Eskimo (abbigliamento)

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Milano inizio anni settanta; i due manifestanti a sinistra ed al centro indossano l'eskimo.
1971: picchetto di studenti del liceo Beccaria, fra i quali alcuni indossanti l'eskimo

L'eskimo è un giaccone con cappuccio bordato di pelo, di fattura semplice, che porta il nome degli abitanti del circolo polare artico.

Icona politico[modifica | modifica sorgente]

Un modello di eskimo, con interno in fodera di pelo sintetico (staccabile, in modo da adattarsi anche a periodi climatici meno rigidi), divenne famoso grazie alle rivolte studentesche del 1968, in cui veniva usato come simbolo del proletariato, poiché di prezzo accessibile alla fasce meno abbienti.

Inizialmente in vendita in negozi di articoli ex militari e simili, ben presto trovò spazio nelle botteghe specializzate nelle vendite di jeans, bancarelle di mercato e grandi magazzini, fino a diventare un indumento di largo uso. Negli anni a venire, l'eskimo diventò un segno di riconoscimento della controcultura in cui si riconoscevano i militanti e i simpatizzanti della sinistra, assieme alla kefiah palestinese annodata al collo, introdotta successivamente nell'uso.

L'eskimo era un giaccone impermeabile in cotone di semplice fattura, lungo fino alle ginocchia o mezza coscia, dotato di cappuccio e larghe tasche, chiuso con chiusura a lampo metallica e bottoni a pressione metallici; ai polsi una maglia elastica ne garantiva la tenuta termica, una pelliccetta artificiale bianca foderava l'interno, cappuccio incluso, permettendo un buon conforto termico durante l'inverno. La sua colorazione più comune era verde militare, ma erano presenti anche varianti blu scuro e beige.

Tale indumento divenne una icona così caratteristica e simbolica di una classe sociale e dell'ideologia politica degli anni settanta, che Francesco Guccini gli ha intitolato la sua canzone Eskimo:

« Portavo allora un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà »

Fu poi Giorgio Gaber a citarlo nuovamente nel suo monologo Qualcuno era comunista: il protagonista del monologo, infatti, è obbligato ad ammettere di averlo un tempo indossato, palesando così il suo vecchio credo politico.

Il giornalista Michele Brambilla ne ha preso spunto per dare il titolo al suo libro "L'Eskimo in redazione" sugli anni della contestazione.

Fuori produzione dai primi anni ottanta, è possibile trovarli usati in negozi vintage[senza fonte].

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]