Città intelligente

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La città intelligente (dall'inglese smart city)[1] in urbanistica e architettura è un insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all'ottimizzazione e all'innovazione dei servizi pubblici così da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città «con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita»[2] grazie all'impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell'ambiente e dell'efficienza energetica, al fine di migliorare la qualità della vita e soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni.[3][4]

Le prestazioni urbane dipendono non solo dalla dotazione di infrastrutture materiali della città (capitale fisico), ma anche, e sempre di più, dalla disponibilità e qualità della comunicazione, della conoscenza e delle infrastrutture sociali (capitale intellettuale e capitale sociale). Quest'ultima forma di capitale in particolare è determinante per la competitività urbana.

Il concetto di città intelligente è stato introdotto in questo contesto come un dispositivo strategico per contenere i moderni fattori di produzione urbana in un quadro comune e per sottolineare la crescente importanza delle tecnologie della comunicazione (ICT) e dell’informazione, il capitale sociale e ambientale nel definire il profilo di competitività delle città, muovendosi verso la sostenibilità e verso misure ecologiche sia di controllo sia di risparmio energetico, ottimizzando le soluzioni per la mobilità e la sicurezza.[5] Il significato dei due assetti (del capitale sociale e di quello ambientale) evidenzia la necessità di un lungo cammino da compiere per distinguere le città smart da quelle con maggior carico tecnologico, tracciando una linea netta tra di loro, ciò che va sotto il nome di città intelligenti e di città digitali.[6][7]

Il termine Smart City è stato utilizzato anche dalle aziende e dalle città come concetto di marketing.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

Una città può essere definita Smart city quando gli investimenti effettuati in infrastrutture di comunicazione, tradizionali (trasporti) e moderne (ICT), riferite al capitale umano e sociale, assicurano uno sviluppo economico sostenibile e un'alta qualità della vita, una gestione sapiente delle risorse naturali, attraverso l'impegno e l'azione partecipativa. Per l’economista spagnolo Gildo Seisdedos Domínguez, il concetto di Smart city è basato essenzialmente sull’efficienza che a sua volta è basata sulla gestione manageriale, l’integrazione delle ICT e la partecipazione attiva dei cittadini. Ciò implica un nuovo tipo di governance con il coinvolgimento autentico del cittadino nella politica pubblica.[8]

Le Smart cities possono essere identificate (e classificate) secondo sei assi o dimensioni principali:[9]

  • economia intelligente
  • mobilità intelligente
  • ambiente intelligente
  • persone intelligenti
  • vita intelligente
  • governance intelligente

Questi sei assi si collegano alle tradizionali teorie regionali e neoclassiche della crescita urbana e dello sviluppo. In particolare, gli assi sono basati rispettivamente sulle teorie della competitività regionale, dei trasporti e delle ICT economiche, delle risorse naturali, del capitale umano e sociale, della qualità della vita e della partecipazione dei cittadini nel governo delle città. Si insiste sul fatto che le Smart cities sono definite dal loro livello di innovazione e dalla loro capacità di risolvere problemi e l'uso delle ICT migliora queste caratteristiche. L'intelligenza (smart) sta nella capacità di risolvere i problemi di queste comunità ed è legata all’uso di tecnologie per risolverli. In questo senso, l'intelligenza è una qualità interiore di ogni territorio, in ogni luogo, città o regione in cui i processi di innovazione sono facilitati dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Ciò che varia è il grado di intelligenza, a seconda della persona, del sistema di cooperazione, delle infrastrutture digitali e degli strumenti che una comunità è in grado di offrire ai suoi abitanti (N. Komninos). La definizione Smart city tuttavia è ancora un concetto piuttosto confuso e viene utilizzata per finalità che non sempre sono coerenti.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il progetto nasce a livello mondiale, con la città di Rio de Janeiro che svolge il ruolo di pioniere dei primi esempi di implementazione intelligente delle tecnologie al fine di migliorare la vita comune e ridurre gli sprechi negli ambiti più disparati, che vanno dal settore energetico a quello della gestione dei rifiuti.

