Ixtoc 1

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Disastro ambientale della piattaforma Ixtoc 1
IXTOC I oil well blowout.jpg
La piattaforma in fiamme ed i tentativi di contenimento della “Marea Nera”.
Stato Messico Messico
Luogo Golfo del Messico al largo della costa della Baia di Campeche, 100 km (62 mi) Nord – Ovest di Ciudad del Carmen.
(19°24′30″N 92°19′30″W / 19.408333°N 92.325°W19.408333; -92.325)
Data iniziato il 3 giugno 1979 – terminato il 23 marzo 1980
02.45 –
Tipo disastro petrolifero
Motivazione Esplosione durante il trivellamento.

L'Ixtoc I era il nome di un pozzo petrolifero esplorativo sito nel Golfo del Messico. Il 3 giugno 1979, dal pozzo si originò una delle più grandi perdite di petrolio della storia. Infatti, ci vollero 9 mesi per fermare la fuoriuscita del petrolio causata dall'esplosione della piattaforma[1].

Mappa di localizzazione: Messico
Posizione della piattaforma

La dinamica del disastro[modifica | modifica wikitesto]

La piattaforma petrolifera, di tipo "off - shore", era proprietà dell'ente petrolifero statale messicano, la PEMEX (acronimo per "Petróleos Mexicanos"). Essa era situata ad un'ottantina di chilometri al largo della città messicana di Ciudad del Carmen, nella baia di Campeche, in pieno Golfo del Messico, in un'area ove il fondale è posto a circa 50 metri di profondità. Il giacimento petrolifero da cui il pozzo stava attingendo al momento del disastro era, invece, posto a 2.000 - 3,000 metri di profondità sotto i sedimenti del fondale oceanico. Domenica, 3 giugno 1979, alle ore 02.45, mentre erano in azione, le trivelle, modello Sedco 135F, interruppero del tutto inaspettatamente ed inavvertitamente la circolazione del carico di fango proveniente dalla trivellazione medesima, che serve ad equilibrare la pressione di fuoriuscita del greggio e del gas dal pozzo. In assenza della contropressione esercitata dal fango di trivellazione, il petrolio riempì la colonna e s'incendiò - assieme ai gas presenti nella vena a 3.600 metri di profondità al di sotto del fondale oceanico - non appena vennero a contatto coi motori roventi della trivella medesima. Si verificò, pertanto un'esplosione conseguente all'incendio che distrusse la struttura, cui seguì la fuoriuscita copiosa di petrolio dal pozzo e l'affondamento del relitto della piattaforma petrolifera. Si tentò di arginare la fuoriuscita di greggio nei mesi successivi perforando pozzi di "riserva" nei quali venivano pompati cemento e acqua salata. La falla venne finalmente tappata soltanto Lunedì 23 marzo 1980.

L'entità del disastro[2][modifica | modifica wikitesto]

Fino al disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, nel 2010, che coinvolse nuovamente il Golfo del Messico, la fuoriuscita di greggio ad opera dell'esplosione del pozzo Ixtoc 1 fu il più abbondante mai registrato. Si riuscì a bloccare il greggio solo il 23 marzo del 1980, dopo 295 giorni durante i quali la fuoriuscita fu prima ridotta dalle 4.200 - 4.300 tonnellate al giorno a 1.400 - 1.500 tonnellate grazie alla perforazione di una serie di pozzi vicino a quello esploso, per ridurne la pressione. I danni all'ecosistema ed i danni economici alle attività produttive (pesca, turismo, allevamento ittico, etc.) furono incalcolabili. Una stima approssimativa sui costi totali di questa vera e propria catastrofe ambientale è di almeno (ma pare sottostimata) 1,5 miliardi di dollari del 1980, di cui meno di un terzo spesi per neutralizzare il pozzo, i restanti, per far fronte ai danni ambientali e sociali. È il maggior rilascio di petrolio in mare mai accertato, con danni anche negli USA che la PeMex non volle mai peraltro pagare. La quantità totale di petrolio allora riversato in mare non fu mai determinata con precisione: si calcola un quantitativo di circa 450.000 tonnellate (stima più bassa), fino ad un massimo di 1.500.000 tonnellate (valore più elevato). Tra metà e un terzo di questo petrolio bruciò causando un vasto inquinamento atmosferico. il resto si sparse nel Golfo del Messico sotto forma di chiazze gommose galleggianti. L'uso di solventi si dimostrò ampiamente insufficiente, così come a poco servì l'utilizzo di batteri in grado di biodegradare gli idrocarburi. Vennero rese non fruibili le coste del Messico, a partire dallo Yucatan, della Florida, del Texas, della Louisiana e del Mississippi. Il danno patito dal comparto turistico fu incalcolabile e protratto per anni. Le zone di riproduzione dei gamberi, le mangrovie, le spiagge ed i luoghi di nidificazione degli uccelli marini furono inquinati. A tutt'oggi sono del tutto assenti le colonie di ostriche e di molluschi bivalvi caratteristici del litorale statunitense. Anche le aragoste e le cannocchie di Cuba, così come i coralli di Panamá, risultarono contaminate, a testimonianza che le correnti oceaniche avevano disperso il greggio anche in lontananza dal luogo del disastro. Migliaia di tartarughe marine furono sgomberate con gli aerei dalle spiagge messicane, pesantemente contaminate. Il plancton contaminato, poi, ha avviato la trasmissione della contaminazione a tutta la catena alimentare dell'ecosistema, fino a giungere ai predatori, pesci commestibili (tonni, merluzzi, cefali) e non (squali).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elena Egawhary, How big is the Deepwater Horizon oil spill? in BBC News, Friday, 7 May 2010. URL consultato il 17 giugno 2010.
    «oil spilled ... first Iraq War, 1991. ... Although not a single offshore spill, it saw massive oil leaks that easily dwarf Ixtoc 1».
  2. ^ ilmegafonoquotidiano - news before profits