Monsieur Batignole

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Monsieur Batignole
Monsieur Batignolе.png
una scena del film
Titolo originale Monsieur Batignole
Lingua originale francese
Paese di produzione Francia
Anno 2002
Durata 100 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico
Regia Gérard Jugnot
Sceneggiatura Gérard Jugnot, Philippe Lopes-Curval
Produttore Dominique Farrugia, Olivier Granier, Gérad Jugnot
Musiche Khalil Chahine
Scenografia Gérard Simon
Costumi Martine Rapin, Annie Tiellement
Trucco Rachel Aboulkheir, Marie Luiset
Interpreti e personaggi

«Monsieur Batignole» è un film del 2002, diretto da Gérard Jugnot, che ne è anche il principale interprete.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Parigi, 1942; Edmond Batignole è un macellaio che, durante l'occupazione tedesca della Francia, cerca di destreggiarsi evitando con cura di prendere posizione e curandosi soltanto dei suoi affari. Un giorno degli abitanti del quartiere - la famiglia ebrea Bernstein - vengono arrestati e deportati. Sua moglie chiede a Jean Pierre, fidanzato della figlia Micheline e fervente filo nazista, di intercedere presso le autorità tedesche affinché venga loro assegnato il prestigioso appartamento che è rimasto vuoto dopo l'arresto. La cosa mette a disagio Edmond, che però non ha voglia di opporsi alle insistenze della moglie.

Grazie alle entrature del collaborazionista la casa viene loro assegnata. Ma proprio nel giorno in cui la famiglia Batignole si trasferisce nell'appartamento e festeggia l'evento assieme agli ufficiali tedeschi, suona alla porta Simon, uno dei bambini della famiglia Bernstein, che è riuscito a fuggire prima di essere deportato in Germania. Edmond dapprima lo vuole mandar via, ma poi si fa sempre più coinvolgere nel tentativo di salvare il ragazzino, al quale si aggiungono poi altre due bimbe, Sara e Guila Cohen, cioè due cugine di Simon anche loro sfuggite alla deportazione della loro famiglia.

Alla fine il senso di giustizia prende il sopravvento in Edmond. Sfidando con insospettabile coraggio le SS, riesce a trovare i soldi per organizzare la fuga dei tre bimbi verso la Svizzera. Ma Jean Pierre li scopre e minaccia fanaticamente di denunciarlo alle SS Edmond lo uccide e fugge in treno assieme ai tre bimbi per raggiungere la frontiera svizzera. La figlia Micheline, benché fosse la fidanzata di Jean Pierre, approva le sue azioni.

Riuscendo fortunosamente a eludere i controlli, i quattro arrivano in una fattoria vicino al confine, dove vengono ospitati da Irène, il cui marito è prigioniero di guerra. Qui rischiano di essere arrestati per la sbadataggine del piccolo Simon e di Martin, il figlio di Irène geloso delle attenzione della madre per Edmond. Ma anche in questo caso riescono a sfuggire sia ai tedeschi sia alla Gendarmerie.

Alla fine il Parroco del villaggio riesce a condurre i fuggiaschi alla frontiera svizzera. Al momento di salutare i tre bambini, anche Edmond decide di restare con loro, scegliendo così una vita meno conformista. Simon, Sara e Guila si salveranno, ma non rivedranno mai più le loro famiglie, scomparse nell'Olocausto.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film si inserisce nel filone delle opere che propongono una autocritica del comportamento dei francesi durante l'occupazione tedesca e la deportazione degli ebrei che ne scaturì, in particolare quando fu effettuata una operazione nota come Rastrellamento del Velodromo d'Inverno. Un tema poi affrontato, anche se con accenti diversi, in altre due opere, entrambe del 2010, come La chiave di Sara e Vento di Primavera. La pellicola ha ricevuto critiche positive sia in Francia[1], sia in Italia, dove Tullio Kezic lo ha collegato a La vita è bella di Roberto Benigni.[2]

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Il film è ambientato in gran parte a Parigi. In particolare, il negozio di macelleria dei Batignole viene posto in rue (oggi Avenue) Sibelle, nel 14.mo. arrondissement. Le scene ambientate fuori Parigi sono state riprese a Le Bizot, Les Gras e Morteau, tutti Comuni del Dipartimento del Doubs, che si trova effettivamente al confine franco - svizzero.

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

Presentato al Festival del Cinema di Locarno del 2002, nella sezione "Evénements".[3] È stata realizzata la versione DVD prodotta dalla Warner Home Video nel 2002.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Su Le Monde del 6 marzo 2002 l'opera viene apprezzata come "un film dai toni giusti per denunciare la viltà collettiva"
  2. ^ Corriere della Sera del 15 ottobre 2002
  3. ^ sito web del Festival/sezione archivio.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]