Baluba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Curly Brackets.svg
A questa voce o sezione va aggiunto il template sinottico {{Popolo}}
Per favore, aggiungi e riempi opportunamente il template e poi rimuovi questo avviso.
Per le altre pagine a cui aggiungere questo template, vedi la relativa categoria.
Un gruppo di Baluba (spedizione Wissman, 1908).

I Baluba (forma plurale di Muluba) sono un popolo di etnia Bantu della Repubblica Democratica del Congo. Sono stanziati nelle regioni boschive e le savane del sud corrispondenti alle province del Kasai-Occidental, Kasai-Oriental e del Katanga nella Repubblica Democratica del Congo in un'area compresa fra il corso del fiume Kasai e il lago Tanganica. La popolazione, di 10 milioni e mezzo di individui, rappresenta il maggior gruppo etnico di tale stato, con il 18% della popolazione complessiva. La lingua parlata è il kiluba.

I Baluba sono dediti perlopiù all'allevamento di animali domestici (pollame, capre e montoni) ed alla coltura di sorgo, manioca, mais, banane, zucca e igname (un tubero edibile coltivato e consumato in buona parte della costa atlantica africana). Sono abili artigiani ed esperti musicisti e costruttori di strumenti musicali e oggetti artistici in legno.

Anticamente, i Baluba erano a capo di un impero che si estendeva dalla piana dell'Upemba, lago del Kasai Orientale, fino al lago Tanganika. Fondato da Nkongolo Mwamba, l'impero si espanse a partire dal XVI secolo, raggiungendo la massima espansione sotto i monarchi Ilungu Songu (1780-1810), Kumwimbe Ngombe (ca. 1840) e Ilunga Kabale. Il declino iniziò con l'invasione dei negrieri arabi e degli europei.

L'impero Baluba era retto da un autocrate, il Mulopwe, che divideva però il potere con società segreta come la Bambudye. Il popolo era di credo animista e credeva in un unico dio onnipotente chiamato Endryo, nell'aldilà e nella reincarnazione.

L'arte dei Baluba si suddivide in una decina di scuole, variegate e distinguibili tra loro, ma caratterizzate dalla grande importanza assegnata allo spirito femminile Vilya. L'arte evidenzia una simmetria della massa e una dolcezza dei passaggi, oltre ad un'impronta naturalistica.[1] Le maschere si presentano più robusti, arricchite da una decorazione parietale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'impero dei Baluba[modifica | modifica wikitesto]

Il declino ed il Libero Stato del Congo[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • In lombardo e in piemontese, il termine viene utilizzato in una accezione spregiativa, sinonimo di una persona ignorante e arretrata o, a volte, per indicare un cittadino straniero.
  • Nel 1966 la cantante Brunetta ha inciso la canzone Baluba shake; il testo, scritto da Alberto Testa, descrive la popolazione africana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gabriel Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag.78

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Davidson, Basil (1991), Africa in History: Themes and Outlines, Revised & Expanded Edition, New York, Simon & Schuster.
  • Fage, J.D. (1976) [e] Oliver, Roland [a cura di], The Cambridge History of Africa, Cambridge, Cambridge University Press, v. V-VI.
  • Olson, James Stuart (1996), The Peoples of Africa: An Ethnohistorical Dictionary, Greenwood Publishing Group, ISBN 9780313279188.
  • Kanundowi Kabongo e Mubabinge Bilolo (1994), Conception Bantu de l'Autorité. Suivie de Baluba: Bumfumu ne Bulongolodi", Publications Universitaires Africaines, Munich - Kinshasa.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]