Chiasmo (scultura)

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L'efebo di Kritios (Museo dell'Acropoli di Atene)

Il chiasmo, in arte, è una tecnica scultorea, che consiste nella disposizione secondo un particolare ritmo che ricorda l'andamento della lettera χ dell'alfabeto greco.

Ritmo scultoreo chiastico[modifica | modifica sorgente]

Nella configurazione che ne deriva, detta anche posizione chiastica,[1] le coppie contrapposte di arti sono entrambe alternativamente flesse o tese.

Lo stile severo[modifica | modifica sorgente]

La conquista della posizione chiastica segna, nell'evoluzione della scultura greca, l'emanciparsi degli artisti dalla innaturale rigidezza connessa alle rappresentazioni dei Kouroi.

L'arcaica ieraticità di quelle raffigurazioni plastiche, con la loro rigidità appena intaccata dall'avanzamento di una gamba, è ora superata da un ritmo più disinvolto. La statica frontalità arcaica si scioglie in un gioco di equilibri dinamici contrapposti.

Un nitido esempio di una nuova articolazione del ritmo scultoreo si ha nell'immagine dell'efebo, di chiara connotazione severa, attribuita alla bottega di Crizio e conservata nel Museo dell'acropoli di Atene: la testa dell'efebo ruota lievemente mentre la gamba destra si flette abbassando il fianco. La fissità arcaica con la sua orizzontalità delle linee è irreversibilmente disarticolata.

Questa originale impostazione apre ai maestri dello Stile severo nuovi orizzonti espressivi, nei quali essi si mostrarono fin dall'inizio a loro agio, come è testimoniato da realizzazioni anche minori, avviando una serrata opera di sperimentazione, elaborazione e ricerca che condurrà, in breve tempo, alla culminale soluzione offerta ai nostri occhi da Policleto con la perfezione leggendaria del suo Doriforo.

Il chiasmo policleteo[modifica | modifica sorgente]

Nel celebrato esempio del Doriforo è ben visibile come il ritmo bilanciato di alterne flessioni e tensioni, che coinvolge gli arti contrapposti, sia ora declinato in una visione più organica, dinamica ed equilibrata della figura umana.

Al braccio sinistro, teso a reggere il giavellotto, corrisponde la tensione della gamba destra che sostiene il peso del corpo. Ad essi fa da contrappunto la flessione dei rimanenti arti: il braccio destro, mollemente disteso lungo il fianco teso, e la gamba sinistra, con la punta del piede a sfiorare appena il suolo.

La posizione flessa della gamba sinistra determina anche qui un abbassamento del fianco. Ma questi elementi, nella sintassi policletea, si compongono in un dinamismo più sottile accompagnandosi ad una leggera torsione del busto, al lieve, caratteristico inarcamento della linea alba e al conseguente tenue declinare dell'omero della spalla destra, secondo una linea divergente rispetto al declivio dei fianchi.

La ricerca di Policleto comportò l'enucleazione di una teoria del ritmo, delle proporzioni, della bellezza e della composizione scultorea, che lo scultore codificò in una serie di precetti racchiusi in un trattato tecnico, andato perduto, che ebbe per titolo Canone[2], esemplificato nel Doriforo.

L'adesione e la riproposizione del rigoroso e autorevole canone policleteo ebbe l'effetto collaterale di fissare la creazione artistica della fiorente scuola peloponnesiaca del V e IV secolo a.C., in schemi teorici esemplari e ripetitivi che troveranno un decisivo superamento con l'apertura di nuovi orizzonti di sperimentazione e ricerca ad opera di Lisippo.

Ulteriori esempi[modifica | modifica sorgente]

Altri esempi di chiasmi artistici sono i Bronzi di Riace, custoditi al Museo Nazionale di Reggio Calabria.

Il Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

Nel Rinascimento si assiste ad una ripresa del chiasmo policleteo, la cui riscoperta assurge ad una delle massime conquiste dell'Arte del Rinascimento.

La massima espressione della rimodulazione del chiasmo policleteo, sia in senso tecnico-artistico che filosofico, si è avuta nel culmine del Rinascimento con Michelangelo. Un esempio è la statua del David.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Contrapposto, o Contrapost, nella nomenclatura anglosassone.
  2. ^ Dal greco kanòn (canna, regolo), inteso come un complesso di regole e precetti artistici cui conformarsi al fine di raggiungere una forma definita, appunto, bellezza canonica. Il raggiungimento di questa forma di bellezza ideale è guidato in Policleto da parametri e precetti la cui origine non è però ideale o astratta, ma pienamente organica.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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