Pagase

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Pagase (in greco antico: Παγασαί; in latino: Pagasae o Pagasa) è un'antica città greca della regione tessalica di Magnesia, dalla quale ha preso il nome il Golfo Pagaseo.

Ubicazione[modifica | modifica sorgente]

Golfo di Pagase

Per Strabone Pegase era collocata da sulla costa orientale dell'insenatura più interna del Golfo di Pagase, alla distanza di 20 stadi (circa 3 km) da Iolco e a 90 stadi (circa 14 km) da Fere, fra Nelia e Afete[1][2]. Plinio, invece, non la distingue da Demetriade[3]. La sua ubicazione è stata identificata su di un colle sulla sponda meridionale del ruscello Ligaroremmas, dove sono conservati resti della cinta muraria[4]. La città scomparve verso il 290 a.C. allorché Demetrio Poliorcete fondò per sinecismo Demetriade[5]. Beloch ritiene tuttavia che, anziché essere distrutto, il villaggio di Pagase cambiò nome e divenne Demetriade[6].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il nome di Pagase è legato a quello di Cicno[7] e al mito degli Argonauti (Pagase è la località dove Giasone costruì la nave Argo e salpò). Era uno dei porti più importanti dell'antica Grecia[4]. Non compare tuttavia nel Catalogo delle navi, e apparteneva alla Pelasgiotide, unita a Fere. Filippo II di Macedonia la unì alla Magnesia, dopo la morte di Onomarco. Soppressa a favore di Demetriade verso il 290 a.C., risorse durante l'occupazione romana[8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Strabone, Geografia, IX, 5 segg. (Perseus)
  2. ^ Della geografia di Strabone libri XVII; trad. Francesco Ambrosoli, Milano: Molina, 1833, Libro IX, p. 462 segg. (Google libri)
  3. ^ C. Plinii, Nat. Hist. liber IV, 15 (Lemaire, 1828, p. 261)
  4. ^ a b Doro Levi, Op. cit.
  5. ^ Vittorio Viale, «DEMETRIADE». In: Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti, Vol. XII (Croce-Dir), Roma: Istituto Giovanni Treccani, 1931.
  6. ^ Karl Julius Beloch, "Demetrias". In: "Zur Karte von Griechenland", Klio, 11: 442-445, 1911
  7. ^ Angelo Taccone, «CICNO». In: Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Vol. X (Chib-Compe), Roma: Istituto Treccani, 1931
  8. ^ William Smith, Op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]