Trasfigurazione di Cristo (Giovanni Bellini Napoli)

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Trasfigurazione di Cristo
Trasfigurazione di Cristo
Autore Giovanni Bellini
Data 1478-1479 circa
Tecnica Olio su tavola
Dimensioni 116 cm × 154 cm 
Ubicazione Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

La Trasfigurazione di Cristo è un dipinto a olio su tavola (116x154 cm) di Giovanni Bellini, databile al 1478-1479 circa e conservato nel Museo di Capodimonte a Napoli. L'opera è firmata IOANNES BELLI/NUS ME PINXIT sul cartellino appeso alla staccionata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera proviene forse dalla cappella Fioccardo nel Duomo di Vicenza. La scritta in ebraico sul rotolo nella mano di Mosè permette di risalire alla data 1478-1479.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

La tela raffigura l'episodio riportato nei vangeli in cui Cristo sul monte Tabor rivela la sua natura divina ai tre discepoli (Pietro, Giacomo e Giovanni), i quali sono rappresentati come folgorati dalla visione. Accanto al Cristo si sono infatti materializzati i profeti Elia e Mosè, simbolo dell'avverarsi delle profezie del vecchio testamento, secondo un'iconografia derivata dai Vangeli sinottici. La composizione si basa su un'armonica simmetria, con figure possenti, ben evidenziate dai panneggi dai colori cangianti, quasi serici.

Le foglie dell'albero a destra e i volti di Pietro e Giacomo sono il risultato di un antico rifacimento. L'opera è di importanza capitale per la nuova sintesi tra prospettiva e geometricità alla Piero della Francesca e il naturalismo che proprio a Venezia si andava scoprendo in quegli anni, ben percepibile nello straordinario sfondo.

La scena è infatti ambientata in un ampio paesaggio veneto, con colline e montagne che si perdono lontane all'orizzonte e numerose tracce di serena presenza umana, come la città sulla destra, il castello e il pastore con le mucche al pascolo a sinistra. La fusione tra figure e paesaggio, grazie alla costruzione tramite colore e luce che nasconde la linea di contorno, raggiunge qui un'altissima intensità poetica. La luce calda e intensa infatti sembra far partecipare ogni dettaglio, con la sua radiosa bellezza, all'evento miracoloso. Diverso è invece il trattamento dello scosceso precipizio in primo piano, dove le rocce aspre e scheggiate ricordano la lezione di Andrea Mantegna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariolina Olivari, Giovanni Bellini, in AA.VV., Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2007. ISBN 888117099X

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