Obbligazione (diritto)

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(LA)
« Obligatio est iuris vinculum, quo necessitate adstringimur alicuius rei solvendae secundum iura nostrae civitatis »
(IT)
« L'obbligazione è un vincolo giuridico, in forza del quale si può costringere taluno all'adempimento di una prestazione, secondo le leggi del nostro Stato »
(Istituzioni di Giustiniano (I. 3,13 Pr))

L'obbligazione è un rapporto giuridico in forza del quale un soggetto, detto debitore, è tenuto a una determinata prestazione, suscettibile di valutazione economica, a favore di un altro soggetto, detto creditore.

In tale rapporto giuridico si possono individuare i seguenti elementi:

  • i soggetti, ossia il debitore e il creditore;
  • il contenuto, rappresentato dal diritto (un diritto relativo) del creditore nei confronti del debitore (credito) e dal correlativo obbligo del debitore nei confronti del creditore (debito);
  • l'oggetto, ossia la prestazione, un comportamento di contenuto positivo (dare o fare) o negativo (non fare).

Poiché correntemente si tende a limitare l'uso del termine debito agli obblighi che hanno per oggetto una somma di denaro, il termine obbligazione viene anche utilizzato per designare l'obbligo che costituisce il contenuto del rapporto obbligatorio.

Notizie storiche[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto dell'obbligazione risale al diritto romano; il termine deriva dal latino obligatio, a sua volta riconducibile alla preposizione ob (verso) e al verbo ligare (legare). È ancora citata la definizione contenuta nel Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, secondo la quale: "Obligatio est iuris vinculum, quo necessitate adstringimur alicuius solvendae rei secundum nostrae civitatis iura" (l'obbligazione è un vincolo giuridico, in forza del quale si può costringere taluno all'adempimento di una prestazione, secondo le leggi del nostro Stato). Il termine latino vinculum evidenzia il legame che si crea nel rapporto tra due o più soggetti, infatti l'espressione veniva utilizzata per indicare una legatura fatta con la corda per avvolgere un oggetto.

Secondo Gaio tre erano le fonti delle obbligazioni, ossia gli atti o fatti giuridici idonei, secondo l'ordinamento, a costituire il rapporto giuridico obbligatorio: contratto, illecito civile e gli altri fatti previsti dalla legge ("obligationes aut ex contractu nascuntur aut ex maleficio aut proprio quondam iure ex varii causarum figuris")[1]. A questa tripartizione le Institutiones di Giustiniano sostituirono la quadripartizione tra contratto, quasi contratto, delitto (nel senso di illecito civile) e quasi delitto.

Recepito nel Code Napoléon del 1804 e successivamente dai codici civili dei paesi di civil law, tra i quali quelli italiani del 1865 e del 1942, l'istituto dell'obbligazione era disciplinato essenzialmente come modo di trasferimento della proprietà. Successivamente, in seguito allo sviluppo industriale, divenuto causa prima della mobilizzazione della ricchezza, l'obbligazione emerse nella sua nuova configurazione di mezzo preferenziale per l'esplicazione dell'attività economica.

A differenza dei sistemi giuridici di civil law, dove il concetto di obbligazione ha un ruolo molto importante, quelli di common law non ne hanno mai fatto uso (il termine inglese obligation indica, infatti, genericamente l'obbligo).

L'obbligazione nel diritto italiano[modifica | modifica wikitesto]

Nel Codice civile italiano del 1942, attualmente in vigore, la disciplina delle obbligazioni è collocata in un libro a sé, il Libro IV.

Fonti delle obbligazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 1173 del Codice Civile enumera le fonti delle obbligazioni abbandonando la tradizionale quadripartizione di origine giustinianea, ancora presente nel Codice civile del 1865 sulla scorta del Code Napoléon, e riproponendo, invece, quasi alla lettera, la tripartizione di Gaio. Stabilisce, infatti, che le obbligazioni derivano:

  • da contratto;
  • da fatto illecito;
  • da ogni altro fatto o atto idoneo a produrle in conformità all'ordinamento giuridico.

