Keeshond

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Keeshond
Keeshond Majic standing cropped.jpg
Classificazione FCI - n. 97
Gruppo 5 Cani tipo Spitz e tipo primitivo
Sezione 4 Spitz europei
Standard n. 97
Nome originale Wolfspitz, dal 1926 Keeshond
Origine Germania Germania
Altezza al garrese 43-55cm
Peso ideale 14-25kg
Lista di razze canine

Cenni generici[modifica | modifica sorgente]

Il Wolfspitz o Keeshond ha avuto origine in Germania. È un cane di taglia media, molto simile al Chow Chow, appartenente al Gruppo 5. I Keeshond si fanno parecchio notare per la bellezza del loro manto rinforzato da un abbondante sottopelo. Il collo dotato di un opulento collare a forma di criniera e la coda folta portata decisamente sul dorso sono particolarmente attraenti. La testa è dotata di occhi vivi che ricordano quelli della volpe e le piccole orecchie appuntite conferiscono allo Spitz il caratteristico aspetto impertinente.

Il carattere[modifica | modifica sorgente]

Questo Spitz tedesco è sempre attento, vivo e straordinariamente attaccato al padrone. È molto ricettivo e facile da educare. La sua diffidenza verso gli sconosciuti e la totale mancanza di istinto per la caccia ne fanno un guardiano ideale per le case sia in città che in campagna. Non è né pauroso né aggressivo. Resistente alle intemperie, robusto e longevo.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Già nel secolo scorso, fra i naturalisti che si erano dedicati allo studio delle origini dei vari tipi di costituzione del cane domestico, si era accreditata la convinzione che i lupoidi, con i caratteri morfologici che si ritrovano negli Spitz, traessero tutti origine dal lupo artico, dal quale discendono - molto verosimilmente - tutte le razze che si sono formate nelle estreme regioni settentrionali asiatiche, europee ed americane.

Il fatto, però, che di forme simili a quelle degli attuali Spitz dell’Europa e dell’Asia centrale esistessero tracce antichissime in regioni molto lontane da quelle artiche e subartiche, ha dato validità alla teoria di una loro origine del tutto autonoma da quella dei cani nordici. Lo standard dello Spitz tedesco, in premessa, alla descrizione delle caratteristiche distintive della razza, afferma che esso discende dal cane della torba e dal più tardivo spitz delle palafitte, i cui reperti osteologici vennero studiati da L. Rutimeyer in DIE FAUNA DER PFAHLBAUTEN (Basilea 1861). Attraverso le osservazioni sui crani portati alla luce, effettuate innanzitutto da Rutimeyer e, quindi, da altri come M. Hilzheimer, ha acquistato valore questa tesi: nella seconda metà dell’era iniziale della pietra si notano, nei cani dell’epoca della torba, notevoli variazioni. Verso la fine di questa stessa era esse si trasformano in vere caratteristiche di razza. Già in questo periodo l’uomo è allevatore di cani e si notano nella sua pressione selettiva due tendenze; la creazione, da una parte, di tipi sempre più grandi e, dall’altra, di forme sempre più piccole. Sicché i cani palustri, ritrovati negli insediamenti dell'Europa centromeridionale, costituivano gruppi di vere e proprie razze, caratterizzate da un tipo comune, come quello dei Volpini, dei quali vi sono tracce in vaste regioni del mondo artico, comunque lontane o tutt’al più limitrofe, rispetto a quelle dell’estremo settentrione, con le quali non esistevano comunicazioni.

Oltre che in Europa, testimonianze dell’antica presenza dello Spitz sono state trovate nell’Asia centrale, meridionale ed orientale, sino alle isole dell’Oceano Pacifico, ed occidentale fino al Madagascar. È certo che era conosciuto presso gli antichi Egizi; Max Siber ne ha rintracciato la presenza nel centro dell’Africa. Ancora Siber scoprì un cane di tipo volpinoide a Sumatra. Dello stesso ceppo è il Chow-chow cinese che conserva, sia pure con qualche variazione, la forma palustre. Lo ritroviamo anche raffigurato su una brocca ateniese del 400 avanti Cristo. Un’altra traccia è stata rinvenuta in una figura di epoca micenea, datata un secolo e mezzo prima di Cristo. Gli studi osteologici e l’osservazione delle immagini, che dipinte o scolpite si sono conservate per almeno tremila anni, fanno concludere che lo Spitz della torba si è mantenuto secolo dopo secolo, immutato nel tempo, sino a dare origine alle razze come noi oggi le conosciamo. Tutti gli zoologi sono concordi nell’affermare che lo Spitz è una delle più antiche razze del mondo.

