Stufa ad olle

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Stufa ad olle con sfondo bianco e decorazioni blu

La stufa ad olle è quella costruzione capace di emanare e diffondere calore nell’ambiente circostante. La sua peculiarità è quella di mantenere il calore anche dopo lo spegnimento del fuoco, grazie alle olle di argilla ed ai mattoni refrattari che accumulano e trattengono il calore per molte ore.

La storia[modifica | modifica sorgente]

L’origine delle stufe ad olle di Sfruz risale al lontano periodo romano: nel 15 a.C Ottaviano Augusto affidò a Nero Claudius Drusus il compito di occupare le Alpi, per portare a termine la conquista della Gallia Cisalpina. Durante questa impresa Druso e la sua legione si accamparono a Vervò, un paese a pochi km da Sfruz. Furono loro a scoprire, proprio a Sfruz, la presenza e l’abbondanza di argilla, quell’elemento naturale presente nel terreno e che fu la materia prima per la costruzione delle stufe. I Romani erano già a conoscenza dell’utilità dell’argilla, che plasmata con l’acqua, poteva essere facilmente lavorata. Ma il periodo d’oro delle Stufe ad Olle di Sfruz arrivò nel XVI secolo, per merito degli anabattisti faentini: per fuggire alle repressioni dello Stato Pontificio, i faentini trovarono riparo in varie località del Tirolo. La “Confraternita degli Ollari” in particolare, approdò proprio a Sfruz, portando con sé l’arte della maiolica. Questo incontro tra i fornellari di Sfruz ed i decoratori di Faenza, fu la chiave del successo di questa arte antica.

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

La stufa ad olle fin dalle sue origini fu rappresentativa delle più diverse condizioni sociali: ogni famiglia a Sfruz ne possedeva una, in quanto bene comune che tutti potevano permettersi. La funzione fondamentale della stufa era quella di riscaldare la stanza durante i mesi invernali. Le stufe ad olle in origine non avevano percorsi interni di fumo, come quelle odierne, ma un unico vano interno dove l’aria calda saliva lungo la parete alla quale era appoggiata, riscaldandola fino al soffitto; il fumo veniva poi spinto nella discesa forzata fino all’uscita, per poi immettersi nella canna fumaria. Oltre a riscaldare l’ambiente, le stufe potevano scaldare i cibi, che venivano messi in appositi spazi, in parte o nel retro della stufa. In un secondo momento, la stufa ad olle non venne più vista unicamente come fornitrice di calore, ma le venne attribuita anche la funzione di decoro.

Altro esempio di stufa ad olle

Le fornaci[modifica | modifica sorgente]

Le fornaci presenti a Sfruz erano tre: quella della famiglia Biasi, Fedrizzi e Cavosi. Nel 1533 a Cristoforo Cavosi venne rilasciata una pergamena dai Vescovi di Trento, in cui si attestava la sua nomina a “maestro fornellaro”. Il lavoro prodotto dai fornellari sfruzzini non è stimabile in modo esatto, ma grazie ad un documento storico ritrovato qualche anno fa “Libro dove si ordianano i forneli”, è stata confermata l’intensa laboriosità dei fornellari sfruzzini ed il primato alla famiglia Cavosi: nell’arco di 63 anni, a partire dal 1792 fino al 1854, riuscirono a vendere 1121 stufe ad olle. Oltre ad essere vendute in Val di Non, le stufe ad olle di Sfruz arrivarono a Mantova, Ferrara, Vienna e Salisburgo. Nel paese di Sfruz, le stufe riconosciute come originali sono 29. In seguito alla Seconda Rivoluzione Industriale ed al progresso tecnologico, le stufe ad olle vennero sostituite con nuove e moderne tecniche di riscaldamento. Molte stufe vennero distrutte, ma fortunatamente non tutte vennero demolite. A distanza di molto tempo, oggi è nato il desiderio di riscoprire e rivalorizzare l’arte antica delle stufe ad olle.

L'argilla di Sfruz[modifica | modifica sorgente]

Ciò che distingue le stufe ad olle di Sfruz dalle altre è la materia prima con le quali vennero costruite, ossia l’argilla, e le maioliche degli Anabattisti faentini, con le quali vennero decorate. L’argilla di Sfruz si distingue per la sua purezza, in quanto la sua percentuale sabbiosa è molto bassa; dall’analisi granulometrica del Dott. Francesco Angelelli si hanno i risultati della sua composizione: 0,50% di sabbia, 2,20% di limo e 97,30% di argilla. Gli accumuli di argilla che si sono formati nelle cave della Val di Non, hanno rappresentato la materia prima per la lavorazione, la cottura e la creazione di ceramiche resistenti a forti calori.

I periodi della produzione sfruzzese[modifica | modifica sorgente]

L’arte dei fornellari di Sfruz può essere classificata in quattro periodi, ai quali corrispondono quattro diversi tipi di produzione.

  • Il primo periodo è quello del Rinascimento faentino(seconda metà del 400): in quegli anni gli artisti faentini per sopperire all’impossibilità di importare le ceramiche preziose dall’Oriente in conseguenza alla caduta dell’Impero Romano d’Oriente, diffusero le ceramiche a ‘policromia all’occhio di penna di pavone’. La Stufe del primo periodo avranno quindi colori luminosi, turchino, viola, verde e giallo.
Stufa ad olle color turchino
  • Il secondo periodo investe il XVII-XVIII secolo ed è caratterizzato dalla produzione di stufe con sfondo bianco-latte e decorazioni di colore verde-blu. *Il terzo periodo va da fine 700 a metà 800 e corrisponde alla produzione di stufe a sfondo verde con rilievi in bianco.
Stufa ad olle con sfondo verde e decorazioni bianche
  • L’ultimo periodo invece prosegue fino alla Rivoluzione industriale e con esso ai pannelli, vennero sostituite le olle in tutti i vari colori.

I materiali utilizzati per formare i colori erano materiali naturali: ferro, magnesio, piombo, rame, sale e farina. Questi venivano messi nel forno ed inceneriti alla temperatura di 700-800 gradi centigradi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Caporilli M., L’arte del calore, Trento, Euroedit, 2002
  • Liverani F. - Bosi R., Maioliche di Faenza, Imola; Galeati, 1974
  • Ossanna M., Sfruz: un cuore antico. Usi costumi ricordi, Napoli, Tip. Laurenziana, 1985