In Europa solo di recente si è iniziato a parlare in termini di “Smart” (2010). L’Unione Europea prevede una spesa totale che si aggira tra i 10 ed i 12 miliardi di Euro in un arco di tempo che si estende fino al 2020.

Gli investimenti in conto sono volti a finanziare (o quantomeno stimolare) i progetti delle città europee che ambiscono a divenire "Smart". Tali progetti sono rivolti all’ecosostenibilità dello sviluppo urbano, alla diminuzione di sprechi energetici ed alla riduzione drastica dell’inquinamento grazie anche ad un miglioramento della pianificazione urbanistica e dei trasporti.

Tra le città italiane candidate per l’acquisizione di tale titolo vi è Torino, che grazie a vari progetti ed iniziative quali Torino Smart City si conferma all’avanguardia delle implementazioni tecnologiche e logistiche volte a migliorare la vita in città. Un esempio è dato dai mezzi di trasporto, come la metropolitana a basso impatto ambientale o l’utilizzo di bus elettrici nel centro storico della città. Nell’aprile 2012 inoltre è stata inaugurata una delle prime forme di cabina telefonica intelligente a servizio del cittadino. Il primo esemplare di cabina intelligente è stato collocato di fronte al Politecnico di Torino appositamente per sottolineare il ruolo che ha avuto e che tuttora detiene l’università come fulcro di sviluppo e ricerca tecnologica.

Contesto politico[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di Smart city, inteso come la prossima tappa nel processo di urbanizzazione, è diventato molto di moda in questi ultimi anni nell’ambito politico, con l'obiettivo di operare una distinzione tra città digitale e città intelligente.[10] Il suo obiettivo principale è tuttora comprendere il ruolo delle infrastrutture ICT ma gran parte della ricerca è stata indirizzata anche al ruolo del capitale umano, alla sua formazione, al capitale sociale e relazionale e all’interesse ambientale come importanti fattori di crescita urbana. L'Unione europea (UE), in particolare, ha dedicato sforzi costanti a elaborare una strategia per realizzare una crescita urbana smart per le sue città-regioni metropolitane.[11][12] Altre istituzioni internazionali e gruppi di esperti credono in una rete cablata, come forma di sviluppo guidata dall’ICT. L' Intelligent Community Forum produce, ad esempio, la ricerca sugli effetti locali della rivoluzione mondiale dell’ICT. L'OCSE e il Manuale EUROSTAT di Oslo[13] sottolineano invece il ruolo di innovazione dei settori ICT e offrono un toolkit per identificare indicatori coerenti, formando così un solido quadro di analisi sull'innovazione urbana ai ricercatori. A livello mesoregionale osserviamo una rinnovata attenzione per il ruolo delle infrastrutture di comunicazione soft nel determinare le prestazioni economiche.[14] La disponibilità e la qualità delle infrastrutture ICT non sono sufficienti per definire una città intelligente o smart. Altre definizioni perciò sottolineano il ruolo del capitale umano, l'istruzione e la formazione nello sviluppo urbano. È stato dimostrato, per esempio,[15][16] che i tassi di crescita urbana più rapidi sono stati raggiunti in città in cui è disponibile una quota elevata di forza lavoro istruita. L'innovazione è guidata da imprenditori che investono in settori e prodotti che richiedono una forza lavoro sempre più qualificata. Poiché non tutte le città sono ugualmente riuscite a investire nel capitale umano creando una forza lavoro istruita, la 'classe creativa',[17] nel tempo, si è concentrata spazialmente. Questa tendenza delle città a divergere in termini di capitale umano, attraendo i creativi, ha attirato l'attenzione dei ricercatori e dei responsabili politici. Si scopre che alcune città dotate già in passato di una forza lavoro qualificata sono riuscite ad attirare manodopera più preparata, mentre città che non avevano tali caratteristiche non sono riuscite a farlo. I responsabili politici, in particolare quelli europei, hanno più probabilità di attribuire un peso coerente all’omogeneità spaziale; in queste circostanze il progressivo concentramento urbano del capitale umano è perciò una delle principali preoccupazioni.

