Scommessa di Pascal

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Blaise Pascal, olio su tela

La scommessa di Pascal è un assunto del filosofo e scienziato cristiano Blaise Pascal, che riprende un noto argomento sull'esistenza di Dio usato dagli scrittori patristici per convincere i pagani e gli atei a convertirsi al Cristianesimo, sia pure ristrutturato con una retorica efficace e con strutture di ragionamento moderne: il "se ..., allora ..." tipico della scienza che è un sapere ipotetico ed un formato tabellare, quasi statistico, che esplora ogni possibilità (casi favorevoli e sfavorevoli).

Rientra infine nell'apologia del Cristianesimo operata da Pascal nella struttura de "I Pensieri" ("Les Pensées").

Il ragionamento di Pascal è che conviene credere a Dio perché:

  1. se Dio esiste, si ottiene la salvezza;
  2. se ci sbagliamo, si è vissuto un'esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire in polvere.

Pascal afferma la superiorità della fede in virtù del fatto che essa è in grado di portarci alla eternità, che è infinitamente superiore ai piaceri effimeri, materiali e finiti di cui è possibile godere sulla terra, e che dunque, concludendosi in dispiacere, non sono considerabili come veri piaceri.

Indice

Schema sintetico della scommessa [modifica]

  • Dio esiste ed io ci ho creduto: + (mi è convenuto);
  • Dio non esiste ed io ci ho creduto: x (non ci ho perso né guadagnato);
  • Dio esiste ed io non ci ho creduto: - (ci ho perso);
  • Dio non esiste ed io non ci ho creduto: x (non ci ho perso né guadagnato).

In definitiva, se non altro, mi conviene credere (un + ed un x contro un - ed un x).

Commenti e interpretazioni [modifica]

Il ragionamento, sottile, anticipa quella che sarà la teoria dell'utilità in matematica, e se vogliamo, la teoria dei giochi.

La scommessa è stata commentata da diversi studiosi, come Voltaire e Diderot, definendola una mostruosità logica, bassa e puerile e cinicamente utilitaria. Calvet e Brunschvicg le hanno attribuito un valore apologetico secondario.

Al contrario, i principali e più accreditati commentatori pascaliani (Jacques Chevalier, Valensin, Brunet, Lachelier) gli hanno attribuito un notevole valore apologetico. Essi sostengono infatti che la scommessa è meno bassa e puerile di quanto sembri: come Pascal stesso spiega, lo scommettere sull'esistenza di Dio non significa arrischiarsi in una cosa incerta (come succede in una qualsiasi scommessa), in quanto la posta in palio non è una quantità e una qualità numerabile (e dunque finita), bensì una quantità e una qualità innumerabile e infinita, ossia l'eternità e la beatitudine. Queste rendono la scommessa non già più tale, ma certezza della vittoria, e dunque vittoria stessa. In altre parole, scommettendo sull'infinito si ha la certezza di vincere.

Dunque, la scommessa sull'esistenza di Dio, per Pascal, non è una scelta, ma una necessità, tanto più che già lo scommettere in sé è necessario, poiché il non voler scegliere è già una scelta. Come egli stesso dice:

« [...] Ma qui c'è proprio una vita infinita infinitamente felice da guadagnare, una probabilità di vincita contro un numero finito di probabilità di perdita, e quello che voi mettete in gioco è finito. Questo toglie ogni incertezza; [...] »
(Blaise Pascal, "I Pensieri", 233)

E inoltre afferma:

« [...] E così, la nostra offerta possiede una forza infinita, quando c'è da arrischiare il finito in un gioco in cui sono uguali le probabilità di perdita e di guadagno, e c'è un infinito da guadagnare. [...] »
(Blaise Pascal, "I Pensieri", 233)

Tale sua spiegazione è dunque in linea con l'interpretazione che attribuisce alla scommessa un notevole valore apologetico, in quanto non è un semplice sillogismo - che sarebbe privo di valore intellettuale -, ma è la celebrazione della ragione, che di fronte all'infinito s'arrende sempre secondo ragione.

Non sarebbero dunque sostenibili le critiche alla scommessa, sia perché Pascal stesso critica ogni prova metafisica dell'esistenza di Dio (da quella di Sant'Anselmo d'Aosta a quella di Cartesio), tacciandole come inutili di fronte all'incredulità dell'ateo, sia perché critica anche la ragione fine a sé stessa, e dunque i procedimenti logici che non avrebbero alcun valore persuasivo.

Secondo alcune critiche la definizione Dio non esiste ed io ho creduto : x è sbagliata, perché non è vero che non ci si perde né si guadagna: difatti si perde in quanto credere in un ipotetico Dio inesistente implica una perdita di tempo, una limitazione su alcune cose e un'influenza morale che non abbiamo se Dio non esiste e io non ci ho creduto.

Altri invece ritengono che la critica sopra esposta sia sbagliata in quanto Pascal afferma che i principi cristiani coincidono con i miglior principi umani quindi vivere cristianamente (anche in assenza di Dio) vuol dire vivere nel miglior modo umano possibile.

Tuttavia, Pascal non contempla, nel suo "Dio non esiste e io ci ho creduto", la possibilità secondo la quale pur non esistendo Dio esista una vita dopo la morte, della quale le possibilità di vincita o di perdita dipendono da fattori inconoscibili. Se, ad esempio, esistesse una vita post-mortem in cui venissero premiati coloro che hanno vissuto una vita all'insegna di valori non cristiani, allora si otterrebbe una perdita di valore infinito. In questo caso si avrebbe:

  • Dio esiste e io ho creduto: -infinito;
  • Dio esiste e io non ho creduto: +infinito;
  • Dio non esiste e io non ho creduto: -infinito;
  • Dio non esiste e io ho creduto: +infinito.

Il valore della scommessa è quindi vincolato ad una concezione di vita dopo la morte limitata all'ipotesi che Dio esista.

Calcolo della utilità attesa [modifica]

L'utilità attesa, se definita come una funzione lineare positiva crescente, di ognuna delle scelte della scommessa è data dalla media ponderata delle utilità delle possibili conseguenze, utilizzando come pesi le probabilità del verificarsi delle varie ipotesi. Nel suo argomento Pascal dà per scontato che le probabilità delle due ipotesi siano uguali (implicitamente utilizzando l'ipotesi di Laplace di distribuzione di probabilità uniforme in caso di ignoranza completa su un fenomeno). Si potrebbe invece ritenere che la probabilità dell'esistenza di Dio sia molto bassa. Nel solo caso in cui fosse infinitesima l'utilità del raggiungimento della vita eterna diviene indeterminata, quale rapporto tra un infinito ed un infinitesimo di gradi sconosciuti. Ciononostante la funzione di utilità come funzione lineare ha i suoi limiti, come mostrato nella soluzione del Paradosso di San Pietroburgo. Una curva d'utilità soggettiva discontinua che attribuisce valore infinito a Dio esiste ed io ci ho creduto e meno infinito a Dio esiste ed io non ci ho creduto e nulla altrove avrebbe come unica euristica quella di credere in ogni caso.

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]