In breve, alla prima categoria appartengono le obbligazioni sorte dall'autonomia negoziale delle parti ovvero dai contratti tipici o atipici purché consentiti dall'ordinamento. La responsabilità che ne deriva si dice da inadempimento contrattuale. Nella seconda categoria rientrano i fatti illeciti, la categoria che ne deriva è atipica: "qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto" fa sorgere obbligazione a risarcire il danno a favore del danneggiato creditore. Tra i fatti illeciti ricordiamo le ipotesi particolari previsti dagli artt. 2050-2054 e le ipotesi in cui si è obbligati per il fatto posto in essere da altre persone del cui comportamento si è chiamati a rispondere (artt. 2048, 2049, 2054 co3). Dai fatti illeciti sorgono obbligazioni risarcitorie per danno ingiusto, è la cd responsabilità da fatto illecito extracontrattuale.

Nella terza categoria che chiude l'elenco rientra qualsiasi atto o fatto idoneo purché conforme all'ordinamento giuridico. Tra questi hanno posto di rilievo: le promesse unilaterali e in particolare i titoli di credito, la gestione-continuazione di affare altrui, il pagamento dell'indebito e l'arricchimento senza causa. L'elenco delle fonti delle obbligazioni è aperto, nel senso che anche fattispecie non previste in puntuali norme di legge possono generare obbligazioni, purché conformi all'ordinamento giuridico (atipictà delle fonti).

È possibile dividere le fonti delle obbligazioni in virtù della volontarietà o meno della loro costituzione. Esistono infatti:

Questa distinzione, tuttavia, non deve far dimenticare che tutte le obbligazioni come, in generale, tutti i rapporti giuridici, sorgono perché si è verificato un fatto al quale la norma collega tale effetto giuridico.

Struttura dell'istituto[modifica | modifica wikitesto]

Il Codice civile non offre una nozione espressa di obbligazione, tuttavia, dalla complessiva disciplina in esso contenuta, è possibile evincere la struttura tipica dell'istituto.

L'obbligazione rileva per i caratteri di relazionalità e necessaria cooperazione dei soggetti coinvolti. La ratio sottesa all'istituto è che si ricorra allo stesso quando, avendosi la necessità di realizzare un interesse, questo non è realizzabile se non con la collaborazione di un altro soggetto. Di qui i caratteri di mediatezza e relatività dell'obbligazione, contrapposti ai caratteri di immediatezza e assolutezza tipici dei diritti reali.

Per il suo carattere di mediatezza l'obbligazione integra sempre e soltanto un rapporto relativo tra due o più soggetti, rilevando in relazione ai soggetti terzi non coinvolti nell'obbligazione esclusivamente come obbligo di astenersi dal turbarne il regolare svolgimento.

Soggetti[modifica | modifica wikitesto]

Un'obbligazione deve avere almeno due soggetti, di cui uno passivo, il debitore, e uno attivo, il creditore. L'obbligazione è soggettivamente semplice se c'è un solo debitore e un solo creditore, soggettivamente complessa se c'è più di un debitore o creditore.

Tra le obbligazioni soggettivamente complesse si distinguono le obbligazioni parziarie, nelle quali la prestazione è divisibile e ciascun debitore è obbligato soltanto per la sua parte o ciascun creditore ha diritto di pretendere soltanto la sua parte, dalle obbligazioni solidali, nelle quali più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all'adempimento per la totalità e l'adempimento da parte di uno libera gli altri (solidarietà passiva) o quando tra più creditori ciascuno ha diritto di chiedere l'adempimento dell'intera obbligazione e l'adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori (solidarietà attiva). Se vi sono più debitori, la solidarietà passiva si presume (art. 1294 del Codice civile) mentre, se vi sono più creditori, la solidarietà attiva sussiste solo quando è espressamente prevista dalla legge o dalla volontà delle parti.

Casi particolari sono le obbligazioni incorporate in un titolo di credito al portatore, il cui creditore è individuato sulla base del possesso del documento (art. 2003 del Codice civile), e le obbligazioni reali, in cui il debitore è individuato nel titolare di un determinato diritto reale.

Oggetto[modifica | modifica wikitesto]

Come si è già accennato la prestazione costituisce l'oggetto del rapporto obbligatorio e consiste in un comportamento di contenuto positivo (fare o dare) o negativo (non fare). Essa, secondo l'art. 1174 del Codice civile, deve essere suscettibile di valutazione economica (carattere patrimoniale della prestazione) e corrispondere a un interesse, anche non patrimoniale, del creditore.

