Pietra di Palermo

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La Pietra di Palermo.

La Pietra di Palermo è un frammento di una lastra in basalto nero di fondamentale importanza per la ricostruzione delle fasi più antiche della storia egiziana.

Si trova a Palermo (da cui pertanto prende il nome attuale) nel Museo archeologico Salinas.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il frammento della stele, il più grande fra quelli trovati successivamente, misura 43 cm di altezza per 30,5 di larghezza e reca inciso su entrambi i lati l'elenco dei re egizi dalla prima alla quinta dinastia, i nomi delle loro madri ed il livello raggiunto anno per anno dalle piene del Nilo.

Altri pezzi più piccoli, si trovano al Museo Egizio del Cairo e al Petrie Museum of Egyptian Archaeology di Londra.

La maggior parte delle informazioni sulla prima e la seconda dinastia sono andate perse.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Porzioni dei registri Khasekhemwy e Nebmaat sul frammento della stele al Petrie Museum di Londra.

La datazione più probabile della realizzazione della stele è la metà della V dinastia che regnò tra il 2500 a.C. e il 2350 a.C. circa, durante il periodo della storia egiziana chiamato Antico Regno. La collocazione originale della stele è sconosciuta, ma si ipotizza che sia stata ritrovata ad Eliopoli o nelle rovine del tempio di Ptah a Menfi. Si ritiene che in origine avesse una lunghezza di circa 2 metri ed una altezza di 60 centimetri. I faraoni menzionati decifrabili del Periodo predinastico del Basso Egitto sono: Seka, Tau (o Tiu), Thesh, Neheb, Uatchnar e Mekha[1].

La stele fu frammentata in diversi pezzi, molti dei quali andarono perduti.

La pietra si trova dal 1866 nella collezione del Museo archeologico Salinas.

Nel 1903 furono scoperti altri tre frammenti:

  • uno era stato usato come fermaporta, e gran parte del suo testo fu così cancellato
  • un altro fu acquistato in un mercato antiquario in Egitto
  • il terzo fu rinvenuto in un sito archeologico a Menfi.[2]

Nel 1914 Flinders Petrie ne acquistò un quarto frammento sul mercato antiquario; il pezzo è esposto al Petrie Museum of Egyptian Archaeology[3] di Londra, e contiene informazioni sui sovrani Khasekhemwy (I dinastia) e Nebmaat (IV dinastia).

Nel 1963 un altro frammento fu acquistato sul mercato antiquario, e si trova ora al Museo Egizio[4] del Cairo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) E. A. Wallis Budge, 2003
  2. ^ (EN) Mikey Brass. The Palermo Stone Londra, University College, 2000. URL consultato il 29 gennaio 2010.
  3. ^ (EN) Petrie Museum of Egyptian Archaeology Sito ufficiale del museo. Consultato il 29 gennaio 2010.
  4. ^ (EN) Museo Egizio del Cairo Sito ufficiale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cimmino Franco, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, 2003, ISBN 88-452-5531-X
  • Sergio Pernigotti, Introduzione all'egittologia, Il Mulino, Bologna, 2004
  • (DE) Johan Heinrich Schäfer. Ein Bruchstuck altägyptischer Annalen. Mit Beitragen von Ludwig Borchardt und Kurt Sethe. Berlino, Verlag der Königlichen Akadamie der Wissenschaften, 1902.
  • (EN) James Henry Breasted. Ancient records of Egypt historical documents from earliest times to the persian conquest, collected edited and translated with commentary, volume I The First to the Seventeenth Dynasties. Chicago, The University of Chicago press, 1906.
  • (FR) Georges Daressy, La Pierre de Palerme et la chronologie de l'Ancien Empire. «Bulletin de l'Institut français d'archéologie orientale», n° 12. Il Cairo, 1916.
  • (EN) Tony A. H. Wilkinson. Royal Annals of Ancient Egypt. New York, Columbia University Press, 2000. ISBN 0-7103-0667-9
  • (EN) Michael St. John. The Palermo Stone: An Arithmetical View. Londra, University Museum London, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Registri della Pietra[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Storia e reperti analoghi[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]