Origini del Wolfspitz[modifica | modifica sorgente]

Non siamo in possesso di nulla di veramente attendibile riguardo l’origine del Wolfspitz. Tra tutti gli Spitz che erano allevati esclusivamente per la caccia, esso è il solo a non avere una spiccata attitudine per questa attività. Esso infatti non è mai stato utilizzato per questa funzione, bensì solo per la guardia. Quanto segue è stato redatto da Anne Burnett, specialista della razza:

Il Wolfspitz, prima di essere incluso fra le razze germaniche, è stato a lungo fra quelle autoctone dell’Olanda, dove veniva chiamato “Keeshond” ed era considerato un emblema nazionale, tanto che la cinofilia dei Paesi Bassi si oppose, ma senza successo, al cambio di nazionalità di questo cane. Il nome con il quale era (ed è tuttora) indicato in Olanda sembra gli derivi da William Cornelis Van Gijselaaer, chiamato dai suoi seguaci col diminutivo di Kees, che guidò i rivoltosi olandesi contro la casa d’Orange, nel diciassettesimo secolo. Egli possedeva un grosso Spitz grigio che non lo lasciava mai, nemmeno durante le battaglie; così, in contrapposizione al Carlino, cane preferito da Guglielmo d’ orange, lo spitz di Kees divenne un simbolo per i patrioti che lo seguivano. Purtroppo la sconfitta dei patrioti ha nuociuto tantissimo alla razza: infatti, per evitare di essere associati alla fazione ribelle sconfitta, molti proprietari di wolfspitz li fecero sopprimere per timore di rappresaglie. Fortunatamente la popolazione rurale, qualche capitano di battello e dei commercianti ambulanti, data la lontananza dai centri abitati dei primi e la mobilità dei secondi, restarono fedeli alla razza, che un secolo più tardi tornò ad essere popolare. Il Wolfspitz era molto diffuso fra i battellieri, dato che, per la sua grossa taglia e la sua rusticità, poteva accompagnarli sulle chiatte nei loro viaggi lungo il Reno, facendo un ottimo servizio di guardia. Per tale impiego venne chiamato anche “DUTCH BARGE DOG”, ovverosia cane delle chiatte olandesi. All’inizio del secolo l’inglese colonnello Digby, colpito dalla bellezza e dalla vivacità di questo cane, ne portò una coppia in Inghilterra, dove, però, l’allevamento vero e proprio della razza ebbe inizio solo qualche anno più tardi, partendo da altri esemplari importati dalle signore Winfild Digby e Alicia Gatacre. Gli esemplari nati in Inghilterra fecero il loro debutto all’esposizione di Birmingham nel 1923 e nel 1926 venne fondato il club. Da allora si è avuto un costante miglioramento della razza. L’affascinante personalità di questi cani ha fatto sì che si diffondessero in tutto il mondo come animali da compagnia, da competizione e, soprattutto da utilità.

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica sorgente]

Andatura[modifica | modifica sorgente]

Trotto leggero scorrevole ed elastico, per effetto di una buona spinta da dietro.

Mantello[modifica | modifica sorgente]

Pelo[modifica | modifica sorgente]

Doppio: quello di copertura lunga, diritto e scostato dal corpo; sottopelo corto, spesso e ovattato. Testa, orecchi, parte anteriore degli arti e piedi ricoperti di pelo corto e denso (vellutato), lungo e abbondante invece quello del resto del corpo; non ondulato né riccio, né ispido, non diviso a partire dalla linea del dorso. Collo e spalle ricoperti da ricca criniera; parti posteriori degli arti anteriori ben frangiate; posteriori ricoperti, dalla groppa al garretto, da un'opulenta coulotte; folta coda. Pelle ben aderente al corpo, senza pieghe.

Colore[modifica | modifica sorgente]

Vedi "Varietà", per ciascuna delle varie taglie.

Testa[modifica | modifica sorgente]

Testa e cranio.

Testa di media grandezza; cranio più largo dietro (visto da sopra), che va diminuendo a cono fino al tartufo. Stop moderatamente pronunciato (di profilo). Guance delicatamente tondeggianti, pur se non sporgenti. Muso ben proporzionato rispetto al cranio, non troppo lungo; tartufo piccolo e rotondo, nero puro, tranne nei soggetti dal mantello marrone (marrone scuro, in questo caso). Labbra non sovrapposte, ben tese, senza pieghe alla commessura. Completamente nere in tutte le varietà di colori, tranne nei soggetti marrone (dove sono di color marrone scuro).