Il punto sullo sviluppo delle infrastrutture[modifica | modifica sorgente]

La definizione Smart city è centrata sulla "utilizzazione di infrastrutture di rete per migliorare l'efficienza economica e politica e consentire lo sviluppo sociale, culturale e urbano",[18] in cui il termine infrastruttura indica i servizi alle imprese e alla residenza, per il tempo libero, la qualità di vita e le ICT (telefoni fissi e mobili, TV satellitare, reti informatiche, e-commerce, servizi internet). Essa porta in primo piano l'idea di una città cablata come il modello di sviluppo principale della connettività e come fonte di sviluppo.[10] La criticità presente nell’high-tech e nelle industrie creative è caratterizzata nel lungo periodo dalla crescita urbana. Nella ricerca di Richard Florida, lo studioso americano che si occupa di creatività e rigenerazione urbana, l’idea di base è che le "professioni creative sono in crescita e che le imprese ora si orientano ad attrarre 'il creativo' ".[19][18] Mentre la presenza di una forza lavoro creativa e qualificata non garantisce performance urbane, in un'economia sempre più globalizzata e ad alta intensità di conoscenza, questi fattori determinano sempre il successo delle città.[20]

La strategia per la creazione di un ambiente competitivo[modifica | modifica sorgente]

Una 'città intelligente' vuol dire che essa sfrutta le opportunità che le ICT offrono per aumentare la prosperità locale e la competitività, un approccio che implica lo sviluppo urbano integrato basato su multi-attori, multi- settori e prospettive multi-livello.[12][21] Questo indirizza a "porre alla base dell’attenzione lo sviluppo urbano di business - led",[18] la creazione di città d'affari amichevoli, con l'obiettivo di attrarre nuove imprese. I dati mostrano che le città business-oriented sono, infatti, tra quelle con un soddisfacente rendimento socio-economico. A tal fine, le città possono progettare parchi commerciali come "città intelligenti": Kochi, Malta e Dubai sono alcuni esempi. La capacità di intelligence locale è intrinsecamente legata a quella dell'economia basata sulla conoscenza.[22] L'innovazione e la tecnologia sono i principali motori della crescita e un’intelligenza collettiva della comunità sottolinea l’importanza delle reti come principali fattori di successo.[23] Questo richiede un paradigma di pianificazione pertinente per lo sviluppo urbano-regionale e per l'innovazione manageriale, simile al concetto correlato di "città intelligenti" (o comunità, gruppi, distretti e territori multi-gruppo). Attraverso lo sviluppo di cluster e ancor più di città intelligenti, è possibile mettere insieme territori per attivare meccanismi di innovazione di dimensioni globali per innovare i loro sistemi.[11]

Un approccio alle città inclusive e sostenibili[modifica | modifica sorgente]

Un approccio alternativo è dato da una profonda attenzione al ruolo del sociale e del capitale relazionale nello sviluppo urbano. Pertanto una Smart city dovrà essere una città la cui comunità ha imparato ad apprendere, adattarsi e innovare.[24] Questo può includere una forte attenzione al fine di conseguire l'inclusione sociale nei servizi pubblici dei residenti urbani (smart card ad esempio di Southampton) e rafforzare la partecipazione dei cittadini alla co-progettazione.[25] La sostenibilità in generale è vista come un’importante componente strategica della città intelligente. Il passaggio verso la sostenibilità sociale può essere inteso nella integrazione delle tecniche di partecipazione, come ad esempio la consultazione on-line e la co-progettazione delle modifiche ai servizi, per incentivare la partecipazione degli utenti come cittadini nel processo di democratizzazione sulle decisioni in merito ai futuri livelli di prestazione.[26] [27] La sostenibilità ambientale è importante in un mondo dove le risorse sono scarse e dove le città stanno sempre più basando il loro sviluppo e la loro ricchezza sul turismo e sulle risorse naturali: il loro sfruttamento deve garantire l'uso sicuro e rinnovabile del patrimonio naturale. Questo ultimo punto è legato al business che ha portato allo sviluppo, in quanto il sapiente equilibrio di misure che promuovano la crescita da un lato e la tutela dei deboli dall'altro è una pietra miliare per lo sviluppo urbano sostenibile.[28]

