Elegie duinesi

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Elegie duinesi (Duineser Elegien) è una raccolta lirica di Rainer Maria Rilke (1875-1926), incominciata nel Gennaio 1912 in contemporanea con i Sonetti a Orfeo[1].

Il poeta si trovava presso il castello dei principi della Torre e Tasso, appunto a Duino. Solo le prime due elegie vengono completate subito, nei mesi di gennaio e febbraio; le altre verranno stese in un arco di tempo più ampio che si protrarrà fino all'11 febbraio 1922 ( questa la data della lettera a Marie von Thurn und Taxis in cui comunica la conclusione della stesura del ciclo) presso Muzot in Svizzera.

La prima edizione fu pubblicata nell'ottobre 1923 dalla casa editrice Insel di Lipsia. La prima traduzione italiana è opera di Vincenzo Errante, in Rainer Maria Rilke, Liriche (Milano, Alpes, 1929).

Struttura e genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Il ciclo duinese si compone di dieci elegie.

I Elegia

Scritta tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 1912.

II Elegia

Anch'essa scritta tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 1912.

III Elegia

Incominciata tra febbraio e marzo 1912. Completata nell'autunno del 1913 a Parigi.

IV Elegia

Ideata e subito completata tra 22 e 23 novembre 1915 a Monaco.

V Elegia

Ideata e portata a termine nel febbraio 1922 a Muzot.

VI Elegia

Incominciata tra febbraio e marzo 1912. La prosegue agli inizi del 1913 a Ronda; la terminerà anch'essa il 9 febbraio 1922 a Muzot.

VII Elegia

Ideata e portata a termine nel febbraio 1922 a Muzot.

VIII Elegia

Ideata e portata a termine nel febbraio 1922 a Muzot.

IX Elegia

Incominciata nel marzo 1912.

X Elegia

Incominciata nel marzo 1912. Ripresa nell'autunno 1913 a Parigi, la temina l'11 febbraio 1922 a Muzot.

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Tra le tematiche principali delle Elegie Duinesi troviamo l'inconsistenza della vita umana, l'inattendibilità dei sentimenti (seppur sublimi) e l'incombere della morte quale limite che falsa qualsiasi prospettiva umana. In questo contesto s'innestano altri temi secondari, attribuibili al periodo storico-culturale dei primi anni del 1900 ovvero: la denuncia nichilista della morte di Dio, l'individualismo proprio della cultura moderna occidentale, la sensazione dell'insuperabile crisi borghese, la condanna della società industriale poiché disumanizzante e massificante e quella al mercantilismo capitalistico. Rilke assume posizioni definibili di "anticapitalismo romantico[2]" (come si può vedere nella X elegia).

La I elegia si apre con il grido, una lamentazione disperata. Trattasi di un lamento esistenziale vissuto e discusso a livello della psiche. Il primo tentativo che il poeta compie per sanare quest'emergenza sia esistenziale e sia filosofica ha riscontro in una dottrina della salvezza, tutta rilkiana, basata sull'esaltazione della vita interiore e dell'ascesi in contrapposizione ai valori borghesi. Partendo da questa posizione, nello svolgersi del ciclo duinese, l'autore giunge ad una nuova soluzione che si esplica all'interno della IX Elegia. La soluzione del problema vitale diviene la creazione artistica. Il momento della creazione ha luogo in particolare in prossimità della morte, in grado di far provare emozioni capaci di superare l'inconsistenza, la caducità dell'esistenza. Tale soluzione diventa ancora più forte se si pensa che la morte pare così, anche se solo per il poeta, subordinata alla poesia, in quanto suo elemento fecondante.

Le figure-chiave[modifica | modifica wikitesto]

  • l'angelo: non ha nulla a che vedere con la figura tradizionale cristiana dell'angelo. Rilke ne trae solamente gli attributi come Bellezza e Grandezza, che intende come superiorità e positività.
  • la sfinge: simbolo dell'Egitto che per Rilke è visto come punto di contatto con il Regno dei morti,
  • gli amanti infelici: in loro, il sentimento d'amore in quanto non realizzato risulta più pure.
  • i giovani morti: sono doppiamente caratterizzati della morte, in primo luogo perché appunto morti, in secondo dal momento che il loro trapasso è avvenuto quando avevano tutta la vita in potenza.
  • il saltimbanco
  • il viandante
  • l'eroe: colui il quale sottomette la propria gioia al dovere. Accomunato alla figura dei morti giovani poiché anch'egli lontano dai legami che contraddistinguono la vita comune.

Il suo è un eroismo astratto, privo di contenuti reali o concreti; è un eroismo che si nutre di se stesso.

  • il bambino: creatura autentica poiché non ha ancora ricevuto l'educazione che porta ad interpretare (violare, nell'ottica rilkiana) il mondo.
  • l'animale: libero perché esente dalla coscienza, prerogativa tutta umana.

Stile e linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nello strumento espressivo adottato all'interno delle Elegie, Rilke fa emergere la sua volontà di rinnovamento. Tale volontà non si manifesta come un desiderio di frattura netto nei confronti della tradizione letteraria ma al contrario si realizza all'interno del suo canone. Rilke si dimostra innovativo sul piano lessicale: costanti sono la ricerca del vocabolo insolito e dell'accostamento inaspettato; altrettanto frequenti l'utilizzo di hapax e neologismi. È al contrario fedele alla tradizione poiché non si discosta dall'utilizzo di una sintassi letterariamente corretta, elimina dal suo vocabolario ogni termine scientifico-tecnico, si rifà ad un lessico che è quello reso canonico dal simbolismo francese. Il piano espressivo si arricchisce dunque nella sua innovazione degli elementi prosperi della tradizione passata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi, a cura di Michele Ranchetti, trad. Michele Ranchetti e Jutta Leskien, Universale Economica Feltrinelli, 2011
  2. ^ Alberto Destro, Introduzione a Elegie duinesi in Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi, trad. Enrico e Igea De Portu, Einaudi, 1978

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Destro, Le "Duineser Elegien" e la poesia di Rainer Maria Rilke, Roma, Bulzoni, 1970
  • Romano Guardini, Rainer Maria Rilke: le elegie duinesi come interpretazione dell'esistenza, Brescia, Morcelliana, 1974
  • Materialien zu Rainer Maria Rilkes Duineser Elegien, hrsg. von Ulrich Fülleborn und Manfred Engel, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1980
  • Anna Lucia Giavotto Kunkler, Una città del cielo e della terra: le Elegie duinesi di R.M. Rilke, Genova, Marietti, 1990
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