Rufrio Crispino

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Rufrio Crispino (in lingua latina: Rufrius Crispinus; Egitto, ... – Sardegna, 65) fu un prefetto del pretorio durante il regno di Claudio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Crispino era probabilmente originario dell'Egitto poiché lo scrittore satire Decimo Giunio Giovenale si riferisce a lui come apaprtenente alla feccia del Nilo[1]. Correva la diceria che fosse arrivato a Roma in barca per commerciare pesce.

Durante il regno dell'imperatore Claudio fu designato maggiore della Guardia Pretoriana. Nel 47 arrestò Decimo Valerio Asiatico e ottenne le insegne di pretore e un compenso di un milione e mezzo di sesterzi[2]. Nel 50 l'imperatrice Giulia Agrippina Augusta sollevò dall'incarico Crispino e Lusio Geta, sostituendoli con Sesto Afranio Burro, ritenendo che i due potessero essere rimasti fedeli alla memoria di Messalina[3].

Crispino fu il primo marito della futura imperatrice Poppea Sabina, con la quale ebbe un figlio chiamato come lui. Nel 58 Nerone si innamorò di Poppea Sabina, in quel periodo sposata col futuro imperatore Otone, e obbligò quest'ultimo a divorziare. L'essere stato marito di Poppea Sabina rese Crispino inviso a Nerone: l'imperatore, col pretesto di un possibile coinvolgimento di Rufrio Crispino alla congiura di Pisone (65), dapprima lo esiliò in Sardegna e poco dopo ne ordinò l'esecuzione; ma Crispino lo prevenne uccidendosi[4]. Anche il figlio di Crispino fu assassinato per ordine di Nerone mentre stava pescando[5]. Anche Poppea, l'ex-moglie di Crispino, morì a causa di Nerone che le sferrò un calcio nel ventre quando era incinta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cum pars Niliacae plebis, cum uerna Canopi / Crispinus Tyrias umero reuocante lacernas / uentilet aestiuum digitis sudantibus aurum / nec sufferre queat maioris pondera gemmae, / difficile est saturam non scribere.
    Giovenale, Satira I, vv 25-29.
  2. ^ Tacito, Annales XI, 1-4.
  3. ^ Tacito, Annales XII, 42.
  4. ^ Tacito, Annales XVI, 17.
  5. ^ "(Nerone), informato che il suo figliastro Rufrio Crispino, figlio di Poppea, ancora fanciullo, si assegnava nei suoi giochi il ruolo di generale, diede incarico ai suoi stessi schiavi di annegarlo nel mare mentre pescava". Svetonio, Vita dei Dodici Cesari, VI (Nerone), 35.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Successione[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Prefetto del pretorio (con Lusio Geta) Successore
Giusto Catonio e Rufrio Pollione 43 - 50 Sesto Afranio Burro
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