Reti di sensori wireless per le città intelligenti[modifica | modifica sorgente]

Le reti di sensori wireless sono una tecnologia specifica che aiuta a creare Smart cities. Si tratta di creare una rete di nodi sensori intelligenti in grado di misurare molti parametri per una gestione più efficiente della città.[29] I dati sono resi accessibili, in modalità wireless e in tempo reale, ai cittadini o alle autorità competenti. Ad esempio, i cittadini possono monitorare la concentrazione di inquinamento in ogni strada della città o possono ottenere gli allarmi automatici quando supera un certo livello..[30] È anche possibile ottimizzare l'irrigazione di parchi o l'illuminazione della città, rilevare perdite d'acqua o ottenere mappe acustiche. I bidoni della spazzatura possono inviare un allarme quando sono vicini ad essere pieni. Il traffico veicolare può essere monitorato in modo da modificare le luci della città in modo dinamico e può essere ridotto con sistemi che rilevano la più vicina area di parcheggio disponibile. Gli automobilisti possono ottenere informazioni tempestive in modo da poter individuare un parcheggio gratuito ed inserirsi rapidamente, risparmiando tempo e carburante.[31] Queste informazioni possono ridurre ingorghi e inquinamento, migliorando quindi la qualità della vita. Recentemente è stato affermato che, in ragione della natura generatrice di reddito dei parcheggi, i sistemi intelligenti di parcheggio possono essere la base ideale per la creazione di reti wireless municipali. Queste reti possono essere utilizzate per altri tipi di rilevamento, come l’azienda californiana Streetline la quale ha annunciato che nei primi mesi del 2014 lancerà il proprio portafoglio intelligente di parcheggio, aggiungendo il rilevamento della temperatura della superficie stradale e del rumore..[32]

Sensori collaborativi online per le piattaforme di gestione dei dati[modifica | modifica sorgente]

Sono servizi di banche dati on-line che permettono ai proprietari di sensori di registrare e connettere i loro dispositivi per convogliare i dati in un database online per la loro archiviazione e che consentono agli sviluppatori di connettersi al database e costruire le proprie applicazioni basate anche su tali dati. Gli esempi includono Xively e la piattaforma Wikisensing. Tali piattaforme semplificano la collaborazione online tra utenti su insiemi di dati diversi che vanno dai dati energetici e ambientali alla raccolta dei dati sui servizi di trasporto.[33] Altri servizi permettono agli sviluppatori di incorporare in tempo reale grafici e widget in siti web. È possibile analizzare ed elaborare i dati storici estratti da feed di dati, inviando allarmi in tempo reale da qualsiasi flusso di dati per controllare testi, dispositivi e ambienti. L'architettura del sistema Wikisensing consente di descrivere i componenti principali di tali sistemi[34] includendo le API e le interfacce per i collaboratori on-line, un middleware contenente la logica aziendale necessaria alla gestione ed all’elaborazione di un sensore dati e di un modello adatto per la memorizzazione efficiente dello stoccaggio e del recupero di grandi volumi di dati.

Criticità[modifica | modifica sorgente]

Le principali criticità generate dallo sviluppo delle Smart cities sono:[18]

  • la sopravalutazione del loro interesse strategico potrebbe portare ad ignorare vie alternative di sviluppo urbano.
  • il punto centrale del concetto di Smart city può portare ad una sottovalutazione dei possibili effetti negativi dello sviluppo delle nuove infrastrutture tecnologiche e di rete necessarie ad una città per essere intelligente.[35]

