Gai Pied

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Gai Pied
Stato Francia
Lingua francese
Periodicità mensile, settimanale
Genere rivista
Fondatore
Fondazione 1979
Chiusura 1992
Sede Parigi
 

Gai Pied è stata una rivista a tematica LGBT pubblicata in Francia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della rivista, Gai Pied fu suggerito dal filosofo Michel Foucault che, nel 1979, scrisse un articolo per la prima edizione dal titolo Un plasir si simple[2]. Negli anni seguenti l'autore di Storia della sessualità rilasciò al mensile diverse interviste.

Il primo numero uscì il 1º aprile 1979 in 2.000 chioschi su tutto il territorio francese. Il prezzo di acquisto fu fissato in 5 franchi francesi[3][2]. La pubblicazione fu gestita dal gruppo editoriale, l'Éditions du Triangle Rose. Fu stampato da Rotographie, il tipografo della Lega Comunista Rivoluzionaria (Ligue communiste révolutionnaire). Tra i fondatori del primo Gai Pied si possono annoverare Yves Charfe, Gérard Vappereau, Jean Le Bitoux[1], nonché Frank Arnal e Jean-Pierre Joecker.

La rivista ebbe come collaboratori stabili Yves Navarre, Tony Duvert, Guy Hocquenghem, Renaud Camus, Alain Pacadis, Copi, Hugo Marsan, Jean Le Bitoux, Gianni De Martino, Jean-Luc Hennig.

Tra gli omosessuali francesi, la rivista ebbe un crescente successo permettendo alla comunità LGBT di accrescere in visibilità ed espressione. Una sezione venne dedicata alla pubblicazione di piccoli annunci e fotografie erotiche.

Nel 1980 Gai Pied pubblicò un'intervista di Jean-Paul Sartre, lo scrittore che nel 1964 rifiutò il premio Nobel alla letteratura. Molti artisti (David Hockney, Barbara) e personaggi politici (Pierre Bérégovoy, Gaston Defferre) fecero lo stesso cercando di mostrando appoggio e apertura.

Il successo e il sostegno dei lettori, spinsero gli editori a passare dalla cadenza mensile a quella settimanale. La rivista uscì anche in Québec.

Nel 1983, il fondatore Jean Le Bitoux venne messo in minoranza alla direzione del giornale ed infine rassegnò le dimissioni, seguito da quasi tutti i giornalisti in squadra.

Da quel momento, Gay-Pied Hebdo aprì le sue pagine alle frivolezze, con argomenti alla moda, gite, viaggi, spese, opinioni di lettori, questioni sociali e firme famose. I lettori, nonostante l'arrivo graduale di ulteriori servizi telematici, attività, agenzia viaggi, son seguirono la nuova linea editoriale.

Nel 1987, il ministro degli Interni Charles Pasqua tentò di vietare la pubblicazione di Gay Pied Hebdo. Il 19 marzo per evitare la scomparsa della rivista venne fatta una manifestazione, cui aderiono parecchie personalità tra cui il ministro della Cultura François Léotard.

Tra il 1987 e il 1990, Gay-Pied Hebdo controlla una radio destinata alla comunità gay: Fréquence Gaie (Radio FG).

Nonostante il primi successi la rivista non riuscì a contrastare l'espansione dell'AIDS. Andò incontro a difficoltà finanziarie, nonostante l'uso del servizio telematico.

Dopo aver perso il suo pubblico originario, non avendone trovato altro e vedendo dimezzati i propri ricavi, la rivista scomparve. La pubblicazione cessò nel mese di ottobre del 1992.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Frédéric Martel, Le Rose et le Noir, les homosexuels en France depuis 1968, Le Seuil, 1996.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (FR) Eric Favereau, «Jean Le Bitoux, militant de la mémoire gay» in Libération, 30 aprile 2010. URL consultato il 17 agosto 2010.
  2. ^ a b (FR) Feuilletez le premier numéro de «Gai Pied», Tetu, 31 marzo 2009. URL consultato il 17 agosto 2010.
  3. ^ Il costo dell'abbonamento annuale venne fissato in 50 franchi francesi.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]