La prestazione deve inoltre essere possibile (suscettibile di esecuzione), lecita (non contraria alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume) e determinata o, quantomeno, determinabile (in questo caso la determinazione può essere demandata alle parti, ad una di esse oppure ad un terzo, detto arbitratore; ma può anche essere correlata a parametri oggettivi futuri, come quando, per esempio, si vende un quantitativo di grano pattuendo che il pagamento avverrà in una data futura al prezzo corrente di borsa del grano in quella data).

Va tenuto distinto l'oggetto dell'obbligazione, la prestazione, dall'oggetto di quest'ultima, che è il bene o l'attività dovuta dal debitore al creditore; per esempio: consegnare un personal computer è la prestazione, il personal computer è l'oggetto della prestazione.

Distinzioni in base all'oggetto[modifica | modifica wikitesto]

L'oggetto dell'obbligazione può consistere in un comportamento in sé, a prescindere dai suoi risultati (si pensi al caso del medico, che si obbliga a curare ma non garantisce la guarigione), oppure nei risultati che ne devono conseguire (si pensi all'imprenditore edile che si obbliga a costruire una casa): nel primo caso si ha un'obbligazione di mezzi, nel secondo un'obbligazione di risultato.

L'obbligazione è oggettivamente semplice quando ha ad oggetto una sola prestazione, oggettivamente complessa quando ha ad oggetto una pluralità di prestazioni. Nel secondo caso l'obbligazione è cumulativa se il debitore è tenuto a eseguire tutte le prestazioni, alternativa se, invece, si libera eseguendone una sola, la cui scelta può essere rimessa al debitore, al creditore o ad un terzo; in mancanza di diversa previsione del titolo o della legge, la scelta spetta al debitore (art. 1286, 1° comma, del Codice civile). Diversa è l'obbligazione facoltativa che ha ad oggetto una sola prestazione ma il debitore può liberarsi eseguendone una diversa. La distinzione tra obbligazioni alternative e facoltative rileva ai fini dell'estinzione: se si estingue una prestazione, nel caso dell'obbligazione facoltativa il debitore non dovrà eseguirne nessun'altra, invece nel caso dell'obbligazione alternativa il debitore dovrà eseguire una delle prestazioni residue.

Obbligazioni pecuniarie[modifica | modifica wikitesto]

Una specie di obbligazione molto frequente nella pratica è l'obbligazione pecuniaria, avente ad oggetto una somma di denaro che deve essere data dal debitore al creditore.

L'art. 1277 del Codice civile stabilisce che i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al momento del pagamento e per il suo valore nominale. Ciò significa che, ai fini dell'estinzione, si deve prendere in considerazione il valore nominale della moneta senza tenere conto delle eventuali variazioni del suo valore reale e, in particolare, della svalutazione monetaria (principio nominalistico).

Si ritiene, tuttavia, che il principio nominalistico sia applicabile alle obbligazioni di valuta, non a quelle di valore. Sono obbligazioni di valuta quelle il cui oggetto è fin dall'origine una somma di denaro (si pensi al pagamento del prezzo di una cosa acquistata o al pagamento del canone di locazione); sono, invece, obbligazioni di valore quelle che hanno ad oggetto il valore attuale di un bene (si pensi all'obbligazione di risarcire il danno).

Le parti nell'esercizio della loro autonomia privata, norme speciali di legge o il giudice possono stabilire che l'importo da pagare vari in ragione della variazione di determinati indici o valori, per esempio l'indice dei prezzi ISTAT (clausola ISTAT) o il prezzo di particolari beni (clausole merci) come l'oro, al quale, fino ad un recente passato, era consuetudine far riferimento (clausola-oro); si parla in questi casi di obbligazione indicizzata.

Dovere di correttezza[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 1175 del Codice civile dispone che il debitore e il creditore sono tenuti a comportarsi secondo le regole della correttezza. Il concetto di correttezza, qui utilizzato dal legislatore, sembra sovrapponibile a quello di buona fede in senso oggettivo e può essere inteso come dovere di comportarsi lealmente ed onestamente. Si tratta di una clausola generale, di cui il legislatore non ha definito il contenuto, demandandone la definizione al giudice nel singolo caso concreto.

In virtù del dovere di correttezza le parti dell'obbligazione hanno il dovere di reciproca collaborazione; il debitore deve eseguire tutte le prestazioni strumentali ed accessorie che risultano necessarie affinché l'interesse del creditore sia compiutamente realizzato; il creditore, da parte sua, deve cooperare con il debitore per agevolargli l'adempimento o, quantomeno, evitargli inutili aggravi.