L’idea neo-liberista degli spazi urbani è stata criticata per i rischi potenziali associati al mettere un peso eccessivo sui valori economici come unico motore dello sviluppo urbano. Tra questi possibili modelli di sviluppo, i responsabili politici dovrebbero meglio considerare quelli che discendono non solo da un modello di guida aziendale. Un modello di business globalizzato si basa sulla mobilità del capitale. Un modello di business orientato può tradursi in una perdita di strategia a lungo termine: il professor Robert Holland sostiene che “lo 'spatial fix' significa inevitabilmente che il capitale mobile spesso può 'scrivere le proprie offerte' per venire in città e spostarsi solo quando riceve un’offerta migliore. Questo non è meno vero per la smart city di quanto lo fosse per l’industria, o per la città manifatturiera”.[18]

Un'altra critica al modello della smart city deriva dalla sua origine strettamente legata alle grandi multinazionali del digitale, come IBM e cisqo. A. Vanolo (2013)[36] decostruisce la retorica della smartness mostrando come dietro di essa vi sia il progetto di creazione di una clientela per i prodotti offerti alle città da parte di queste imprese.

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Il termine smart city è utilizzato in una varietà di casi. Di seguito alcuni esempi.

Città[modifica | modifica sorgente]

* [[Yokohama Smart City]]<-->

Progetti, ricerca[modifica | modifica sorgente]

* http://www.smartcities2012.org Smart Cities For Sustainable Growth * The [http://www.smartcities.info Smart Cities] [[INTERREG]] project. * The [http://www.smartcityfutures.co.uk/ Smart Cities Future] Conferences in [[Salford, Greater Manchester]], to create conversations that tap into the unrealised potential of open innovation and effective collaboration between universities, industry and government <-->

