Schiava turca

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Schiava turca
Schiava turca
Autore Parmigianino
Data 1533 circa
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 67 cm × 53 cm 
Ubicazione Galleria Nazionale, Parma
Dettaglio

La Schiava turca è un dipinto a olio su tavola (67x53 cm) del Parmigianino, databile al 1533 circa e conservato nella Galleria nazionale di Parma.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera si trovava agli Uffizi e il 5 settembre 1928 fu scambiata in cambio di due tavole duecentesche (una è il Redentore tra la Vergine e tre santi di Meliore) e un ritratto di Don Filippo di Borbone di Giuseppe Baldrighi (poi riconosciuto come autoritratto)[1]. Vi era giunta tramite il cardinale Leopoldo de' Medici, che la possedette almeno dal 1675 lasciandola in eredità alla Guardaroba medicea. Citata negli inventari del 1704 e del 1890, è ricordata in quest'ultimo come "ritratto di giovane donna con turbante in capo, con la sinistra tiene un pennacchio, di mano del Parmigianino"[2].

Nel 1968 fu restaurata e pubblicata dalla Ghidiglia Quitavalle. In quell'occasione venne asportato lo sfondo scuro trovandovi sotto un uniforme color terra. Tale intervento venne criticato da Alessandro Conti (1981), che ritenne il fondo scuro una modifica autografa del pittore, adducendo la sua compatibilità col contorno della figura e la sua presenza nelle copie cinquecentesche. Brusco è infatti il passaggio luminoso tra lo sfondo e le ombre sulla spalla sinistra[2].

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

Il titolo di "Schiava turca" è un retaggio romantico, dovuto a una suggestione esotica legata al copricapo che venne visto come un turbante, in realtà un'acconciatura tipica delle nobildonne presente in numerosi altri ritratti della stessa epoca[3].

Una fanciulla dai capelli bruni e dai grandi occhi verdi, accennanti una smorfietta quasi civettuola, è ritratta mezza figura con indosso una setosa veste rigata d'oro e d'arancio e increspata, e un pesante vestito nero scivolato oltre le spalle, con maniche a sbuffo. In grembo ha lo zinale, un grembiule leggerissimo e ricamato, che si vede anche nel ritratto dell'Antea. In testa ha una grande cuffia a ciambella (capigliara), con un balzo a rete di fili d'oro, decorata da un medaglione con Pegaso, metafora d'iniziazione amorosa e poetica, o forse un riferimento araldico alla famiglia Cavalli[4]: si tratta di un copricapo allora di moda, inventato per Isabella d'Este e presente in numerosi ritratti femminili dei primi decenni del Cinquecento in area lombarda e padana[2].

Una mano dalle dita affusolate, tipica dell'autore, indossa un anellino dorato (indizio che la donna potrebbe essere una giovane sposa) e regge un pennacchio di piume per sventolarsi, realizzato con grande virtuosismo, che qui pare piuttosto voler coprire l'attaccatura del seno[3].

Il ritratto è tra i più espressivi, oltre che dei più noti, dell'artista: la maliziosa sensualità del soggetto è esaltata dallo sguardo fisso verso l'osservatore, dal sorriso ambiguo e interiorizzato (come quello della Gioconda), e dalla sapienza compositiva dei decisi ritmi curvilinei che ne incorniciano la figura: il viso, dalla compattezza perlacea, gli occhi, le spalle, il copricapo, il ventaglio[3].

I volumi appaiono marcati, con l'ovale della testa scandito dalle aracate perfette delle sopracciglia, il colorito metallico nei dettagli, la superficie smaltata dell'incarnato. La posizione leggermente di sbieco dà un senso di tridimensionalità.

Tra le proposte di identificazione, quella con Giulia Gonzaga al tempo del matrimonio con Vespasiano Colonna[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La scheda ufficiale di catalogo del ritratto del Baldrighi.
  2. ^ a b c Di Giampaolo-Fadda, cit., p. 142.
  3. ^ a b c d Viola, cit., p. 75.
  4. ^ Tentolini, 1952.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Di Giampaolo ed Elisabetta Fadda, Parmigianino, Keybook, Santarcangelo di Romagna 2002. ISBN 8818-02236-9
  • Lilli Fröhlich-Bum, Parmigianino und der Manierismus, p. 38, Vienna, Anton Schroll & Co. 1921.
  • Giovanni Copertini, Il Parmigianino, pp. 210-211, Parma 1932.
  • Armando Ottaviano Quintavalle, Il Parmigianino, pp. 154-155, Milano, Istituto Editoriale Italiano 1948.
  • Sydney Joseph Freedberg, Parmigianino, his works in painting, pp. 116, 210-211, Cambridge, Harvard university press 1950.
  • Maurizio Fagiolo Dell'Arco, Il Parmigianino, un saggio sull'ermetismo nel Cinquecento, pp. 80, 137-138, 273, Roma, Bulzoni 1970.
  • Paola Rossi, Parmigianino. L' opera completa del Parmigianino, p. 99, Milano, Rizzoli 1980.
  • Lucia Fornari Schianchi, La galleria Nazionale di Parma, p. 99, Parma, Artegrafica Silva 1983.
  • Maria Cristina Chiusa, Parmigianino, pp. 96-97, 214-215, Milano, Elecata 2001. ISBN 88-435-9643-8
  • Mary Vaccaro, Parmigianino, i dipinti, pp. 204-205, Torino, Allemandi 2002. ISBN 88-422-1130-3
  • Luisa Viola, Parmigianino, Parma, Grafiche Step editrice 2007.
  • Lucia Fornari Schianchi; Sylvia Ferino-Pagden (a cura di), Parmigianino e il manierismo europeo, pp. 230-231, Cinisello Balsamo, Silvana editoriale 2003. ISBN 88-8215-481-5

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