Black Kettle

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« Sebbene mi siano stati fatti molti torti, io vivo nella speranza. Io non ho due cuori. Ora siamo di nuovo insieme, per fare la pace. La mia vergogna è grande come la mia terra, anche dovrò fare quello che i miei amici mi consigliano di fare. Una volta, pensai di essere l'unico amico dell'uomo bianco. Ma da quando giunsero a razziare le nostre logge, i nostri cavalli e tutto il resto, è difficile per me credere che ne abbiano altri »
(Frase attribuita a Mokatȟavataȟ)
Black Kettle

Black Kettle (in italiano Pentola Nera; il suo vero nome era, in lingua cheyenne, Mokatȟavataȟ o Motȟvatȟ, semplificato in Motavato) (Black Hills, 1801Washita, 27 novembre 1868) è stato un condottiero nativo americano, capo dei Cheyenne meridionali, caduto della battaglia del Washita.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Poco si sa di lui, tranne che riuscì miracolosamente a scampare al massacro di Sand Creek durante le espansioni coloniali dell'America del Nord, volute soprattutto dal generale Winfield Hancock.

Poi, qualche anno più tardi, mentre i nativi americani dei Cheyenne del nord furono spinti insieme alle tribù Lakota, attraverso cruente battaglie contro i capi più ribelli, quali, ad esempio, Naso romano, [1] quelli del sud, compreso Motavato, trattarono ancora con delle tregue, per essere confinati verso l'attuale Oklahoma, con un accordo chiamato Medicine Lodge.

A metà del 1868 quindi, furono organizzate una serie di campagne d'incursione coloniale in tutto il Kansas meridionale, ad opera dei generali Philip Sheridan e del Settimo Cavalleggeri di George Armstrong Custer. Motavato alzò bandiera bianca. Tuttavia, alle porte dell'inverno, cadde in un attacco a sorpresa ad opera di Custer, sulle rive del fiume Washita, crivellato di colpi d'arma, insieme alla moglie. Il suo scalpo fu preso, come trofeo, dalla tribù degli Osage.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il sogno di Naso Romano, farwest.it. URL consultato il 6 dicembre 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]