Occhi.

Di media grandezza, leggermente allungati e un po' di traverso; di colore scuro; palpebre pigmentate di nero in tutte le varietà, tranne nei soggetti dal mantello marrone (dove sono di color marrone scuro).

Orecchie

Orecchie piccole, molto ravvicinate, a punta e triangolari; attaccate alte e sempre portate erette, con la punta ben rigida.

Dentatura

Mascelle normalmente sviluppate, articolazione a forbice; dentatura completa (42 denti nello spitz-lupo, nello spitz di grande taglia e nel medio, tollerata nel piccolo e nel nano l'assenza di un numero ridotto di premolari).

Collo

Di media lunghezza, largo all'attacco tra le spalle, la nuca appare leggermente arcuata; senza giogaia, ricoperto da collare a criniera.

Arti

Anteriori

Diritti e abbastanza larghi sul davanti. Scapola lunga e inclinata indietro; braccio quasi lungo quanto la spalla, con angolazione scapolo-omerale di 90° circa; spalla di buona muscolatura, saldamente aderente alla gabbia toracica. Gomiti dalla forte articolazione, ben aderenti al torace, non girati in dentro né in fuori. Avambracci di media lunghezza, vigorosi rispetto al tronco, perfettamente diritti, con la parte dietro ben frangiata. Metacarpi solidi e mediamente lunghi; angolazione con l'avambraccio di circa 20° rispetto alla verticale.

Posteriori

Molto muscolosi, con abbondanti coulottes fino al garretto; diritti e paralleli. Coscia e gamba quasi altrettanto lunghe. Grassella moderatamente angolata, solida e non spostata in dentro né in fuori, in movimento. Metatarsi di media lunghezza, robustissimi e perpendicolari al suolo.

Piedi

Più piccoli possibile, rotondi, con dita strette (di gatto) e ben arcuate, quelli anteriori; i posteriori, non altrettanto rotondi, con dita ben strette e cuscinetti resistenti. Unghie e cuscinetti di colore il più scuro possibile.

Tronco

Petto

Ben abbassato e arcuato; ben sviluppata la regione dello sterno; gabbia toracica sviluppata il più possibile indietro.

Dorso

La linea superiore, a partire dalla punta delle orecchie, si prolunga orizzontalmente, dopo una dolce incurvatura, nel dorso (il profilo è completato dalla folta coda rigirata sul dorso, che ne ricopre una parte). Garrese ben pronunciato, che progressivamente si fonde con il dorso, il più corto possibile, diritto e forte; rene corto, largo e forte; groppa larga, corta, non avvallata.

Ventre

Moderatamente retratto.

Coda

Attaccata alta e di media lunghezza, molto folta, eretta fin dalla radice, rigirata in avanti e arrotolata sul dorso (vi si appoggia saldamente).

Difetti[modifica | modifica sorgente]

Tutto ciò che si discosti dallo standard indicato verrà penalizzato secondo la gravità. Difetti gravi: struttura o andatura difettose; testa troppo piatta o troppo a volta; tartufo, palpebre e labbra chiari; occhi troppo grandi, prominenti o infossati; premolari mancanti nei soggetti di media o grande taglia. Difetti da squalifica: macchioline bianche ben delimitate in ogni varietà di taglia; persistenza della fontanella; prognatismo ed enognatismo; orecchio mozzato; monorchidismo, criptorchidismo, testicoli non perfettamente calati nello scroto o uno dei due non sufficientemente sviluppato.

Taglia: Altezza al garrese: 50 cm; tolleranza di 5 cm in più o in meno (ammesse taglie fino a 60 cm, ma solo se non alterato l'aspetto generale). Colore. Grigio-lupo (grigio-nuvola, cioè spruzzato di nero sulle punte di ogni pelo): vale a dire un grigio-argentato, con carbonature (sfumature nere all'estremità dei peli); maschera non troppo scura; criniera più chiara, come la zona delle spalle (finimenti); arti anteriori e posteriori grigio-argentati, senza segni neri sotto i gomiti o i garretti; punta della coda nera, con parte inferiore e coulottes grigio-argento chiaro.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rutimeyer, L. (1861), Die Fauna der Pfahlbauten, Basilea.

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