Castello di Ivrea

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Coordinate: 45°28′03.83″N 7°52′31.07″E / 45.467731°N 7.875298°E45.467731; 7.875298

Castello di Ivrea
Il castello dalle rosse torri
Il castello dalle rosse torri
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Città Ivrea
Informazioni generali
Tipo Castello
Inizio costruzione 1358

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Posto nella parte alta della città, in prossimità del Duomo, il castello di Ivrea - noto anche come "castello dalle rosse torri" - caratterizza il paesaggio di Ivrea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione iniziò nel 1358 per volere di Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde con incarico affidato all'architetto Ambrogio Cognon; si concluse tra il 1393 e 1395 impegnando una grande quantità di manodopera: si ritiene che in certe giornate vi lavorassero più di mille persone (si consideri che a quei tempi Ivrea aveva circa 3500 abitanti) con maestranze qualificate provenienti da Vercelli, Milano e Ginevra[1]. Con la scelta del sito Amedeo VI volle che il castello si ergesse a fianco delle sedi principali del potere politico e religioso medioevale: il Palazzo Vescovile ed il Comune (Palazzo della Credenza). Per far posto al nuovo edificio fu necessario abbattere diverse case e le mura della città verso nord.
Situato in posizione strategica dalla quale è possibile dominare la strada che conduce in Val d'Aosta, il castello fu costruito soprattutto con funzione difensive. Il castello fu concepito come costruzione massiccia a pianta quadrangolare, con torri cilindriche che si innalzano direttamente dal terreno; i locali e le stanze del castello si sviluppano su tre maniche, alte verosimilmente tre piani, che si affacciano sul cortile interno. L'accesso avviene attraverso un'antiporta ed un successivo ponte levatoio sospeso sopra un fossato. Lungo il perimetro delle mura con merlatura a coda di rondine corre il camminamento di ronda, sorretto da beccatelli aventi scopo difensivo. Nel cortile si notano ancora il pozzo ed la ghiacciaia (diametro di 6 m. e profondità di 4m).

Cessate le tensioni belliche che ne avevano determinato la costruzione, nella seconda metà del XV secolo il castello funse soprattutto da raffinata dimora dei Savoia, assistendo allo sviluppo della cultura e delle arti che fu promosso in particolare dalla duchessa Iolanda di Valois, figlia di Carlo VII re di Francia e di Maria d'Angiò. Uno scritto del 1522 redatto in occasione della celebrazione di un battesimo, ci informa sugli arredi delle sale, gli addobbi, i balli e le feste che animavano la vita di corte[2]. Conosciamo anche il nome di un pittore francese tardogotico, Nicolas Robert, che affrescò nel castello l'oratorio di Iolanda di Valois (a dispetto delle testimonianze scritte, delle sue opere non è rimasta traccia)[3]. Del gusto cortese di tale periodo rimane traccia in una elegante bifora ad archi trilobati sormontata da stemmi della casa Savoia che si apre in alto sulla parete sud.
Tra il XVI e il XVII secolo, con l'infuriare nel territorio canavesano delle lotte tra francesi e spagnoli, il castello fu ristrutturato e riprese la sua funzione di presidio militare. Nel 1676 un fulmine provocò l'esplosione del deposito di munizioni collocato nella torre di nord-ovest (la torre mastra), esplosione che causò, assieme al crollo delle torre, innumerevoli morti e la distruzione di molteplici case edificate a ridosso del castello. La torre non venne ricostruita, ed oggi si presenta mozza, con una copertura conica in lastre di ardesia.

Dal 1700 l'edificio venne adibito a carcere mantenendo poi tale funzione fino al 1970. In questo periodo intervennero significative ristrutturazioni legate ad esigenze carcerarie: così probabilmente la originaria struttura a tre piani fu modificata in quattro, ricavando un maggior numero di vani di minore altezza. Dopo il 1970, il castello rimase abbandonato e chiuso al pubblico per nove anni. Successivi restauri comportarono la eliminazione di corpi di fabbrica che erano stati aggiunti nel cortile, la revisione di tutte le coperture ed il restauro delle torri merlate. Il castello, proprietà dello Stato, è oggi in concessione al Comune che in specifiche occasioni ha garantito la sua apertura al pubblico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M.L. Tibone, L.M. Cardino, op. cit. p. 120
  2. ^ Si tratta del Racconto delle cerimonie, tornei e altri giochi che hanno avuto luogo ad Ivrea in occasione del battesimo del principe Adriano di Savoia di un autore anonimo di cui è noto il nome "Antonino", Carandini, op. cit. p. 312
  3. ^ Vedasi la scheda di A. Moretto in Testimonianze della pittura tardogotica URL consultato il 02-12-2012. La scheda contiene un'attribuzione a Nicolas Robert di un affresco presente nel Duomo che è alquanto controversa

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Carandini, Vecchia Ivrea, Viassone 1914 -1927 ristampa per ed. Enrico, Ivrea, 1963, p. 300-338
  • M.L. Tibone, L.M. Cardino, Il Canavese Terra di Storia e di Arte, Omega edizioni, Torino, 1993, p. 114-123
  • G. Gaida, Il castello "dalle rosse torri" di Ivrea / Bollettino / Società Accademica di Storia ed Arte Canavesa , 1996

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]