Pace di Hamina

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La pace di Hamina o pace di Fredrikshamn (Haminan rauha in finlandese e Freden i Fredrikshamn in svedese) fu un trattato di pace che venne firmato fra la Svezia e la Russia il 17 settembre 1809. Il trattato concluse la guerra di Finlandia tra Svezia e Russia iniziata il 21 febbraio 1808 e venne firmato nella città finlandese di Hamina, a quell'epoca conosciuta col nome di Fredricshamn (antica traslitterazione svedese del nome della città).

In base a questo trattato la Svezia cedette alla Russia tutta la Finlandia, che al tempo non era uno stato a sé stante, ma una serie di regioni del regno di Svezia. In pratica vennero cedute parte della Lapponia, del Västerbotten, l'arcipelago delle isole Åland e tutte l'area che costituisce la Finlandia attuale. Questi territori andarono a costituire nel 1812 il Granducato di Finlandia, unendosi alle conquiste russe del XVIII secolo, cioè la Carelia, parte del'Uusimaa, del Savo e la Contea di Vyborg.

I russi tentarono di contrattare anche il territorio lappone ad est del fiume Kalixälven, con la giustificazione che la zona era abitata da popolazioni di lingua finlandese, ma il compromesso venne raggiunto con la cessione dei territori ad est del fiume Torniojoki e del Muoniojoki, che a tuttora costituiscono il confine tra la Svezia e la Finlandia.

Insieme alla Dieta di Porvoo del 1809 e al giuramento del sovrano[1], la pace di Hamina costituisce l'atto di nascita per l'autonomia del Granducato di Finlandia, la sua amministrazione e le sue istituzioni, in pratica il punto di partenza per la rinascita della cultura finlandese che avrebbe poi portato alla dichiarazione d'indipendenza del 6 dicembre 1917.

Lo zar Alessandro I si impegnò a mantenere le vecchie leggi e i privilegi acquisiti dalla Finlandia, ma il trattato andò oltre qualunque garanzia formale per quanto riguardava la posizione legale degli abitanti della Finlandia. Simili clausole erano comuni nei trattati dell'epoca, ed era altrettanto comune aggirarle. Novanta anni dopo, durante il tentativo di "russificazione" della Finlandia, il governo russo affermò che nessuna clausola del trattato era stata violata e che quindi nessuna potenza straniera aveva il diritto di interferire, poiché lo zar aveva garantito il rispetto dei patti.

Ironia della sorte, il trattato si rivelò un bene anche per la Svezia: pur avendo ceduto vasti territori, con la cessione delle isole Åland la Svezia si assicurò il mantenimento di ampi territori dell'estremo nord, già conquistati dall'esercito zarista. Più tardi in quegli stessi territori vennero scoperti ampi giacimenti minerari e vennero costruite centrali idroelettriche, il che gettò le basi per la rapidissima industrializzazione del paese nel XX secolo.

Durante i negoziati i rappresentanti svedesi cercarono di evitare la perdita delle Åland, "l'avamposto di Stoccolma" come le aveva definite Napoleone. Le isole erano culturalmente, linguisticamente ed etnicamente svedesi, ma all'epoca questo fatto non rivestiva una grande importanza. Durante il XIX secolo si scoprì che le Åland erano di grande interesse anche per i britannici, i quali chiesero la demilitarizzazione delle isole nel Congresso di Parigi del 1856, dopo la guerra di Crimea.

Durante le guerre napoleoniche, il 5 aprile 1812 la Svezia e la Russia conclusero un'alleanza contro l'Impero francese. Essi pianificarono di effettuare uno sbarco nella Pomerania svedese, che era stata occupata dai francesi. La Russia in cambio promise di fare pressioni alla Danimarca per ottenere la cessione della Norvegia a favore della Svezia. Sembrava evidente che anche la Gran Bretagna avrebbe preso parte al trattato, ma ciò non accadde. Altri piani dovettero essere abbandonati a causa dell'invasione della Russia da parte di Napoleone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) [1]

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