Comunità ebraica di Casale Monferrato

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La comunità ebraica di Casale Monferrato è una delle ventuno comunità ebraiche italiane riunite nell'UCEI.

Viene definita una comunità di piccole dimensioni e attualmente conta appena una decina di appartenenti. La comunità ha sede in vicolo Salomone Olper 44. Attuale presidente è Giorgio Salvatore Ottolenghi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La comunità ebraica di Casale Monferrato si sviluppa sotto i Gonzaga nel XVI secolo. Nel 1708, in seguito alla fine della dominazione dei Gonzaga, la comunità passò sotto i Savoia, la cui politica di tolleranza favorì la presenza ebraica nella regione, nonostante l'istituzione del ghetto nel 1723.

Nel 1848 con lo Statuto albertino gli ebrei di Casale Monferrato ottennero l'emancipazione; nella cittadina vivevano allora 850 ebrei. In seguito la comunità andò assottigliandosi poiché molti preferirono stabilirsi nelle città industriali in espansione (specie Torino e Milano). Casale Monferrato rimase comunque (con Torino, Alessandria e Vercelli) uno dei quattro principali centri della presenza in Piemonte, ufficialmente riconosciuti dalla legge Falco che nel 1930 riorganizzo' le comunità ebraiche italiane. Prima della Shoah si contavano ancora 112 appartenenti.

Testimonianze della presenza ebraica[modifica | modifica sorgente]

Sinagoga[modifica | modifica sorgente]

La sinagoga, di rito tedesco, ricca di arredi ed iscrizioni, è un esempio di barocco piemontese ed è considerata una delle più belle d'Italia.[1] Fu edificata nel 1595 ed ampliata nel Settecento in seguito alla crescita della comunita'. Nel 1868 la sinagoga fu ancora ulteriormente ampliata in seguito all'emancipazione, evento celebrato da un'iscrizione bilingue (ebraico-italiana) unica nel suo genere in Italia. Dopo un periodo di decadenza la sinagoga fu restaurata completamente nel 1969 dalla Soprintendenza ai monumenti della Regione Piemonte, che la dichiarò monumento nazionale.

Museo[modifica | modifica sorgente]

Al primo piano della sinagoga, il museo conserva pezzi e documenti storici tra i quali si distinguono elementi decorativi dei rotoli della legge (rimmonim e atarot).

Ghetto[modifica | modifica sorgente]

I confini del ghetto, istituito nel 1723, sono ancor oggi perfettamente riconoscibili, tra via Balbo e via Alessandra, con le case dai cortili comunicanti e i numerosi passaggi interni. In via Alessandria è possible vedere il gancio, usato per la chiusura del ghetto, e l'immagine sacra della Madonna, posta nel versante cristiano al confine con il quartiere ebraico.

Cimiteri[modifica | modifica sorgente]

Il cimitero vecchio, situato in via Negri, in uso fino al 1932 e poi abbandonato, conserva vecchie lapidi.

Il cimitero nuovo, tuttora in uso, con accesso all'incrocio tra via Negri e via Cardinal Massaia, si caratterizza per la presenza di svariate tombe monumentali.

Rabbini capo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova 1986.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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