  • European Smart Cities è un progetto che ha indagato le ragioni per le quali città di medie dimensioni, che devono far fronte alla concorrenza delle metropoli più grandi su questioni corrispondenti, sembrano essere meno attrezzate in termini di massa critica, risorse e capacità organizzativa. Ancona, Perugia, Trento e Trieste le città italiane coinvolte.
  • Smart Torino è un progetto di ricerca del centro EU-POLIS di Torino, finalizzato alla comprensione di quali opportunità e rischi si celino dietro al paradigma della smart city, con particolare riferimento alla città di Torino [1]. Il risultato della ricerca, finanziata dalla Compagnia di San Paolo, è stato pubblicato in volume alla fine del 2013 [2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ IATE, Banca dati terminologica multilingue dell'Unione Europea: Città intelligente-Smart city
  2. ^ Voce lessicale nell'Enciclopedia Treccani online
  3. ^ Le Smart City: città intelligenti, digitali ed inclusive. www.marcodemitri.it
  4. ^ Fondazione Ugo Bordoni, Ricerca e Innovazione: Città intelligenti per uno sviluppo sostenibile, FUB. URL consultato il 16 giugno 2013.
  5. ^ Caragliu, A, Del Bo, C. & Nijkamp, P, Smart cities in Europe in Serie Research Memoranda 0048, VU University Amsterdam, Faculty of Economics, Business Administration and Econometrics, 2009.
  6. ^ Come si organizza la città intelligente? www.egovnews.it
  7. ^ Pisa città intelligente: «Ridurremo del 20% l'emissione di CO2 rispetto alle media italiana». www.pisainformaflash.it
  8. ^ Gildo Seisdedos, ¿Qué es una Smart City? in Bit, vol. 188, 2012, pp. 35–37.
  9. ^ Rudolf Giffinger, Christian Fertner, Hans Kramar, Robert Kalasek, Nataša Pichler-Milanovic, Evert Meijers, Smart cities – Ranking of European medium-sized cities in Smart Cities, Vienna, Centre of Regional Science, 2007.
  10. ^ a b Komninos Nicos, Intelligent cities: innovation, knowledge systems and digital spaces, London, Spon Press, 2002.
  11. ^ a b Komninos, Nicos, Intelligent cities: towards interactive and global innovation environments in International Journal of Innovation and Regional Development, vol. 1, nº 4, Inderscience Publishers, 2009, pp. 337–355(19).
  12. ^ a b Paskaleva, K, Enabling the smart city:The progress of e-city governance in Europe in International Journal of Innovation and Regional Development, vol. 1, nº 4, 25 gennaio 2009, pp. 405–422(18).
  13. ^ OECD – EUROSTAT, Oslo Manual, Paris, OECD - Statistical Office of the European Communities, 2005.
  14. ^ Del Bo, C., Florio, M., Infrastructure and growth in the European Union: an empirical analysis at the regional level in a spatial framework in Departmental Working Papers 2008-37, Milan, University of Milan, Department of Economics, 2008.
  15. ^ Berry, C. R., Glaeser, E.L., The divergence of human capital levels across cities in Papers in Regional Science, vol. 84, nº 3, 2005, pp. 407–444.
  16. ^ Glaeser, E.L, Berry, C. R., Why are smart places getting smarter? in Taubman Cente Policy Brief, 2006-2, Cambridge MA, Taubman Centre, 2006.
  17. ^ Florida, R. L., Class and Well-Being, 2009. URL consultato il 17 marzo 2009.
  18. ^ a b c d e R. G Hollands, Will the real smart city please stand up? in City, vol. 12, nº 3, 2008, pp. 303–320.
  19. ^ Florida, R. L., The rise of the creative class: and how it's transforming work, leisure, community and everyday life, New York, Basic Books, 2002.
  20. ^ Nijkamp, P., E pluribus unum in Research Memorandum, Faculty of Economics, Amsterdam, VU University Amsterdam, 2008.
  21. ^ Odendal, Nancy, Information and communication technology and local governance: understanding the difference between cities in developed and emerging economies in Computers, Environment and Urban Systems, vol. 27, nº 6, novembre 2003, pp. 585–607.
  22. ^ Torres, L, Pina, V. and Sonia, R., E-government and the transformation of public administrations in EU countries: Beyond NPM or just a second wave of reforms? in Online Information Review, vol. 29, nº 5, 2005, pp. 531–553.
  23. ^ Baron, S, Field, J. and Schuller, T, Social capital: Critical perspective, Oxford University Press, 2000.
  24. ^ Coe A, Paquet, G. and Roy, J., E-governance and smart communities: a social learning challenge in Social Science Computer Review, vol. 19, nº 1, 2001, pp. 80–93.
  25. ^ Southampton City Council, Southampton Smartcities Card, 2006. URL consultato il 12 November 2009.
  26. ^ Deakin, M, From city of bits to e-topia: taking the thesis on digitally-inclusive regeneration full circle in Journal of Urban Technology, vol. 14, nº 3, 2007, pp. 131–143.
  27. ^ Deakin, M, Allwinkle, S, Urban regeneration and sustainable communities: the role networks, innovation and creativity in building successful partnerships in Journal of Urban Technology, vol. 14, nº 1, 2007, pp. 77–91.
  28. ^ Deakin, M, Review of City Portals: The Transformation of Service Provision under the Democratization of the Fourth Phase in Reddick, C (a cura di), Politics, Democracy and E-Government: Participation and Service Delivery, Hershey, IGI Publishing, 2010.
  29. ^ Asín, Alicia;Smart Cities from Libelium allows systems integrators to monitor noise, pollution, structural health and waste management
  30. ^ Vehicle Traffic Monitoring Platform with Bluetooth over ZigBee
  31. ^ Gascón, David; Asín, Alicia;Smart Sensor Parking Platform enables city motorists save time and fuel
  32. ^ Streetline to leverage its sensor-enabled smart parking platform as a foundation for additional smart city use cases FOSTER CITY, Calif. – January 7, 2014
  33. ^ DOI: 10.1109/MIC.2013.85
  34. ^ DOI: 10.3390/s121013295
  35. ^ On this topic, see also Graham, S., Marvin, S., Telecommunications and the city: electronic spaces, urban place, London, Routledge, 1996.
  36. ^ Vanolo, A., Smartmentality. The smart city as disciplinary strategy in Urban Studies, Routledge, 2013.