'alpe Campo), al di sotto dell'alpe Campo si rigonfia per tornare nuovamente calmo molto più in basso (nei pressi dell'alpe Campello), infine dopo essere sprofondato nel fondo valle riemerge spumeggiante nella cascata del Tinaccio (con un salto di oltre 40 metri) e continua turbolento con cascatelle alternate a lame fino alla confluenza con il fiume Sesia.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

L'alpe Campo visto dall'alto

La configurazione generale è quella della valle glaciale; i segni di questa origine sono rappresentati dalle molte soglie glaciali, dalle conche dell'alta valle (alpe Giare, alpe Campo), dalla presenza di rocce montonate e dalle striature che si trovano all'imbocco della piana del Campo.

I terreni che si incontrano nella valle sono molto antichi (paleozoici) rappresentati in prevalenza da gneiss. I fenomeni erosivi e glaciali hanno provocato fenomeni di degradazione, determinando la formazione di vasti accumuli detritici e, per via della molteplicità delle rocce presenti, a una grande varietà di manifestazioni. A parte gli gneiss (micascisti) presenti lungo tutta la valle, partendo dall'alto si trovano affioranti:

  • Gneiss occhiadini e detriti di falda nella parte sommitale della valle tra il colle della Meja e il lago di cima rispettivamente a destra e a sinistra del colle.
  • Prasiniti ed Eclogiti in alta valle Artogna in generale.
  • Calcari cristallini a destra del lago di fondo e all'alpe Giare.
  • Peridotiti a nord-est dell'alpe Giare.
  • Kinzigiti a nord dell'alpe Campo, sulla parete della montagna di fronte all'alpeggio.
  • Granitoidi a nord degli alpeggi Roseto e Banchelle, sulle pareti del monte Cona e proseguendo a est sulla stessa costiera.

Nei pressi della confluenza col Sesia (da sopra la frazione Rusa fino a Carata) si trovano vaste morene.

Sentieri e Alpeggi[modifica | modifica wikitesto]

Punto di appoggio del CAI all'alpe Campo

Un tempo si accedeva alla valle dalla "stra veggia" (strada vecchia), un sentiero che si distacca dalla mulattiera per l'alpe Argnaccia lasciandola alla sua sinistra. Il nuovo sentiero invece, la "stra nova", costruito nel '600, scorre lungo il fianco meridionale della valle, passa nei pressi della cascata del Tinaccio (località Pass Brütt) e si riaggancia con la strada vecchia poco dopo, in località Giavinaccia, dopo la quale esiste un'unica via segnata per l'alta valle.

Un'altra via di accesso è quella che dal Cangello conduce all'alpe Vasnera dal quale si scende in valle Artogna nei pressi dell'alpe Casera delle Margherite (già abbastanza in alto). Per quanto riguarda gli insediamenti, partendo dal fondovalle, risalendo la valle Artogna si trovano l'alpe Boracche, situato all'imbocco della valle sul versante nord, che si raggiunge da Rusa tramite un sentiero indipendente dalla mulattiera che percorre la valle; più in alto troviamo la Giavinaccia (luogo in cui confluiscono stra veggia e nova), l'alpe Campello, dove la valle si apre un poco, l'alpe Piana, gli alpi Roseto e Banchelle, mentre sulla destra del torrente più avanti si trova la Casera delle margherite. In realtà questi sono solo gli alpeggi che si incontrano lungo il sentiero più basso che percorre la valle: infatti dall'alpe Campello, prendendo un sentiero più alto si trovano gli alpi S'la Piana, An ciümma la riva, la Rivaccia fino a giungere a Sasso Colombo e alla Stella, due alpeggi facilmente raggiungibili tramite un'altra strada ancora dal Rusè (alpe Roseto). Ancora più in alto di questi alpeggi, raggiungibile attraverso un sentiero che si separa dalla via alta che conduce il Campello a Sasso Colombo, sotto il Monte Cona si trovano gli alpi di S'i Türji e di S'i Türji veğğiu. Proseguendo invece lungo il sentiero normale (il più basso) si incontrano la Canvaccia e quindi la Casera dei Gatti, che se si prosegue per la traccia segnata si lascia in basso a sinistra. L'insediamento più importante era, quando ancora tutta la valle era abitata dai partori, al Campo (1889 m), un vero e proprio piccolo villaggio con tanto di chiesetta (di cui rimangono solo i ruderi), in questo splendido alpe è stata ristrutturata dal C.A.I. una delle baite per farne un bivacco per escursionisti. Più in alto, a sinistra del Campo, si trova Pianabella mentre proseguendo per il sentiero normale verso i laghi si incontrano ancora gli alpi Erta e Scanetti prima di giungere all'alpe Giare (2239 m) che è il più alto della valle.