Estinzione dell'obbligazione[modifica | modifica wikitesto]

L'estinzione dell'obbligazione si ha quando il debitore è liberato dal suo vincolo verso il creditore. Il modo naturale di estinzione dell'obbligazione è l'adempimento, allorquando l'interesse del creditore è soddisfatto dal comportamento del debitore previsto come oggetto dell'obbligazione, nel luogo, nel tempo e nelle modalità previste. Vi sono poi altri modi di estinzione dell'obbligazione, diversi dall'adempimento.

Adempimento[modifica | modifica wikitesto]

L'adempimento è il modo di estinzione naturale dell'obbligazione. Esso, ai sensi dell'art. 1218 del Codice civile, consiste nell'esatta esecuzione della prestazione dovuta (nel senso che il suo oggetto deve corrispondere al contenuto della prestazione) ed estingue, in modo diretto e simultaneo, tanto l'obbligo del debitore, quanto il diritto del creditore.

La mancata o inesatta esecuzione della prestazione (inadempimento) è fonte di responsabilità contrattuale, ai sensi dell'art. 1218 del Codice civile, e fa sorgere in capo al debitore l'obbligo di risarcire il danno cagionato al creditore, se non prova che l'inadempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

Altri modi di estinzione[modifica | modifica wikitesto]

I modi di estinzione dell'obbligazione diversi dall'adempimento si distinguono in due grandi categorie: satisfattori e non satisfattori. Nei primi, pur mutando qualche elemento del rapporto (per esempio, la persona del debitore), l'interesse del creditore si vede comunque soddisfatto; nei secondi, invece, la modificazione di qualche elemento del rapporto (impossibilità sopravvenuta della prestazione, remissione del debito) impedisce il soddisfacimento dell'interesse del creditore.

I modi di estinzione satisfattori sono:

  • la compensazione, che si ha quando due persone sono obbligate l'una verso l`altra e i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti sussistendo determinate condizioni (art. 1241 del Codice civile);
  • la confusione, che si ha quando le qualità di creditore e di debitore si riuniscono nella stessa persona (art. 1253 del Codice civile);
  • la datio in solutum, che si ha quando il debitore, con il consenso del creditore, esegue una prestazione diversa da quella dovuta (art. 1197 del Codice civile);

Sono, invece, modi non satisfattori di estinzione dell'obbligazione:

  • la novazione, che si ha quando le parti sostituiscono all'obbligazione originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso (novazione oggettiva, art. 1230 del Codice civile) o quando un nuovo debitore è sostituito a quello originario (novazione soggettiva, art. 1235 del Codice civile);
  • la rinuncia al credito è una dismissione della situazione che può collegarsi con l'estinzione;
  • la remissione, che si ha quando il creditore comunica al debitore la volontà di rinunciare al suo diritto di credito, sempre che il debitore non dichiari entro un congruo termine di non volerne profittare (art. 1236 del Codice civile);
  • l'impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore (art. 1256 e seguenti del Codice civile).

Ai modi di estinzione ora elencati vanno aggiunte le cause generali di diritto, come la prescrizione, la risoluzione del contratto o la sua rescissione, la morte del debitore se il debito non è trasmissibile, l'avverarsi della condizione risolutiva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A dire il vero la frase compare nelle Res cottidianae, un'opera attribuita a Gaio ma da molti ritenuta apocrifa. Nelle Institutiones Gaio espone, invece, la bipartizione tra contratto e delitto

Testi normativi di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Fava, Le obbligazioni, Milano, Giuffrè, 2009
  • Di Majo, Delle obbligazioni in generale, 1988
  • Giorgianni, L'obbligazione, Milano, 1951
  • Scuto, Teoria generale delle obbligazioni, Napoli, 1953
  • Luzzato, Le obbligazioni nel diritto italiano, Utet, Torino, 1950
  • E. Betti, Teoria generale delle obbligazioni, Giuffrè editore, Milano, 1954.
  • Bianca, Diritto civile, L'obbligazione, vol. IV, Giuffrè editore, Milano, 1990
  • F.Bocchini, E.Quadri, Diritto Privato, Giappichelli, Torino, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]