La Trahison des images

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Trahison des images
Autore René Magritte
Data 1928-29
Tecnica olio su tela
Dimensioni 63,5 cm × 93,98 cm 
Ubicazione Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles

La Trahison des images (in italiano: il tradimento delle immagini) è un dipinto (63,5 × 93,98, olio su tela) del pittore surrealista belga René Magritte esposto nel Los Angeles County Museum of Art (LACMA).

L'artista dipinse numerose versioni ritraenti lo stesso soggetto tra cui L'uso della parola I, I due misteri e L'alba agli antipodi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esso raffigura l'immagine di una pipa seguita dalla dicitura "Ceci n'est pas une pipe" (Questa non è una pipa).

L'intento di Magritte è quello di sottolineare la differenza tra l’oggetto reale e la sua rappresentazione.[1] Infatti, essa non è di fatto una pipa, bensì una sua immagine; l'equivoco è dovuto alla convenzione che lega a ogni oggetto un nome (secondo Magritte tutto il quadro, immagine e didascalia, non sono nell'ordine delle cose, bensì della rappresentazione.)

Linguaggio denotativo ("questa è una pipa" sul cartiglio che di solito la rappresenta per esempio a scuola per i bambini che imparano a leggere e scrivere)[non chiaro] e metalinguaggio (i cartelli che indicano le cose non sono, in effetti, quelle cose: questo, ceci in francese e non "celle-ci" come sarebbe corretto[non chiaro]) convergono e si appiattiscono nel quadro, costituendo un paradosso comunicativo che rientra tra quelli considerati dalla teoria del "doppio vincolo", elaborata per comprendere le cause delle patologie comunicative. Esempio antico di tali paradossi, ma solo verbali: "vietato vietare", oppure "io mento sempre" (paradosso del "mentitore cretese"). Il messaggio che il dipinto ci trasmette è di tipo filosofico e invita alla riflessione sulla complessità della comunicazione umana e dei suoi codici, verbali e non verbali. L'esplicito intento di Magritte attuato con la realizzazione di quest'opera risiede nel mettere in risalto la differenza di tangibilità e consistenza che il mondo della realtà ha con quello dei segni.

L'opera viene analizzata, insieme ad altre dello stesso autore e di Escher, da Douglas Hofstadter nel libro Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante nell'ambito della autoreferenzialità.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Fuzzy logic in Key Contemporary Concepts, Londra, Sage UK, 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

pittura Portale Pittura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di pittura