Rotifera

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Rotiferi
Rotifer animation.gif
Rotifera sp. osservata al microscopio
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Protostomia
(clade) Platyzoa
Phylum Rotifera
Cuvier, 1798
Classi

I Rotiferi (Rotifera Cuvier, 1798) (dal latino: rota =ruota; fero = portare) costituiscono un phylum di animali pseudocelomati microscopici. La loro lunghezza tipica è tra 0,1 e 0,5 mm. Sono comuni nelle acque dolci di tutto il mondo. Le specie marine sono rare, alcune specie terrestri e altre epizoiche o parassite.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Immagine al microscopio elettronico della morfologia di vari Rotiferi.

I Rotiferi devono il loro nome alla corona, composta da ciglia che circondano la bocca e che, in movimento, ha l'aspetto di una ruota. Essa crea una corrente che spinge le particelle alimentari in una faringe filtratrice. Sono composti da un tronco, un capo e un piede. La corona si trova nel capo, oltre ad avere funzione filtratrice ha anche funzione locomotoria. Può essere retrattile. Gran parte delle forme che conducono vita libera possiedono coppie di appendici caudali per ancorarsi mentre si nutrono. Una faringe muscolare si apre nella bocca anteriore, questa è formata da uno strato muscolare modificato, che ha la funzione di una mandibola, possedendo pure una serie di mascelle, atte alla frantumazione delle pareti cellulari del fitoplancton, questa è detta mastax. Il tronco contiene gli organi viscerali. A volte è anche presente un piede che può essere accorciato. Il piede porta da una a cinque dita, con delle ghiandole pedali che servono per secernere una sostanza viscosa utile per la fissazione sul substrato. I rotiferi presentano i tubi protonefridiali, con bulbi a fiamma (simili alle cellule a fiamma del phylum dei platelminti), che sfociano in una vescica cloacale che raccoglie i prodotti di rifiuto. Esistono rotiferi di varie forme, dipendentemente dall'adattamento al loro habitat. C'è una cuticola ben sviluppata che può essere rigida, in animali di forma tozza, o flessibile in specie vermiformi, alcune delle quali strisciano sul substrato. Altri rotiferi sono sessili, vivono in tubi di materiale gelatinoso e possono essere coloniali.

Interessante è il fatto che spesso i Rotiferi adulti sono costituiti da un numero fisso di cellule, dell'ordine del centinaio.(eutelia).

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

In alcune specie i maschi sono di ridotte dimensioni ed in alcune sono scomparsi: in questi casi la riproduzione avviene unicamente per partenogenesi.

In alcune specie la riproduzione è principalmente partenogenetica ma ogni tanto vengono prodotti maschi di dimensioni ridotte, spesso neppure in grado di nutrirsi, e unicamente adibiti alla fecondazione. In queste specie gli zigoti ottenuti da fecondazione costituiscono forme di resistenza nei periodi di essiccamento dei corpi idrici che abitano: essi riprendono lo sviluppo al ripristino delle condizioni adatte alla sopravvivenza.

Nei rotiferi, come in alcuni crostacei (cladoceri, ostracodi), si realizza un'alternanza irregolare, non ciclica, tra generazioni anfigoniche e generazioni partenogenetiche. In particolare i rotiferi presentano un ciclo biologico molto complesso in risposta al loro adattamento ad ambienti che variano nel tempo (acque astatiche, etc.).

Nelle forme dicogononti dulciacquicole quasi tutti gli individui sono femmine che producono uova per mitosi; queste uova si sviluppano partenogeneticamente e le rispettive popolazioni sono rappresentate da cloni geneticamente indipendenti.

Nelle forme monogononti si riscontrano, invece, maschi aploidi e due tipi diversi di femmine che possono generare due cicli riproduttivi distinti: ciclo amittico (femmine amittiche o virginopore) e ciclo mittico (femmine mittiche o sessuopore). Le femmine amittiche producono uova diploidi con guscio sottile che si sviluppano partenogeneticamente; queste uova vengono anche dette "uova subitanee o estive" in quanto vengono prodotte d'estate, quando le condizioni sono favorevoli e si sviluppano in breve tempo. In tal modo si producono, sempre per partenogenesi, più generazioni di femmine amittiche, con conseguente rapido accrescimento della popolazione, già' depauperata dalle precedenti condizioni sfavorevoli. Nello stesso periodo alcune femmine amittiche producono una o più generazioni di femmine mittiche le quali, a seguito di meiosi, producono uova aploidi che evolvono in individui maschi. Questi ultimi cominciano a fecondare le uova aploidi presenti ora nella popolazione; queste uova fecondate ("uova durature o invernali") sviluppano un guscio e sono in grado di resistere alle basse temperature e al disseccamento, rimanendo in uno stato di vita (sviluppo) latente sino a quando non si ristabiliscono le condizioni favorevoli, allorquando accelerano il loro sviluppo ed evolvono in femmine amittiche. http://www.univaq.it/~sc_amb/zoologia/parten.html

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Ci sono circa 2000 specie, raggruppate in tre classi:

Gli Acantocefali, il phylum più strettamente affine ai Rotiferi, sono a volte considerati una quarta classe. Anche gli Gnatostomulidi dovrebbero avere una stretta affinità filogenetica con i Rotiferi, evidenziata da un organo molto simile al mastax. Questi phyla costituiscono un gruppo forse correlato con i Trocozoi, come suggerito dalla presenza di una larva simile ad una trocofora in alcuni, e forse anche agli Ecdisozoi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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