Carl Andre

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Carl Andre (Quincy, 16 settembre 1935) è un pittore e scultore statunitense, appartenente alla corrente minimalista.

Le sue sculture sono forme semplici ottenute dall'accostamento di unità geometriche elementari di produzione industriale usate senza manipolazioni. Esse sono pensate e realizzate in relazione al luogo espositivo e non hanno nessun intento narrativo o allusivo ma dichiarano semplicemente se stesse come oggetti. Carl Andre riconosce come artisti che hanno influenzato il suo lavoro Frank Stella, Constantin Brâncuşi e successivamente il costruttivismo russo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Andre studiò arte alla Philippe Accademy di Andover dal 1951 al 1953.
Viaggio in Europa soggiornando in Francia e Inghilterra.

Nel 1957 si trasferì a New York per lavorare come poeta e scrittore di brevi racconti. In quegli anni realizzò piccole sculture in plexiglas e altri materiali.

Nel 1958 conobbe Frank Stella di cui diventò amico e con il quale condivise lo studio. Per Stella quello fu il periodo dei black paintings.

Nel 1959 realizzò le sue prime sculture a cui è riconosciuto un certo rilievo, Last Ladder e Pyramid.

Nel 1960 Carl Andre produsse una serie di schizzi e disegni per alcune sculture dal titolo Element Seriers. Per questioni economiche l'artista non fu in grado di realizzare le opere se non una decina di anni più tardi selezionandone otto. I progetti per le Element Seriers contenevano già i principali componenti costitutivi del lavoro di Andre. Le sculture furono pensate e successivamente realizzate tramite l'utilizzo di blocchi di legno (poliedri parallelepipedi) prodotti industrialmente e assemblati tramite semplice accostamento o sovrapposizione senza uso di collanti o ancoraggi.

Dal 1960 fino al 1964 lavorò presso le ferrovia della Pensilvania con varie mansioni.

Nel 1966 Carl Andre partecipò alla mostra "Primari Structures" al Jewish Museum dove presentò la sua opera Lever costituita da 137 mattoni (in comune laterizio, in commercio per uso edile) appoggiati al pavimento e accostati l'uno all'altro. Quest'opera segnò, per la produzione dell'artista americano, il rapporto tra l'oggetto artistico e la spazio in cui è assemblato. Lever assunse una specifica qualità dal luogo in cui era inserita e la percezione dello spettatore era determinata oltre che dalla scultura anche dallo spazio, entrambe parteciparono al carattere emozionale dell'opera.

Nel 1966 alla Galleria Tibor de Nagy di New York, Carl Andre realizzò Equivalents: otto composizioni di 120 mattoni a due livelli sovrapposti di 60 mattoni ciascuno, accostati secondo le matrici di 3x20, 4x15, 5x12, 6x10 e proposti in due disposizioni diverse.
Le sculture sono quindi formate dall'impiego di elementi identici e semplici la cui disposizione e relazione spaziale dà luogo ad un oggetto con propria identità e in cui si può riconoscere la partecipazione ad essa di ogni singolo modulo elementare. La posizione di ogni parte è indifferente e non gerarchica, ogni modulo elementare può essere scambiato senza mutare di importanza e senza far cambiare il risultato dell'opera.

Nel 1967 Andre realizzò i Metalplates utilizzando delle sottili lastre di metallo quadrate e disponendole sul pavimento accostate le une alle altre. Lo spettatore in questo caso può camminare sull'opera. L'aurea di sacralità dell'arte, già precedentemente messa in discussione e sminuita tramite l'utilizzo di elementi di produzione industriale, utilizzati così come sono acquistati senza un intervento manipolatore, viene qui spinta fino alla dissacrazione diventando calpestabile ed integrata al luogo.
Sempre 1967 realizzò l'opera Cuts alla Dwan Gallery di Los Angeles. Il pavimento della galleria fu coperto di uno strato di mattoni con alcuni vuoti i quali riproponevano in negativo e "per assenza" gli stessi volumi dell'opera Elements Series.
L'artista considera l'opera come in continua modificazione (a causa dell'interazione con gli agenti atmosferici o con il pubblico che ci cammina sopra) e non come sintesi di una ricerca che giunge ad una perfezione formale statica ed immutabile. Le opere "registrano" ciò che accade con la loro modificazione nel tempo. Andre definì il suo lavoro come ateo, materialista e comunista. Ateo per la mancanza di trascendenza e di qualità spirituali, materialista perché la materia si presenta per sé stessa senza rimandi allusivi ad altro, comunista perché fruibile da qualsiasi essere umano indifferentemente.

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