Mary Lasker

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« Mary Lasker è di per sé un'istituzione. Chiedersi quale sia stata la sua importanza sarebbe come interrogarsi sul significato di Harvard in questo paese.[1] »
(Michael De Bakey)
Mary Lasker, 1957

Mary Lasker (Watertown, 30 novembre 190021 febbraio 1994) è stata un'antiquaria e filantropa statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Mary Lasker (il suo nome anagrafico è Mary Woodard) nasce il 30 novembre del 1900 a Watertown nel Wisconsin, da Frank Elwin Woodard, un banchiere[2]e Sara Johnson Woodard, una casalinga. Fin da bambina fu soggetta a dolorose e frequenti mastoiditi e otiti[3]. È stato ciò a far nascere in lei l'interesse per le cure mediche e a temprarle il carattere. L'interesse per le cure mediche si nota subito, si occupa fin da piccola dei suoi genitori, entrambi ipertesi, e cerca per loro una cura nonostante i medici le suggeriscano semplicemente di evitare ai suoi cari ogni stress. Poco tempo dopo accade l'avvenimento che fa nascere in lei la voglia di intraprendere la sua personale crociata contro il cancro. La sua cuoca si ammala di tumore e i medici si rifiutano di specificare la diagnosi.

« A quel tempo la parola cancro non poteva essere pronunciata. Parlai io stessa con il medico e mi feci precisare la diagnosi. Esplosi quando appresi che voleva ricoverare la donna in un ospizio per incurabili.[4] »
(Mary Lasker)

Gli studi e gli impieghi[modifica | modifica sorgente]

Si diploma in storia dell'arte al Radcliffe College con pieni voti e con lode, dopo qualche anno segue un corso di perfezionamento ad Oxford, nel 1924 torna negli Stati Uniti[5]. Lavora come antiquaria alle Reinhardt Galleries di New York e ben presto ne sposa il proprietario, Paul Reinhardt[6]. Il matrimonio però non prende la giusta piega e così, dieci anni dopo, sopraggiunge il divorzio.

Nel 1940 incontra Albert Lasker e dopo poco tempo si sposano[7]. Albert Lasker era a quel tempo il multimilionario presidente di un'agenzia di pubblicità a Chicago. Mary riesce a coinvolgere Albert nella sua lotta contro il cancro, nonostante lui non nutra particolare interesse né per la medicina né per la ricerca in campo medico. Nel 1942, dopo quarantaquattro anni di attività, Albert Lasker chiude la sua agenzia, diventato ormai un importante sostenitore della ricerca biomedica[8]. Sempre nel 1942 fonda, insieme alla moglie Mary, la famosa Lasker Foundation[9]. Lo scopo di questa fondazione è di sostenere le ricerche nei settori della salute mentale, della reumatologia, della cardiologia, del controllo delle nascite e anche della ricerca sui tumori[10].

La battaglia contro il cancro[modifica | modifica sorgente]

Nel 1943 Mary Lasker riorganizza in modo sostanziale l'American Cancer Society. In questa riorganizzazione viene aiutata della sorella Alice Fordyce e da alcuni amici[11]. Viene a galla ben presto il grande problema della società, la mancanza di fondi. Ma Mary grazie alla sua determinazione riesce a raddoppiare i fondi in poco più di un anno e ad investire il 25% dei fondi nella ricerca biomedica[12]. Pensa inoltre che un sostegno da parte del governo possa giovare in maniera significativa alla ricerca contro malattie mortali, dalle cardiopatie ai tumori. Mary si rende conto che, per poter arrivare ad un sostegno da parte del governo, ha bisogno di visibilità negli ambienti americani più importanti. Riceve un grande aiuto da parte del marito, che dal 1944 la introduce in un ambiente frequentato da persone facoltose. Nel biennio 1968-1969 si verifica un cambio di rotta, una riduzione dei finanziamenti per la ricerca. È appena salito alla presidenza il repubblicano Richard Nixon e il suo programma prevede una crescita zero per gli istituti per la salute e un taglio alla ricerca[13]. Mary non si arrende e si lancia in una nuova iniziativa: viene pubblicato un libro, scritto dal direttore dell' “American Medical Center Di Denver”, Salomon Garb, che riassume il suo pensiero e che si intitola “La guarigione del cancro, un traguardo nazionale[14]. Subito dopo Mary organizza il Comitato dei cittadini per la lotta al cancro[15]. Nel dicembre 1969 viene pubblicata sul New York Times un'intera pagina intitolata “Mister Nixon, lei può guarire il cancro”. A questo punto il Comitato si rivolge direttamente al nuovo capo dello Stato:

« L'anno prossimo, signor presidente, è in suo potere dare inizio alla fine di questa maledizione...[16] »

Nixon non può ignorare un invito così clamoroso e decide di intervenire. Il National Cancer Act, firmato da Nixon e divenuto esecutivo nel 1971, fornisce poteri, risorse e ricercatori per un approccio sistematico al problema dei tumori[17]. Grazie all'intervento di Nixon il bilancio del National Cancer Institute viene quadruplicato: passa da 190 a 815 milioni di dollari[18]. Contemporaneamente inizia un'altra battaglia, quella contro il fumo. Gli studi clinici finanziati dal programma del National Cancer Institute iniziano a migliorare concretamente la sopravvivenza di alcuni tumori come la leucemia acuta, i linfomi maligni, i carcinomi della mammella e del testicolo[19].

I riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Mary riceve dieci lauree honoris causa e la Legion d'onore francese[20]. Nel 1969 lo Stato le conferisce un'importantissima onorificenza, il Presidential Medal of Freedom[21]. Poi riceve nel 1987 il Four Freedoms Award, e nel 1989 il Congressional Gold Medal da parte del National Cancer Institute. Infatti fu grazie alla sua pressione incessante che il National Center Institute poté diventare il centro direttivo della ricerca oncologica[22].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gianni Bonadonna, Donne in medicina, Rizzoli, Milano, 1991 pag.114
  2. ^ Gianni Bonadonna, Donne in medicina, Rizzoli, Milano, 1991 pag.109
  3. ^ op.cit., pag.109
  4. ^ op.cit., pag.110
  5. ^ op.cit., pag.110
  6. ^ op.cit., pag.110
  7. ^ op.cit., pag.110
  8. ^ op.cit., pag.110
  9. ^ op.cit., pag.110
  10. ^ op.cit., pag.111
  11. ^ op.cit., pag.111
  12. ^ op.cit., pag.111
  13. ^ op.cit., pag.112
  14. ^ op.cit., pag.112
  15. ^ op.cit., pag.112
  16. ^ op.cit., pag.112
  17. ^ op.cit., pag.113
  18. ^ op.cit., pag.113
  19. ^ op.cit., pag.113
  20. ^ op.cit., pag.114
  21. ^ op.cit., pag.114
  22. ^ op.cit., pag.114

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 63003755 LCCN: n85323247