Silk Road

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Silk Road
URL http://reloadedudjtjvxr.onion[1] (Richiede TOR)
Tipo di sito E-commerce
Lingua Inglese
Proprietario Dread Pirate Roberts
Creato da Dread Pirate Roberts
Stato attuale Online

Silk Road è un sito di commercio elettronico che funziona attraverso i servizi nascosti del software di anonimato Tor. Solo attraverso Tor, infatti, è possibile accedere al sito. Vari prodotti venduti su Silk Road sono classificati come prodotti di contrabbando dalla maggioranza delle giurisdizioni mondiali[2]. Silk Road è stato definito come "l'Amazon delle droghe".[3][4]

Il 3 ottobre 2013 Silk Road fu chiuso dall'FBI. Ai primi di novembre viene annunciata la riapertura di Silk Road da parte dello pseudonimo Dread Pirate Roberts, nonostante l'FBI abbia arrestato la presunta persona che si celava dietro a quel nome[5].

Il 6 novembre 2014 Silk Road viene chiuso definitivamente dall'FBI. 2 ore dopo la chiusura da parte dell'FBI apre Silk Road 3.0 .

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Acquirenti e venditori conducono tutte le transazioni con i Bitcoin, una moneta elettronica che permette una forte riservatezza e discrezione. Per far fronte alle possibili fluttuazioni del tasso di cambio del bitcoin, che possono essere notevoli anche su brevi periodi di tempo, tutti i prezzi praticati su Silk Road sono vincolati al dollaro statunitense, in modo da prevenire inflazione o deflazione troppo drastiche. Gli utenti, se non interessati a vendere, possono iscriversi a Silk Road gratuitamente; tale strategia è volta a ridurre la possibilità, per utenti non autorizzati, di distribuire merce contaminata.[6][7] A partire dal lancio, avvenuto nel febbraio 2011, dopo tre mesi di sviluppo,[8][9] si delineò chiaramente il genere di business con il quale Silk Road voleva affermarsi: droghe, pornografia, prodotti contraffatti, documenti falsi e, a partire dal marzo 2012, anche armi[8][10][11]. Tuttavia, gli amministratori del sito hanno vietato la vendita di beni o servizi destinati a danneggiare gli altri[12]. I venditori operano maggiormente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna[8] offrendo prevalentemente prodotti quali MDMA, eroina, LSD e cannabis[10]. Un gestore del sito ha affermato che «oltre il 99% di tutte le transazioni, effettuate all'interno del sistema con acconto di garanzia, è stato completato con soddisfazione di compratore e venditore, o comunque alla fine un accordo è stato raggiunto.»[13]

Il 2 ottobre 2013 l'autorità americana FBI ha arrestato il proprietario in California. Il sito è stato messo offline. L'FBI ha anche sequestrato 3.6 milioni di dollari in Bitcoin[14]

Notorietà[modifica | modifica wikitesto]

In seguito a un articolo apparso sul blog Gawker, i senatori statunitensi Charles Schumer e Joe Manchin hanno inviato una lettera al Procuratore generale Eric Holder e all'Amministratore della DEA Michele Leonhart per chiedere la chiusura di Silk Road.[2][15][16] In una conferenza stampa Schumer ha descritto il sito come segue:

« Si tratta chiaramente di un one-stop shop per le droghe illegali, che rappresenta il tentativo più sfacciato di vendere droghe online che abbiamo mai visto. È sfacciato anni luce più di ogni altra cosa.[17] »

Successivamente, gli amministratori di Silk Road hanno pubblicato sul loro forum questa risposta:

« Il dado è stato lanciato e ora vedremo cosa uscirà. Intensificheremo gli sforzi per contrastare i loro attacchi e rendere il sito più resistente possibile, questo significa che per un po' saremo meno sensibili ai messaggi che ci riguardano.
Sono sicuro che questa notizia spaventerà qualcuno, ma dobbiamo vincere la battaglia, una nuova era nascerà. Anche se perdiamo, il genio è uscito dalla bottiglia; stanno combattendo una guerra persa in partenza. »

Dopo questi eventi, il traffico sul sito è cresciuto enormemente e il bitcoin ha subito un corrispondente aumento di valore.[8]

Il sito è stato anche usato — durante la discussione legislativa dello Stop Online Piracy Act del 2011 — come un esempio dell'evoluzione di alcuni siti web a rete distribuita, e di sistemi informatici che, per la loro struttura, non sono bloccabili filtrando il nome del dominio, come proposto con il SOPA.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dylan Love, Silk Road 3.0, Business Insider, 2013-11-06. URL consultato il 2013-11-07.
  2. ^ a b (EN) Adrian Chen, The Underground Website Where You Can Buy Any Drug Imaginable in Gawker, 1° giugno 2011. URL consultato il 4 maggio 2012.
  3. ^ (EN) Angela Wang, Silk Road: The "eBay" for Narcotics in The Epoch Times, 6 giugno 2011. URL consultato il 21 aprile 2012.
  4. ^ (EN) Silk Road: The Amazon.com of illegal drugs in The Week, 2 giugno 2011. URL consultato il 21 aprile 2012.
  5. ^ Alfonso Maruccia, Il ritorno di Silk Road in Punto Informatico, 08-11-2013. URL consultato il 09-11-2013.
  6. ^ (EN) dkn255hz262ypmii.onion/index.php?topic=360.0.
  7. ^ (EN) dkn255hz262ypmii.onion/index.php?topic=360.msg3574#msg3574.
  8. ^ a b c d (EN) Justin Norrie e Asher Moses, Drugs bought with virtual cash in Sydney Morning Herald, 12 giugno 2011. URL consultato il 30 aprile 2012.
  9. ^ (EN) Public statement from a Silk Road spokesperson. URL consultato il 1 marzo 2011.
  10. ^ a b su The Armory, poi chiuso a fine luglio. Riccardo Luna, Sesso, droga e armi la faccia cattiva del web in La Repubblica, 11 aprile 2012. URL consultato il 30 aprile 2012.
  11. ^ (EN) Joshua Davis, The Crypto-Currency in The New Yorker, 10 ottobre 2011. URL consultato il 7 maggio 2012.
  12. ^ (EN) Restricted Items. Sellers Guide, Silk Road.. URL consultato il 23 ottobre 2011. «Per favore non pubblicare nulla con lo scopo di danneggiare o frodare, come [annunci su] carte di credito rubate, denaro falso, informazioni personali, omicidi, e armi di distruzione di massa (armi biologiche/chimiche, armi nucleari, e nulla che possa essere usato per produrle). [...]».
  13. ^ (EN) State of the Road Address.
  14. ^ FBI seizes ‘Silk Road' black market domain, arrests owner — RT USA
  15. ^ (EN) Ruth Whippman, Bitcoin: the hacker currency that's taking over the web in The Guardian, 12 giugno 2011. URL consultato il 4 maggio 2012.
  16. ^ (EN) Charles E. Schumer e Joe Manchin, Manchin Urges Federal Law Enforcement to Shut Down Online Black Market for Illegal Drugs in manchin.senate.gov, 6 giugno 2011. URL consultato il 4 maggio 2012.
  17. ^ (EN) Schumer Pushes to Shut Down Online Drug Marketplace in Associated Press (NBC New York), 5 giugno 2011. URL consultato il 4 maggio 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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