Opinioni politiche di Samuel Johnson

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1leftarrow.pngVoce principale: Samuel Johnson.

Samuel Johnson scrisse dozzine di saggi in cui espose le sue opinioni sulla politica del suo tempo

Scritti politici[modifica | modifica sorgente]

Johnson fu ritenuto, da un lato, un convinto Tory ma anche, dall'altro lato, come non partecipe attivo in politica; questa ambivalenza fece in seguito ignorare e trascurare i suoi scritti politici. In parte la colpa di questa situazione è da attribuire a Boswell e alla sua Life of Samuel Johnson. Infatti, Boswell conobbe Johnson ormai anziano e per questo non si curò di riferirci sul ruolo che la politica svolse negli anni giovanili del saggista. Il controllo del Parlamento inglese da parte di Walpole e la Guerra dei Sette Anni, questi sono i due periodi di partecipazione attiva alla vita politica da parte di Johnson e che ebbero riflesso nei suoi primi pamphlet. Benché Boswell fosse con Johnson durante gli anni 1770 e ci descriva quattro importanti opuscoli scritti da Johnson, tuttavia il biografo non ne parla a fondo perché si dedica ad altri temi quale il viaggio in Scozia. Questo atteggiamento avulso da parte di Boswell era dovuto anche al fatto che egli la pensava diversamente rispetto a quanto formulato da Johnson nei pamphlet, The False Alarm e Taxation No Tyranny.[1]

Boswell, comunque, non è stata la sola causa per cui Johnson venne ignorato come un pensatore politico; Macaulay cercò di promuovere la credenza che il pensiero politico di Johnson fosse strampalato e che i suoi erano gli scritti di un fanatico.[2] Tuttavia, Macaulay era schierato con il partito Whig e stabilì il concetto politico secondo cui Whig e Tory erano forze opposte, un punto di vista su cui Johnson non concordava.[3] Le opinioni politiche di Johnson mutarono durante il corso della sua vita, all'inizio mostrò simpatia per i Giacobiti ma, quando salì al trono Giorgio III, egli accettò l'Act of Settlement del 1701 che favorì la successione degli Hannover.[4] Si deve a Boswell se fra la gente si diffuse l'idea di un Johnson "arci-conservatore", e fu Boswell, più di chiunque altro, a determinare come Johnson sarebbe stato considerato dai posteri.[5]

Opuscoli minori[modifica | modifica sorgente]

False Alarm[modifica | modifica sorgente]

Nel 1770 Johnson scrisse il Falso Allarme, un pamphlet politico contro John Wilkes.[6]

Thoughts Respecting Falkland's Islands[modifica | modifica sorgente]

Nel 1771, con il suo Pensieri sulle recenti trattative riguardo alle Isole Falkland, Johnson metteva in guardia da una guerra con la Spagna.[7]

The Patriot[modifica | modifica sorgente]

Nel 1774 Johnson pubblicò Il Patriota, in cui criticava tutto ciò che sapeva di falso patriottismo. La sera del 7 Aprile 1775, fece la famosa dichiarazione, "Il patriottismo è l'estremo rifugio delle canaglie."[8] Questa frase evidentemente non era contro il concetto di patriottismo, bensì contro l'uso ipocrita che facevano del termine "patriottismo" John Stuart, III conte di Bute (il primo ministro-patriota) ed i suoi sostenitori; Johnson era contro coloro che si "auto-proclamavano Patrioti" in generale, ma teneva in gran conto il patriottismo "vero.[9]

Taxation No Tiranny[modifica | modifica sorgente]

L'ultimo di questi pamphlet, Tassazione non Tirannia del 1775, fu scritto in difesa dei Coercive Acts, una serie di cinque leggi riguardanti le colonie britanniche del Nord America e al contempo questo scritto era la risposta di Johnson alla Dichiarazione dei Diritti formulata nel Primo congresso continentale d'America, in cui si ribadì il principio "Nessuna tassazione in mancanza di rappresentanza".[10][11] Johnson sostenne che emigrando in America, i coloni avevano "volontariamente rinunciato al loro diritto al voto", ma godevano ancora una di una "virtuale rappresentanza" in Parlamento. In una parodia della Dichiarazione dei Diritti, Johnson fece capire che i coloni d'America non avevano più diritto della popolazione di Cornovaglia di autogovernarsi. Se gli Americani volevano essere eletti in Parlamento, disse Johnson, potevano trasferirsi in Inghilterra e acquistare una tenuta.[12] Johnson denunciò "come traditori della patria" gli Inglesi sostenitori dei separatisti d'America, e si augurò che la controversia venisse composta senza spargimento di sangue, ma che si concludesse comunque con "supremazia Inglese e obbedienza Americana".[13]

