Canone di bellezza

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La Venere di Milo, una delle più note idealizzazioni della bellezza

Il canone di bellezza è l'ideale di bellezza fisica riconosciuto dalla società, strettamente legato all'epoca ed alla situazione economica e sociale di un popolo. Tale canone è espresso nella storia e tramandato fino a noi attraverso le espressioni artistiche.

In questa voce viene trattato esclusivamente il canone di bellezza che riguarda l'essere umano. Per una trattazione più ampia vedi le voci Canone (arte), Bellezza e Bello.

Indice

[modifica] Storia

La dea dei serpenti (Creta, II millennio a.C.)

Da quando nacque l'arte gli uomini cercarono delle forme e misure ideali da attribuire alle figure da creare.

Della preistoria abbiamo molte rappresentazioni della Venere primitiva, in genere statuette, dove il volto della donna era appena sbozzato, mentre le forme tipiche della femminilità, il seno e soprattutto i fianchi ed il ventre, erano esageratamente evidenziati, e quindi rigonfi, per valorizzare essenzialmente la funzione materna della donna.

[modifica] Il canone nell'arte greca classica

Hermes di Prassitele

Il primo a giungere alla creazione di un canone di bellezza fu lo scultore greco del primo periodo classico Policleto di Argo (V secolo a.C.) che, dopo aver preso le misure di diverse parti del corpo ad un certo numero di uomini, arrivò a definire delle misure medie, imponendole come ideali. Policleto scolpisce dunque un corpo ideale, ma possibile, le cui proporzioni sarebbero desunte dalla natura. Dopo questi studi Policleto scrive un trattato (Il Canone, dal greco kanon cioè "regola" in cui descrive le perfette proporzioni del corpo umano), oggi perduto.

La Venere di Milo è da molti considerata tuttora la migliore rappresentazione dell'ideale di bellezza, non solo femminile.

[modifica] Medioevo

La Cacciata dei progenitori (prima e dopo il restauro) di Masaccio (Firenze, Cappella Brancacci, 1424)

In quest'epoca la bellezza fisica venne considerata dominio del Maligno, pertanto era rappresentata solo come attributo della Madonna e dei santi. In particolare la bellezza maschile non era attributo valorizzato come nel periodo classico. Il corpo viene nascosto da strati di abiti, ampiamente panneggiati quasi a celarne la vera forma. Sono rappresentati nudi solo i progenitori o il Cristo in croce i cui corpi esprimono la sofferenza legata al peccato.

[modifica] Rinascimento

Le tre Grazie, dettaglio da La Primavera (Botticelli) (seconda metà del XV secolo)
« La bellezza è il dono più grande concesso da Dio all’umana creatura, poiché grazie alla bellezza eleviamo lo spirito alla contemplazione… »

Nel periodo rinascimentale si ebbe la riscoperta del corpo come oggetto positivo, incentrata soprattutto sulla donna, che appare florida e portatrice di gioia, ispiratrice dell'amor cortese. Il maschio è rappresentato solitamente in maniera più realistica, meno idealizzata, infatti la ritrattistica ebbe una decisa ripresa.

[modifica] Primo Novecento

Negli anni '30 ragioni sociali favorirono l'affermarsi di un modello di bellezza femminile più atletico, caratterizzato dalla vita stretta e dai capelli corti che sottolineano l'esile collo, come vediamo nei quadri di Tamara de Lempicka.

[modifica] Secondo dopoguerra

Nel secondo dopoguerra, dopo che miseria, distruzione e morte avevano dilagato, ritorna un ideale di donna barocca estremamente femminile con forme procaci evidenziate da generose scollature che prende il nome di pin-up. negli anni successivi, si affianca il modello Twiggy, indossatrice della fine degli anni '60 famosa per la sua magrezza e il volto da bambina.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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