Occasionalismo

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Con il termine occasionalismo si identifica la dottrina filosofica secondo cui tutti gli atti dell'uomo, sia pratici che teorici, non sono che occasioni per l'intervento di Dio.

Esponenti e pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Esponenti principali dell'occasionalismo furono Arnold Geulincx e Nicolas Malebranche, due pensatori del XVII secolo. La dottrina occasionalista trae le sue origini dalla filosofia di Cartesio, il quale aveva teorizzato un dualismo pressoché irriducibile fra la res cogitans, ovvero la sostanza pensante, racchiusa nell'anima, e la res extensa, ovvero la materia corporea, le cui azioni, tuttavia, secondo Cartesio, sono pur sempre comandate dal pensiero, mediante un collegamento presente nella ghiandola pineale.

Ben presto diversi pensatori criticarono questo dualismo cartesiano, soprattutto perché la spiegazione del collegamento fra le due sostanze, ideale e corporea, risultava piuttosto insufficiente: come può l'anima, incorporea, agire sul corpo, che invece è materiale? Sostennero dunque gli occasionalisti che non è l'anima, ad agire sul corpo, e che neppure all'interno dell'anima le idee, i pensieri, trovano la loro spiegazione e origine nell'anima stessa; l'unico ente capace di creare e comandare, infatti, è solo Dio, mentre la volontà umana ha una sola funzione, quella, eventuale, di condurre l'uomo all'errore, quando essa si contrappone all'azione voluta da Dio. Pertanto, secondo queste teorie, sia gli atti conoscitivi - ovvero le idee, racchiuse in questo senso in superiore mondo delle idee di stampo platonizzante - che le azioni pratiche - le quali si riducono a un mero assenso alla suprema volontà divina, che è l'unica ad essere libera - non sono che semplici occasioni per l'intervento di Dio.

Geulincx negava ogni diretta dipendenza causale tra le due sostanze e sosteneva che la corrispondenza fra l'attività psichica e l'attività corporea derivava da un accordo tra esse stabilito da Dio: esse procedevano come due orologi indicanti perfettamente la stessa ora, senza che il meccanismo dell'uno influisse per nulla su quello dell'altro. Questo occasionalismo, approfondito specie nel lato gnoseologico dal Malebranche, fu sviluppato grandiosamente da Leibniz nella sua dottrina dell'"armonia prestabilita" che governava l'attività delle monadi chiuse ciascuna in sé medesima, e in certa misura ripreso da Étienne Bonnot de Condillac e da altri minori teorici più recenti[1].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Giannantoni, La Ricerca Filosofica, 3 vol., Torino, 1985.
  • C. Sini, I filosofi e le opere, Principato, Milano 1986.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido Calogero, "Occasionalismo" in Enciclopedia Treccani, 1935.

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