Golconda (Magritte)

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Golconda
Autore René Magritte
Data 1953
Tecnica Olio su tela
Dimensioni 81 cm cm × 100 cm cm 
Ubicazione Menil Collection, Houston, Texas

Golconda (in francese Golconde) è un'opera di René Magritte. Raffigura una serie di uomini in bombetta che cadono giù dal cielo, come se si trattasse di una normale pioggia in una grande città. Magritte, come accade per altri dipinti, non dà una spiegazione tangibile del significato intrinseco dell'opera, ma rifacendoci alle basi della corrente surrealista possiamo dire che l'effetto di depaisement (spaesamento) è percepibile, per vari motivi. Una delle prime cose che ci rende straniti è l'idea prima del dipinto: uomini che cadono dal cielo, o uomini che si elevano da terra? E questo grazie a cosa? Ricordiamo che l'idea prima di Magritte riguardo al surrealismo è che sulla tela tutto ciò che viene rappresentato è mera rappresentazione, dunque il pittore è libero di rappresentare la realtà in modo non reale, con oggetti comuni posti in contesti non comuni. Un'altra domanda che ci si pone osservando questo dipinto è: ma le sagome nel cielo sono ombre o sono altri uomini? Nel primo caso ci si potrebbe benissimo rifare al concetto di bidimensionalità della tela, e dunque alla conseguente bidimensionalità del cielo. Nel secondo caso, più probabile dato che le sagome sono colorate e non rispettano i canoni della profondità, tutto diventa più complesso, ma al contempo interessante perché è come se Magritte volesse renderci partecipi di questo volo in maniera ancora più veritiera. Il titolo inoltre aiuta l'osservatore: ricordiamo che Golconda fu una antica città dell'India, ricca e potente: ciò potrebbe essere visto come utopico, proprio come la presenza di uomini tutti uguali sospesi in un cielo senza nuvole e di un azzurro piatto ed inespressivo e che possono permettersi di "camminare" nel cielo senza bisogno di avere ali.

Magritte spiega nell'articolo "Les Mots et Les Images" pubblicato nel dicembre 1929 sul numero 12 della rivista “La Révolution Surréaliste” che “Un oggetto non possiede il suo nome al punto che non si possa trovargliene un altro che gli si adatti meglio”. Con questo Magritte rivela perché i titoli non sono mai in relazione con quanto rappresentato dalle stesse opere ma diventano un'ulteriore occasione di espressione del pensiero automatico.

Golconda in altri contesti[modifica | modifica sorgente]

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