I limoni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I limoni
Autore Eugenio Montale
1ª ed. originale 1925
Genere poesia
Lingua originale italiano

I limoni è una poesia di Eugenio Montale che appartiene alla raccolta Ossi di seppia.

I limoni
« Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità. »

Stile del componimento[modifica | modifica sorgente]

È composta da quattro strofe di versi irregolari e liberamente rimati con rime imperfette e al mezzo. Questa struttura sembra un'eco della versificazione classica. Il linguaggio della poesia è sia colloquiale che complicato, e si tratta dunque di plurilinguismo. Nella prima strofa vi sono cinque enjambement.

Analisi del componimento[modifica | modifica sorgente]

Comincia contrapponendo i "poeti laureati" con se stesso, in evidente antitesi. Quando comincia a parlare di sé il linguaggio diventa molto più semplice e colloquiale, addirittura con intenzionali errori grammaticali. Egli inoltre si muove in una realtà naturale più semplice e campagnola di quella dai nomi poco usati dei poeti laureati. Inoltre i fossi erbosi sembrano una citazione di Foscolo e di Pascoli. Alla fine della strofa il poeta nomina per la prima volta i limoni, che danno una caratterizzazione cromatica improvvisa, e che sembrano evocare colori caldi e felici. Tuttavia l'apparizione del limone non rende davvero più allegra la scena, poiché si tratta di un frutto aspro che non crea felicità. Il limone è infatti, come si capirà poi dalle strofe successive, il "correlativo oggettivo" dell'intera esistenza.

La seconda strofa sembra una ricerca delle corrispondenze tra uomo e Natura. In questa strofa si notano molti accenni alla poesia decadente di Pascoli e D'Annunzio, in cui l'uomo doveva ascoltare la Natura. L'inizio di essa corrisponde allo spannung della poesia. Il lettore è infatti arrivato al momento in cui dovrebbe essere svelato il segreto della Natura, il vero modo per arrivare alla verità. L'enumerazione aiuta ad aumentare questo senso di attesa e di tensione. Tra gli elementi dell'enumerazione vi è anche quello del filo da disbrogliare. Questo è il fine della ricerca della verità di Montale, che, sapendo di non poterla raggiungere, si accontenterebbe di trovare anche solo un filo che porti ad essa. Tuttavia non riesce a trovare neppure questo poiché, a differenza di altri poeti come Saba e Ungaretti, la sua ricerca non è basata su emozioni ed elementi irrazionali, ma è tutta basata sulla ragione. Difatti la mente, il mezzo che usa per cercare la verità, non lo porta ad essa, poiché dopo aver indagato e accordato, essa disunisce.

In questa strofa il poeta affronta anche l'argomento degli uomini che non sono altro che ombre, e come la Natura, sono indifferenti a ciò che li circonda. Questi versi ricordano l'operetta morale di Leopardi Dialogo di un islandese con la Natura. La quarta strofa presenta quattro enjambement, e l'ambientazione della poesia cambia. Se prima essa era ambientata in una realtà naturale semplice e campagnola, ora il lettore si ritrova in città. L'azzurro del cielo non si vede più per intero, ma soltanto a frammenti. Anche elementi positivi come la luce e l'anima in questa strofa assumono connotazioni negative, avara e amara, e la noia diventa parola chiave. Tutto sembra caratterizzato dal grigio, quando al nono verso riappare la parola limone, con tutte le sue caratteristiche. Anche in questo caso dona colore alla scena, ma non piacevolezza, a causa del suo gusto aspro. Tuttavia negli ultimi versi si nota che, grazie a questo limone che appare tra gli alberi, nella poesia vi è ancora un senso di speranza.

Significato del componimento[modifica | modifica sorgente]

"I limoni", umile pianta, diventano simbolo della poetica di Montale che canta povere e semplici cose e tende a instaurare un rapporto diretto con gli oggetti e le piante. L'apertura della poesia ha un tono polemico: Montale rifiuta i "poeti laureati" che hanno falsato la realtà rappresentandola con uno stile aulico, per avere onori e gloria. Egli ama il linguaggio comune, familiare, per descrivere il paesaggio aspro e brullo della sua Liguria, ama le stradette che conducono ai fossati, le "pozzanghere mezzo seccate", dove i ragazzi " agguantano qualche sparuta anguilla" e le viuzze che portano agli orti ravvivati dal giallo dei limoni dove hanno tregua il conflitto di sentimenti e delle sofferenze distratte dal loro profumo.

In questi attimi di silenzio in cui la realtà sembra abbandonarsi egli vorrebbe penetrare nel mistero della natura e scoprire i suoi segreti " uno sbaglio di natura/il punto morto del mondo/ l`anello che non tiene / il filo da disbrogliare", cioè le cause e gli effetti, il mistero che ci avvolge, una favilla del divino, del nostro destino. Ma l'illusione di capire l'ultimo segreto delle cose svanisce, il tempo scorre e le stagioni variano, ed ecco la delusione: la realtà delle città rumorose, le viuzze strette dove l'azzurro del cielo appare a piccoli squarci, la pioggia, l'inverno freddo e noioso che riempie l'animo di tristezza. Quando però da un portone semiaperto appare nel cortile il giallo vivido dei limoni, si accende una luce che dissolve il gelo del cuore ed evoca un piacevole insieme di profumi, suoni, e colori familiari e festosi che per un istante riconciliano con la vita.

Collegamenti esterni e approfondimenti[modifica | modifica sorgente]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Letteratura