Chiesa di Santa Maria della Stella

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Coordinate: 40°51′21.08″N 14°15′05.98″E / 40.855855°N 14.25166°E40.855855; 14.25166

bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima chiesa di Albano Laziale, vedi Chiesa di Santa Maria della Stella (Albano).
Chiesa di Santa Maria della Stella
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Località Napoli
Religione cattolica
Architetto Domenico Fontana

La chiesa di Santa Maria della Stella si erge a Napoli in piazzetta Stella, nel quartiere a cui dà il nome.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La chiesa venne fondata nel 1571, per poter ospitare una immagine della Vergine, in precedenza conservata nella Madonna della Stella, presso Porta San Gennaro, su di un colle che dominava il vallone della Sanità.

Il tempio venne ricostruito dal 1587 da Domenico Fontana[1] in forme più ampie, su commissione dei padri di San Francesco di Paola, dell'Ordine dei Minimi, ai quali era stato affidato. Numerosi rimaneggiamenti vennero attuati nel corso del XVII secolo.

Dal 1637, sino alla fine del secolo, numerosi architetti famosi parteciparono ai lavori: Bartolomeo Picchiatti (allievo del Fontana)[1] diede inizio all'esecuzione della facciata (in piperno e marmo) che fu poi ultimata nel 1734 da Domenico Antonio Vaccaro.

Parte della ricca decorazione interna è andata perduta durante l'incendio nel 1944. Vittima importante (sotto il profilo artistico) di questo incendio fu il singolare sepolcro, realizzato da Giuseppe Sanmartino, di Domenico Cattaneo, principe di Sannicandro e aio del giovane Ferdinando IV, che abitava a pochissimi passi dal convento.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Campanile della chiesa

In un'edicola sulla facciata è collocato un affresco con la Madonna della Stella tra i santi Gennaro e Francesco di Paola oggi non più esistente.

L'interno, che si presenta a navata unica con cappelle laterali e volta a cassettoni, fu decorato, dopo i lavori di restauro successivi alle distruzioni del 1944, con opere provenienti da altre chiese distrutte, tra cui spiccano le sedici paraste di marmo commesso risalenti al 1665 e l'altare maggiore (che sostituì l'originario, disegnato dal Vaccaro) provenienti dalla chiesa di San Sebastiano (crollata nel 1941) e alcune tele di Pietro del Po dalla Cappella Palatina di Castel Nuovo (Nascita della Vergine, Presentazione al tempio e Fuga in Egitto).

Sul fondo del presbiterio è esposta una pala di Battistello Caracciolo, raffigurante l'Immacolata e I Santi Domenico e Francesco (1607), unico dipinto salvatosi dall'incendio, in quanto originariamente collocato nella sacrestia; quest'ultima è in stile rococò secondo l'esecuzione di Luca Vecchione (1740-45).

Da segnalare nell'antisacrestia il busto marmoreo del monumento funebre di Luigi Riccio (n. 15701643), vescovo di Vico Equense (vedasi per la cronotassi la Diocesi di Vico Equense), con targa commemorativa policroma[2].

Il convento, a seguito dei moti rivoluzionari del 1860 cui seguì l'emanazione della legge sulla soppressione degli ordini religiosi, è oggi in parte occupato dalla Caserma Podgora, mentre la maggior parte è stata legittimamente restituita ai frati Minimi essendo diventato Casa di Formazione nonché sede della Curia Provinciale del medesimo Ordine dei Minimi; nel chiostro vi sono conservati affreschi seicenteschi di un allievo di Belisario Corenzio. Gli affreschi settecenteschi sono riscontrabili nei locali un tempo adibiti a farmacia.

Il chiostro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiostro della Stella.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b www.inaples.it/, Napoli Guida. URL consultato il 24-09-2009.
  2. ^ Carlo De Lellis, Auctoris Vita a Carolo De Lellis … conscripta in De regibus Hispaniae, Hierusalem, Galliae, vtriusque Siciliae, & Vngariae, historia, auctore Michaele Riccio, Neapoli, ex regia typographia Egidij Longhi, 1645.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.

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