Opinioni[modifica | modifica sorgente]

Johnson era un devoto Anglicano e politicamente un conservatore, credeva in una salda unione fra Chiesa e Stato.[14] Sebbene Johnson ammirasse John Milton come poeta, non poteva invece tollerare le convinzioni Puritane e Repubblicane dell'autore del Paradiso perduto.[4]

Colonialismo[modifica | modifica sorgente]

Johnson aveva sostenuto che Inghilterra e Francia si erano comportati come "due ladroni" che sottraevano ai nativi del Nord America le loro terre.[15] Dopo la firma della Pace di Parigi nel 1783 che segnò la definitiva sconfitta degli inglesi da parte dei coloni Americani, Johnson rimase "profondamente turbato" dalla "condizione in cui è caduto questo regno".[16]

Scozia[modifica | modifica sorgente]

Nonostante avesse come intimo amico e biografo James Boswell, uno Scozzese, Johnson, tuttavia, come molti suoi colleghi inglesi ebbe la nomea di disprezzare la Scozia e gli scozzesi. Anche durante il viaggio che fecero in Scozia, Johnson non mancò di "metterein mostra pregiudizi ed un gretto nazionalismo".[17] Hester Lynch Piozzi, nel riassumere il punto di vista nazionalistico di Johnson ed il suo pregiudizio anti-Scozzese, disse, "Noi tutti sappiamo bene che egli maltrattava gli Scozzesi, & certamente era ricambiato parimenti da loro".[18]

Schiavitù[modifica | modifica sorgente]

Johnson fu contro la schiavitù, ben prima del periodo d'oro dell'Abolizionismo. In una occasione propose un brindisi alla "prossima ribellione dei negri delle Indie occidentali. Ebbe un domestico nero, Francis Barber, che Johnson nominò nel suo testamento.[19]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Greene 2000 p. xxi
  2. ^ Greene 2000 p. xxii
  3. ^ Greene 2000 p. xx
  4. ^ a b Bate 1977, p. 537
  5. ^ Boswell 1986, p. 365
  6. ^ Bate 1977, p. 443
  7. ^ Bate 1977, p. 445
  8. ^ Boswell 1996, p. 182
  9. ^ Griffin 2005, p. 21
  10. ^ Zubly 1769|In England there can be no taxation without representation, and no representation without election; but it is undeniable that the representatives of Great-Britain are not elected by nor for the Americans, and therefore cannot represent them.
  11. ^ Bate 1977, p. 446
  12. ^ Ammerman 1974, p. 13
  13. ^ DeMaria 1994, pp. 252–256
  14. ^ Bate Achievement p. 36
  15. ^ Bate 1977, p. 328
  16. ^ Griffin 2005, p. 15
  17. ^ Rogers 1995, p. 192
  18. ^ Piozzi 1951, p. 165
  19. ^ Boswell Aetat. 75 transcribes Johnson's will

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Walter Jackson Bate, Samuel Johnson, New York, Harcourt Brace Jovanovich, 1977. ISBN 0-15-179260-7. .
  • Walter Jackson Bate, The Achievement of Samuel Johnson, Oxford, Oxford University Press, 1955. OCLC 355413. .
  • James Boswell in Christopher Hibbert (a cura di), The Life of Samuel Johnson, New York, Penguin Classics, 1986. ISBN 0-14-043116-0. .
  • Donald Greene, Introduction in Donald Greene (a cura di), Political Writings, Indianapolis, Liberty Fund, 2000. ISBN 0-86597-275-3. .
  • Samuel Johnson in Donald Greene (a cura di), Political Writings, Indianapolis, Liberty Fund, 2000. ISBN 0-86597-275-3. .
  • Hester Piozzi in Katharine Balderson (a cura di), Thraliana: The Diary of Mrs. Hester Lynch Thrale (Later Mrs. Piozzi) 1776–1809, Oxford, Clarendon, 1951. OCLC 359617. .
  • Pat Rogers, Johnson and Boswell: The Transit of Caledonia, Oxford, Oxford University Press, 1995. ISBN 0-19-818259-7. .

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]