Battaglia di Valenciennes

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Battaglia di Valenciennes
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Don Giovanni d'Austria, governatore dei Paesi Bassi Spagnoli e comandante in capo dell'armata spagnola delle Fiandre
Data 16 luglio 1656
Luogo Valenciennes, Paesi Bassi Spagnoli, attualmente Francia
Esito Vittoria Spagnola[1]
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
30.000 soldati[2][3] 20.000 soldati[4][5]
Perdite
7.000 morti o feriti e 4.000 prigionieri[6][7] 500 morti o feriti[8]
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La Battaglia di Valenciennes (16 luglio, 1656) fu combattuta tra le truppe spagnole comandate da Don Don Giovanni d'Austria il giovane contro le truppe francesi del maresciallo Visconte di Turenne, nei pressi della città francese di Valenciennes, nel contesto della Guerra franco-spagnola.

La battaglia, una delle poche sconfitte subite dal Visconte di Turenne ed è attualmente considerata il canto del cigno della potenza militare spagnola e come l'ultima grande vittoria dei Tercio dell'Armata di Fiandra.[9]

Preludio[modifica | modifica sorgente]

Il 18 maggio 1656 le truppe francesi, comandate dal Visconte di Turenne, iniziarono le procedure di assedio contro la piazzaforte di Valenciennes, difesa da una guarnigione spagnola sotto il comando di Francisco de Meneses.[10]

Subito l'assedio, ben organizzato, iniziò a mietere vittime tra i difensori e per tale motivo verso la fine di giugno, Don Giovanni d'Austria, governatore dei Paesi Bassi spagnoli, prese la decisione di correre in soccorso della città, la cui situazione stava diventando insostenibile.[11]

L'esercito francese assediante, composto di 115 squadroni di cavalleria e 31 di fanteria, era stato stato separato in due divisioni poste su ogni lato del fiume Schelda: la prima divisione era rimasta sotto il diretto controllo del Visconte di Turenne mentre l'altra fu lasciata al maresciallo Henri de La Ferté-Senneterre.

Ciò, tuttavia, provocò non pochi problemi di comunicazione.[12]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Nella notte del 15 luglio, mentre ormai la piazzaforte era sul punto di arrendersi, arrivò l'esercito spagnolo, composto di 81 squadroni di cavalleria e 27 di fanteria. Subito Don Giovanni d'Austria comandò di scavare una trincea a circa una lega dal nemico da cui poi scatenare un'offensiva per spezzare l'assedio.

L'esercito spagnolo risultava così suddiviso:

Il primo attacco fu scatenato dal Luigi II di Borbone-Condé il quale, sorpresa la fanteria francese, riuscì a spezzarne le difese mentre lo stesso Don Giovanni d'Austria intraprese, con analogo risultato, un'altra azione sul fronte opposto di fatto accerchiando la divisione del maresciallo La Ferté[13].

Il comandante francese, il Visconte di Turenne, respinto un attacco dalla cavalleria spagnola, tentò di correre in aiuto al collega ma fu bloccato e, con la sua divisione, ripiegò fino a Quesnoy, per riorganizzarsi.[14]

Gli spagnoli catturarono 400 ufficiali francesi tra cui il Maresciallo La Ferté con oltre 4.000 soldati, per quanto le fonti francesi riducano queste cifre a 77 ufficiali e 1.200 soldati[15], compresi i loro effetti personali e le salmerie, 50 cannoni, tutta la corrispondenza del comando francese con la corte; fatto che ha permesso ai spagnoli di entrare in conoscenza delle informazioni in merito agli effettivi e ai piani dell'armata avversaria.

Della divisione del maresciallo la Ferté, solo 2000 soldati, riuscirono a fuggire nello sbando più totale.[16]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La vittoria di spagnolo presso Valenciennes permise all'armata spagnola di spezzare l'assedio francese della cittadella e contribuì a risollevare il morale dei Tercio producendo uno di quei successi fragorosi che la Spagna ottenne in giorni migliori.

Tuttavia, Turenne, poté, con il suo carisma, garantire un efficiente ripiegamento delle forze francesi che in breve tempo riuscirono a riorganizzarsi impedendo alle truppe spagnole di ottenere vantaggi strategici.

Il Re Filippo IV, fece coniare una medaglia d'oro per commemorare la vittoria e donò a Luigi II di Borbone-Condé una spada.

Il successo, però, ben presto si rivelò controproducente: infatti, incoraggiata dalla vittoria, la corte di Madrid rifiutò ogni proposta di compromesso offerta dalla controparte e scelse di proseguire il conflitto per quanto le sue truppe nelle Fiandre fossero ai limiti dell'esaurimento.[17]

La guerra si trascinò per altri anni fino al 1659, quando, a seguito dell'esito disastroso della Battaglia delle Dune, Filippo IV, acconsentì a siglare la pace sfavorevole dei Pirenei che chiuse l'egemonia spagnola in Europa.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stradling p.26
  2. ^ Hume p.276
  3. ^ Rodríguez p.190
  4. ^ Rodríguez p.191
  5. ^ Clodfelter p.41
  6. ^ Hume p.276
  7. ^ Israel p.140
  8. ^ Rodríguez p.192
  9. ^ Alcalá-Zamora p.59
  10. ^ Rodriguez pag.191
  11. ^ Rodríguez pag. 192
  12. ^ Rodríguez pag. 192
  13. ^ Rodriguez pag. 192
  14. ^ Rodriguez pag. 192
  15. ^ Martín Sanz p.210
  16. ^ Stanhope p.251
  17. ^ Martín Sanz

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Martín Sanz, Francisco (2003) La política Internacional de Felipe IV. Segovia. ISBN 978-987-561-039-2
  • Stanhope (5th earl.) Philip Henry (2005) The life of Louis, Prince of Condé, surnamed the Great. London.
  • Hume, Martin Andrew Sharp (2009) Spain Its Greatness and Decay. BiblioBazaar. LLC. ISBN 978-1-113-47089-8
  • Stradling, R.A. (1994) Spain's struggle for Europe 1598-1668. London: Continuum International Publishing Group. ISBN 978-1-85285-089-0
  • Clodfelter, Micheal (2002) Warfare and armed Conflicts: A statistical reference to casualty and other figures 1500-2000. McFarland. ISBN 978-0-7864-1204-4
  • Rodríguez, Ignacio Ruiz (2007) Don Juan José de Austria en la Monarquía Hispánica: Entre la política, el poder y la intriga. Madrid. Dykinson. ISBN 978-84-9849-029-9
  • Israel, Jonathan Irvine (1997) Conflicts of Empires: Spain, the Low Countries and the struggle for World Supremacy 1585-1713. London. CIPG. ISBN 978-1-85285-161-3