Osio di Cordova

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Sant'Osio di Cordova
Icona di Osio di Cordova conservata a Bucarest, in Romania.
Icona di Osio di Cordova conservata a Bucarest, in Romania.

Vescovo e confessore

Nascita 256
Morte 357
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 27 agosto

Osio di Cordova, in latino: Osius (anche Ossius) Cordubensis ed in spagnolo Osio de Córdoba (Cordova, 256Sirmio, 357), fu vescovo di Cordova e consigliere dell'imperatore Costantino I. È considerato Padre della Chiesa (anche se non compare negli elenchi ufficiali). La Chiesa cattolica e quella ortodossa lo venerano come santo confessore e ne celebrano la festa il 27 agosto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Osio nacque a Cordova nel 256 da una ricca e importante famiglia romana, e fu eletto vescovo della sua città natale nel 294. Durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, rifiutando di abiurare la propria fede cristiana fu condannato all'esilio. Partecipò al Concilio di Elvira in Hispania. Reso famoso dalla sua prudenza e dall'abilità politica, accompagnò l'imperatore Costantino I a Milano nell'anno 313, e pare che abbia contribuito attivamente alla stesura del famosissimo editto di tolleranza religiosa.[1] Il rapporto con il sovrano fu molto profondo e si pensa che sia stato proprio Osio a catechizzarlo e indurlo al battesimo.[1]

Lotta contro le eresie e attività conciliare[modifica | modifica sorgente]

Si impegnò poi con zelo nella lotta che condusse contro l'arianesimo, che negava la divinità di Cristo e la sua consustanzialità con il Padre, e che cominciava a diffondersi ad Alessandria d'Egitto. Osio vi fu inviato dall'imperatore stesso per cercare di intervenire contro le pericolose predicazioni di Ario e sant'Atanasio. Poiché le posizioni di entrambi - per quanto diverse - erano irriducibili, fu convocato su ordine di Costantino il Concilio di Nicea (325), al quale parteciparono 318 vescovi, e presieduto proprio da Osio, che firmò per primo, tra i delegati del vescovo di Roma (il titolo di papa non si usava ancora all'epoca). Pare addirittura che Osio stesso abbia redatto il Credo.[1]

Nel 343 convocò il Concilio di Serdica, cui presero parte circa 300 vescovi greci e 76 latini, per fissare un'organizzazione ecclesiastica e ribadire la condanna all'arianesimo. Tornato in Hispania, Osio riunì un sinodo provinciale nel quale espose e fece entrare in vigore le decisioni prese a Serdica.

Persecuzione di Costanzo II e morte[modifica | modifica sorgente]

Nell'anno 355 l'imperatore filoariano Costanzo II obbligò Osio a uniformarsi a ciò che aveva sempre rimproverato ad Atanasio. Dopo le minacce imperiali, il vescovo di Cordova rispose con una lettera nella quale rifiutava di abiurare il suo credo cattolico, come aveva fatto da giovane sotto Diocleziano. È il primo testo nel quale appare una contesa tra autorità ecclesiastica e autorità civile.[1] Costanzo, irato, comandò a Osio, già centenario, di comparire davanti a un sinodo di vescovi ariani, dove venne messo alla prova, flagellato e torturato. Fu poi esiliato per l'ultima volta a Sirmio, dove vecchio, umiliato e straziato morì a centouno anni, lontano dalla sua terra e dalla sua diocesi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. '^ a b c d DallEnciclopedia Italiana Treccani.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Gwatkin, Henry Melvill, Studies of Arianism, Cambridge, 1882.
  • Giovanni Treccani, Enciclopedia italiana Treccani - Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1951.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vescovo di Cordova Successore BishopCoA PioM.svg
- 295 - 357 Igino

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