Sylvicapra grimmia
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| Stato di conservazione | |||
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| Classificazione scientifica | |||
| Dominio | Eukaryota | ||
| Regno | Animalia | ||
| Phylum | Chordata | ||
| Classe | Mammalia | ||
| Ordine | Artiodactyla | ||
| Famiglia | Bovidae | ||
| Sottofamiglia | Cephalophinae | ||
| Genere | Sylvicapra Ogilby, 1837 |
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| Specie | S. grimmia | ||
| Nomenclatura binomiale | |||
| Sylvicapra grimmia (Linnaeus, 1758) |
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La silvicapra (Sylvicapra grimmia Linnaeus, 1758), nota anche come cefalofo comune o cefalofo grigio, è un piccolo cefalofo diffuso in quasi tutta l'Africa subsahariana, a esclusione del Corno d'Africa e delle foreste pluviali delle regioni centrali e occidentali del continente.
Indice |
Tassonomia [modifica]
Attualmente, gli studiosi riconoscono tredici sottospecie di silvicapra[1]:
- S. g. grimmia Linnaeus, 1758 (Africa meridionale, dal Sudafrica alle propaggini meridionali della Repubblica Democratica del Congo);
- S. g. altivallis Heller, 1912 (Monte Kenya);
- S. g. caffra Fitzinger, 1869 (Sudafrica, Namibia, Lesotho, Botswana, Swaziland, Zimbabwe, Zambia e Angola);
- S. g. campbelliae Gray, 1843 (Africa occidentale, dal Senegal alla Nigeria);
- S. g. coronata Gray, 1842 (da Gambia a Ciad e Repubblica Democratica del Congo);
- S. g. hindei Wroughton, 1910 (Sudan sud-orientale, Etiopia, Somalia meridionale, Repubblica Democratica del Congo nord-orientale, Uganda, Kenya e Tanzania);
- S. g. lobeliarum Lönnberg, 1919 (Monte Elgon);
- S. g. madoqua Rüppell, 1836 (Etiopia);
- S. g. nyansae Neumann, 1905 (Kenya);
- S. g. orbicularis Peters, 1852 (Malawi e Mozambico);
- S. g. pallidior Schwarz, 1914 (Repubblica Centrafricana);
- S. g. splendidula Gray, 1891 (Gabon, Angola e Repubblica Democratica del Congo sud-orientale);
- S. g. steinhardti Zukowsky, 1924 (Mozambico, Malawi, Zambia, Angola sud-orientale, Repubblica Democratica del Congo sud-orientale, Zimbabwe, Botswana, Namibia e Sudafrica).
Descrizione [modifica]
La silvicapra misura 80-115 cm di lunghezza, 45-60 cm di altezza al garrese e pesa 10-20 kg; la coda misura 10-20 cm[3]. Il mantello varia generalmente dal marrone-rossastro chiaro al grigio brizzolato, a seconda della distribuzione geografica[4]. Le regioni inferiori sono biancastre, mentre il muso, il naso e le zampe anteriori sono nere[4]. Il colore nero dell'estremità della coda contrasta nettamente con il ciuffo di peli bianchi della sua parte inferiore[4]. Le lunghe orecchie appuntite sono separate da un ciuffo di peli sulla fronte[4]. Di solito le femmine sono più grandi dei maschi[4]. Le corna, dalla punta aguzza, solitamente sono presenti solo nei maschi e possono raggiungere i 7-18 cm di lunghezza[3]. Esse sono orientate più verticalmente che nelle altre specie di cefalofo, poiché la silvicapra predilige habitat più aperti[4].
Distribuzione e habitat [modifica]
La silvicapra è una delle antilopi più largamente diffuse del continente africano, e si trova in tutte le regioni di savana alberata dell'Africa sub-sahariana; malgrado l'incremento demografico della popolazione umana in molte zone del suo areale, la distribuzione di questo animale è rimasta pressoché invariata rispetto al passato[2].
Sebbene prediliga le savane, in alcune regioni montuose, come il Monte Kenya e il Kilimangiaro, si spinge anche nelle zone alpine[2]. Mostra un grande livello di adattabilità alle modificazioni dell'habitat apportate dall'avanzata dell'agricoltura, e sopravvive anche nelle zone a ricrescita secondaria[2].
Biologia [modifica]
Attiva prevalentemente nelle ore notturne, la silvicapra trascorre la giornata nascosta tra gli arbusti o l'erba alta[4]. Questa piccola antilope è dotata di velocità e resistenza eccezionali, e generalmente riesce a seminare i cani che vengono lanciati al suo inseguimento[3]. I territori degli esemplari dello stesso sesso si sovrappongono raramente[3]. I maschi sono territoriali: marcano le proprie aree con le secrezioni delle ghiandole preorbitali e le difendono dall'intrusione di altri maschi[4]. I luoghi di riposo preferiti per questi individui sono le alture da dove possono avere una vista migliore sui dintorni[4]. Nelle aree più favorevoli si possono trovare due silvicapre per ogni chilometro quadrato[4].
La dieta della silvicapra comprende foglie di alberi e arbusti, frutta, semi e, occasionalmente, carogne[3].
La gestazione dura 6-7 mesi, trascorsi i quali nasce sempre un unico piccolo, che trascorre le prime settimane al sicuro tra la vegetazione[3]. Nel caso venisse attaccato da un predatore, emette un forte belato per far accorrere in suo aiuto i genitori[3]. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a 8-10 mesi, i maschi a 12[3]. La silvicapra può vivere fino a 14 anni[4].
Tra i numerosi predatori che le danno la caccia ricordiamo piccoli felini, babbuini, coccodrilli, pitoni e aquile[3].
Conservazione [modifica]
Come suggerisce il nome alternativo di cefalofo comune, la silvicapra, malgrado la caccia datale per il cosiddetto bushmeat, è ancora una specie molto numerosa e le stime sulla sua popolazione totale si aggirano sui 10 milioni di capi[2]. Com'è ovvio, la IUCN la inserisce tra le specie a basso rischio[2].
Note [modifica]
- ^ a b D.E. Wilson; D.M. Reeder, Sylvicapra grimmia. In Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference. 3rd edition, Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4
- ^ a b c d e f IUCN SSC Antelope Specialist Group 2008. Sylvicapra grimmia. In: IUCN 2012. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2012.2
- ^ a b c d e f g h i Walther, F. R. 1990. Duikers and Dwarf Antelopes. In Grzimek's Encyclopedia of Mammals. Edited by S. P. Parker. New York: McGraw-Hill. pp. 325-343.
- ^ a b c d e f g h i j k Kingdon, J. 1997. The Kingdon Field Guide to African Mammals. Academic Press, London and New York: NaturalWorld.
Bibliografia [modifica]
- Groves C. & Grubb P., Ungulate Taxonomy, The Johns Hopkins University Press, 2011. ISBN 9781421400938
- Animal, Smithsonian Institution, 2005, pg. 250
- Collins guide to African wildlife, Peter C. Alden, Richard D. Estes, Duane Schlitter, Bunny Mcbride, Harper Collins publishers, September 2004
- Dorling Kindersley Mammal handbook, Editorial consultant; Juliet Clutton-Brock, Dorling Kindersley limited, 2002
- East African Wildlife, Philip Briggs,Bradt Travel Guides Limited,2007
Altri progetti [modifica]
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