Gatti bonsai
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I Gatti Bonsai (Bonsai Kitten, nella versione originale in lingua inglese) sono la beffarda invenzione di uno studente del MIT, che nel 2000 ha messo online il sito bonsaikitten.com in cui fingeva di vendere dei kit per la creazione di "gatti imbottigliati".
Secondo l'autore del sito era infatti possibile chiudere i gattini appena nati in contenitori sagomati e costringere così il loro corpo ad assumere la forma del recipiente durante la crescita, replicando così sugli animali la tecnica utilizzata per la creazione di alberi bonsai. La palese assurdità del tutto non è bastata a rendere chiaro l'intento satirico e parodistico del sito: subito dopo l'apparizione del sito (oggi chiuso in seguito alle feroci polemiche suscitate) sono partite decine di "catene" via e-mail il cui scopo era quello di protestare contro l'inumano trattamento riservato ai poveri animali da questo sedicente "scienziato cinese".
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[modifica] Gatti bonsai in Italia
Sull'onda del successo del sito originale, e nel tentativo di rendere più chiaro ai lettori italiani l'intento parodistico del sito, viene realizzata la versione in italiano del sito, ospitata prima su gattibonsai.it e in seguito su gattibonsai.com. Nonostante il tentativo di rendere ancora più palese ed evidente l'intento umoristico, anche la versione italiana viene immediatamente bersagliata da mail di minacce da parte di gruppi di animalisti.
Incredibilmente, dopo pochi mesi il sito viene chiuso dalla Polizia postale dopo una denuncia della presentatrice televisiva Licia Colò su richiesta del magistrato dottor Adelchi D'Ippolito [1]. Il reato contestato è istigazione a delinquere.
[modifica] I gatti bonsai e la stampa italiana
L'esistenza del sito sui gatti bonsai venne a più riprese comunicata (con sdegno ed orrore) dalle maggiori testate giornalistiche italiane. Ad un articolo del giornalista Josto Maffeo sul Messaggero nel 2001 ne fece seguito uno di Ferruccio Sansa su Repubblica, nel 2002.[2]
[modifica] Note
- ^ Il resoconto della chiusura del sito italiano nella versione di Licia Colò
- ^ Il caso Bonsaikitten.com secondo Paolo Attivissimo