Monti[modifica | modifica wikitesto]

A nord la valle è delimitata dalla cresta che conduce dal Parejët (a strapiombo su Mollia) alla vetta del monte della Meja (2812 m); le punte che si presentano sono:

La Berretta del Vescovo dal Lago di Mezzo
  • Sparun (1852 m)
  • la Cona (2212 m)
  • la Brüsā (2418 m)
  • Cima di Janzo (2445 m)
  • il Palùn (2530 m)
  • il Palancà (2685 m)
  • Punta del Tillio (2674 m)
  • Cima Cortese (2711 m)

La costiera meridionale invece segue l'andamento della valle partendo da nord delle frazioni Carata e Otra, le sue punte sono:

  • Sass Brüsā (Sasso bruciato) (1521 m)
  • Punta Vasnera orientale (2028 m)
  • Punta Vasnera occidentale (2031 m)
  • Punta Salarùa (2222 m)
  • Punta Ciciozza o Sivella (2523 m), sulla quale è situata una cappella votiva con un grande Crocifisso.
  • Corna Rossa (2552 m)
  • il Becco di Cossarello (2631 m)
  • la Berretta del Vescovo (2730 m)

Laghi[modifica | modifica wikitesto]

I tre laghi maggiori della valle sono raggiungibili dalle case dell'alpe Giare:

  • Il primo, chiamato Lagho di Fondo, si trova a quota 2225 m ed è il più piccolo dei tre.
  • Il lago centrale, o di Mezzo, a quota 2279 m arriva a 173 m di larghezza.
  • Il più alto, il Lago di Cima, si trova a 2424 m di altitudine e ha larghezza massima di 193 m.

Sono presenti in alta valle artogna molti altri laghetti, soprattutto tra i laghi di Fondo e di Mezzo, ma sono molto più piccoli dei tre di cui si è parlato sopra.

Storie e Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Il Baratro della cascata del Tinaccio

Il Fantasma del Tinaccio[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi della cascata del Tinaccio, a monte del sentiero, c'è un incavo naturale della roccia, sempre umido. Si dice che una donna di Campertogno, mentre stava allattando il suo bambino, morì precipitando nel baratro della cascata per non aver rispettato il digiuno della tempora di Natale. Dopo la sua morte però molti la videro apparire in quei posti col suo bambino in braccio cantando:

"Témpuri témpurai

ch'i eisa dijünà ai témpuri 'd Dinā

'ntu custi péini i sarìa mai"

In seguito il Vescovo in persona fece benedire il luogo delle visioni e chiese che le persone di passaggio per quel luogo recitassero un "deprofundis". Da allora il fantasma della donna sparì e non fu più avvistato, mentre comparve per miracolo il piccolo incavo nella roccia sempre bagnato di acqua benedetta.

L'oro del Campo[modifica | modifica wikitesto]

Per un certo periodo di tempo alcuni pastori del Biellese si erano fermati all'alpe Campo per far pascolare le mandrie. Avevano scoperto nei paraggi dell'alpeggio una sorgente dalla quale, oltre all'acqua, uscivano delle pagliuzze d'oro grazie alle quali riuscirono ad arricchirsi in poco tempo. Ancora dopo molti anni che i pastori biellesi avevano lasciato il Campo mandavano a Campertogno due volte l'anno un inviato: in primavera per recarsi alla sorgente con una grossa scodella e in autunno per andare a riprenderla colma d'oro. Un giorno, passando dalla frazione Otra l'inviato propose ad una donna di andare insieme a lui al Campo, se avesse accettato le avrebbe rivelato l'esatto luogo segreto della sorgente che, disse, si trovava oltre l'Artogna, sotto uno dei tre rialzi che forma il terreno. Ma la donna, essendo vedova e con un bambino piccolo, non accettò temendo qualche insidia da parte dell'uomo. Quando il figlio fu cresciuto però la donna gli rivelò le indicazioni dell'uomo e il ragazzo subito si recò sul posto, ma poté solo constatare che una frana aveva distrutto per sempre l'alvā del tesoro.

Il Frate della Meja[modifica | modifica wikitesto]

Il Frà 'd la Meja

Prima che venisse distrutto da un fulmine, poco distante dalla vetta del monte della Meja si trovava un monolito a forma di frate incappucciato, se non ci credete andate in qualsiasi casa di un abitante del luogo e troverete una fotografia che lo ritrae. La leggenda vuole che Lino, un giovane di nobile famiglia valsesiana e guardia d'onore di un imperatore romano, si fosse innamorato della figlia di questo, la bella Iole, ma Lino dovette separarsi da lei per partecipare ad un'impresa bellica in Africa. Quando a Roma giunse la notizia della morte di Lino, per il dolore Iole si fece vestale. La notizia era falsa e dopo qualche tempo Lino tornò a Roma coperto di gloria, ma per lui Iole era morta, essendo impossibile trovarla. Con il cuore affranto tornò nella sua terra nativa, e salito il monte della Meja, qui vi attese la morte, e nel momento in cui questa lo colse una pietra assunse per incanto le sue sembianze, per ricordarlo nei secoli.

La Bocchetta del Gianperàll[modifica | modifica wikitesto]

Dall'alpe Campo il passo più diretto per entrare nella valle di Rassa (un comune confinante di Campertogno) è il colle del Campo, chiamato nel dialetto locale anche Buchëtta dal Gianperàll, che prende appunto il nome da questo pastore, il Giamperàll, che di lì passava spesso per accudire le bestie a cui teneva particolarmente, tanto che si diceva che "al cürèiva püssee 'l bes'ci che 'l sui matti"; su quel colle è ancora visibile il posto dove egli si riposava: un lastrone di pietra caratterizzato di una sporgenza su di un lato simile ad un cuscino.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Molino Gianni, Campertogno, vita arte e tradizione di un Paese di montagna e della sua gente, EDA Torino, 1985
  • Molino Gianni, Le Terre alte di Campertogno, organizzazione pastorale di una comunità alpina, ZEISCIU Centro Studi, 2006
  • Ravelli Luigi, Valsesia e Monte Rosa, Corradini, 1983

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]