Pietra di Palermo

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La Pietra di Palermo.

La Pietra di Palermo è un frammento di una stele in diorite anfibolica nera[1], di fondamentale importanza per la ricostruzione delle fasi più antiche della storia egiziana[2] .

Si trova a Palermo (da cui pertanto prende il nome attuale) nel Museo archeologico Salinas.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il frammento della stele, il più grande fra quelli trovati successivamente, misura 43 cm di altezza per 30,5 di larghezza e reca inciso su entrambi i lati l'elenco dei re egizi dalla prima alla quinta dinastia, i nomi delle loro madri ed il livello raggiunto anno per anno dalle piene del Nilo.

Reca incise anche le congrue donazioni di terre e beni effettuate dai sovrani al dio Ra, ad Hathor e alle misteriose Anime di Eliopoli.[3]

Altri pezzi più piccoli, si trovano al Museo Egizio del Cairo e al Petrie Museum of Egyptian Archaeology di Londra.

La maggior parte delle informazioni sulla prima e la seconda dinastia sono andate perse.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Porzioni dei registri Khasekhemwy e Nebmaat sul frammento della stele al Petrie Museum di Londra.

La datazione più probabile della realizzazione della stele è la metà della V dinastia che regnò tra il 2500 a.C. e il 2350 a.C. circa, durante il periodo della storia egiziana chiamato Antico Regno. La collocazione originale della stele è sconosciuta, ma si ipotizza che sia stata ritrovata ad Eliopoli o nelle rovine del tempio di Ptah a Menfi. Si ritiene che in origine avesse una lunghezza di circa 2 metri ed una altezza di 60 centimetri. I faraoni menzionati decifrabili del Periodo predinastico del Basso Egitto sono: Seka, Tau (o Tiu), Thesh, Neheb, Uatchnar e Mekha[4].

Faceva parte di una grande lastra di diorite anfibolica nera, sulle cui facce, fu incisa la cronaca di circa 700 anni di vita egiziana. La stele fu frammentata in diversi pezzi, molti dei quali andarono perduti.

La pietra si trova dal 1877 nella collezione del Museo archeologico Salinas, proveniente da donatore privato[5], Ferdinando Gaudiano e l'origine del reperto fu identificata dall'egittologo Johan Heinrich Schäfer[6].

Nel 1903 furono scoperti tre frammenti più piccoli:

  • uno era stato usato come fermaporta, e gran parte del suo testo fu così cancellato
  • un altro fu acquistato in un mercato antiquario in Egitto
  • il terzo fu rinvenuto in un sito archeologico a Menfi.[7]

Nel 1914 Flinders Petrie ne acquistò un quarto frammento sul mercato antiquario; il pezzo è esposto al Petrie Museum of Egyptian Archaeology[8] di Londra, e contiene informazioni sui sovrani Khasekhemwy (I dinastia) e Nebmaat (IV dinastia).

Nel 1963 un quinto frammento fu acquistato sul mercato antiquario, e si trova ora al Museo Egizio[9] del Cairo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/salinas/pagine/col_palermo.htm
  2. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, pag.19
  3. ^ Sergio Donadoni e AA.VV., Le grandi scoperte dell'archeologia, vol. I, pag. 106
  4. ^ (EN) E. A. Wallis Budge, 2003
  5. ^ Sergio Donadoni e AA.VV., Le grandi scoperte dell'archeologia, vol. I, pag. 60
  6. ^ http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/salinas/pagine/col_palermo.htm
  7. ^ (EN) Mikey Brass. The Palermo Stone Londra, University College, 2000. URL consultato il 29 gennaio 2010.
  8. ^ (EN) Petrie Museum of Egyptian Archaeology Sito ufficiale del museo. Consultato il 29 gennaio 2010.
  9. ^ (EN) Museo Egizio del Cairo Sito ufficiale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cimmino Franco, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, 2003, ISBN 88-452-5531-X
  • Sergio Pernigotti, Introduzione all'egittologia, Il Mulino, Bologna, 2004
  • (DE) Johan Heinrich Schäfer. Ein Bruchstuck altägyptischer Annalen. Mit Beitragen von Ludwig Borchardt und Kurt Sethe. Berlino, Verlag der Königlichen Akadamie der Wissenschaften, 1902.
  • (EN) James Henry Breasted. Ancient records of Egypt historical documents from earliest times to the persian conquest, collected edited and translated with commentary, volume I The First to the Seventeenth Dynasties. Chicago, The University of Chicago press, 1906.
  • (FR) Georges Daressy, La Pierre de Palerme et la chronologie de l'Ancien Empire. «Bulletin de l'Institut français d'archéologie orientale», n° 12. Il Cairo, 1916.
  • (EN) Tony A. H. Wilkinson. Royal Annals of Ancient Egypt. New York, Columbia University Press, 2000. ISBN 0-7103-0667-9
  • (EN) Michael St. John. The Palermo Stone: An Arithmetical View. Londra, University Museum London, 2003.
  • Sergio Donadoni e AA.VV., Le grandi scoperte dell'archeologia, vol. I, Istituto Geografico De Agostini

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Registri della Pietra[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Storia e reperti analoghi[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]